Il Tirreno

Livorno

Le pressioni e i buoni rapporti di Emi Lonzi

«Uno dei meccanismi di autotutela attivati dall’associazione criminale è quello che prevede sistematiche pressioni su soggetti in vario modo legati alle istituzioni per indurli a captare notizie...

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«Uno dei meccanismi di autotutela attivati dall’associazione criminale è quello che prevede sistematiche pressioni su soggetti in vario modo legati alle istituzioni per indurli a captare notizie utili su eventuali indagini o comunque suggerimenti per eluderle». Il quadro che il procuratore capo di Livorno, Ettore Squillace Greco, dipinge sul modus operandi di Emiliano Lonzi, detto Emi, accende la luce su un sistema di amicizie di cui Lonzi e i suoi uomini hanno saputo circondarsi e sfruttare, che è ben riassunto da una frase proferita da Mauro Palandri, suo socio e braccio destro: «Vedi cosa vor di’ avere i rapporti».

Palandri dice la frase a proposito di un problema «sistemato» alla discarica di Bulera, dove era stato individuato un carico irregolare di rifiuti proveniente da Rari. Il socio di Lonzi racconta a Robi Morreale, amministratore unico di Rari e di Lonzi, che «Bulera è a posto» e che il direttore della discarica aveva detto che erano «degli imbecilli» e l’aveva «sistemata» ed «aveva buttato via tutto». Proprio i buoni rapporti di Emiliano Lonzi con la città - dove da anni, tra l’altro, sponsorizza varie attività sportive, a partire dal Picchi Calcio - sono una delle chiavi dell’inchiesta.



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