Il lutto
La telenovela del mancato trasferimento
di Mauro Zucchelli
Tutti d’accordo a dire che la Lonzi Metalli deve andare via di lì eppure in vent’anni le promesse non si sono concretizzate
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LIVORNO. Il bomber amaranto Daniele Vantaggiato era ancora nient’altro che un bimbetto promettente fra i ragazzini del Brindisi e l’ex premier Matteo Renzi tutt’al più un boy scout eppure gli abitanti della zona di via Condotti Vecchi si lamentavano già della difficile convivenza con l’“industria dei rifiuti” della Lonzi Metalli (e della vicina Lunirot): colpa dell’andirivieni di camion, fra rumore e polveri che s’infilano ovunque, si diceva allora.
La traccia resta in una segnalazione al sindaco messa nero su bianco l’11 giugno ’99 dal dirigente municipale nel settore assetto del territorio. E’ l’antevigilia delle elezioni comunali che confermeranno Gianfranco Lamberti a Palazzo Civico e già da allora l’alto funzionario scrive che, se per alleggerire l’overdose di mezzi pesanti, è utile il «ripristino del manto stradale e la creazione di piazzali di interscambio» (costo 150-200 milioni di lire dentro le sistemazioni per la creazione della Porta a Terra), per risolvere davvero il rebus non c’è altro che «la delocalizzazione delle attività»: 1) perché sono «classificabili come insalubri»; 2) perché «il piano regolatore definisce in contrasto con l’area normativa». Lo dice dopo aver avuto, insieme all’ingegnere capo, un faccia a faccia con alcuni abitanti: segno che il mugugno covava già da tempo.
Potrebbe essere questo il primo atto della lunghissima telenovela del trasferimento delle attività: chiesto, promesso e annunciato da anni, eppure in realtà mai concretizzato.
Ad esempio, non va a segno la primissima ipotesi segnalata anche nel documento municipale di quasi 19 anni fa: l’inserimento nei “patti territoriali” che mixano soldi pubblici a investimenti di imprese private.
Non se ne fa di nulla anche se a lungo Palazzo Civico cova l’idea che la Lonzi possa andarsene da lì ma per trovare collocazione al Puntone del Vallino: siamo nella zona del Cisternino e la giunta Pd vorrebbe farne un “polo dei rifiuti” ma i comitati ambientalisti sono infuriati perchéla logica è quella del semplice spostamento anziché della trasformazione delle attività.
È nel corso del 2011 che il dossier della “proposta di piano attuativo di iniziativa privata in variante al regolamento urbanistico” fa il suo viaggio fra pareri della Soprintendenza, comunicazioni della Forestale e del Genio Civile, contributi di Arpat e Asl, delibera della Provincia . A dire il vero, è già dall’anno precedente che i vertici del Comune parlano esplicitamente di quest’ipotesi (la vicesindaca Idv Marta Gazzarri e il successore Cristiano Toncelli). Del resto, quasi un anno prima era stato l’allora sindaco Pd Alessandro Cosimi ad affrontare la questione in consiglio comunale pochi giorni dopo il grande rogo che nell’estate 2009 dura quasi quattro giorni filati e riduce in cenere un iceberg di mille tonnellate di rifiuti: parla di «delocalizzazione consensuale» come ipotesi principale però senza escludere di arrivare a diktat utilizzando gli strumenti urbanistici («ma francamente avremmo tempi meno certi e sicuramente più lunghi»).
A esasperare gli animi è il nuovo incendio dell’aprile 2010: se ne sono contati undici in quasi vent’anni, otto dei quali di rilevanti dimensioni a partire da quello sotto le feste del Natale 2011.
«Gli incendi “improvvisi” ma scadenzati un paio di volte all’anno che lasciavano sul terreno tanta diossina», scrive Senza Soste, protagonista della battaglia al fianco delle «lotte dei comitati dei quartier nord che volevano la delocalizzazione dopo tanti morti per tumore».
Nel frattempo Lonzi non va a Puntone del Vallino e, siccome cambia il segno della giunta, cambia anche l’ipotesi di soluzione: destinazione Biscottino. Solo che a questo punto, partono una sfilza di punzecchiature fra la giunta M5s di Livorno e quella Pd di Colle che accusa di voler scaricare sul vicino i propri guai. E a distanza di tanti anni non c’è né il trasferimento né la bonifica di via dei Condotti né la riduzione dei rifiuti conferiti in Lonzi.
La traccia resta in una segnalazione al sindaco messa nero su bianco l’11 giugno ’99 dal dirigente municipale nel settore assetto del territorio. E’ l’antevigilia delle elezioni comunali che confermeranno Gianfranco Lamberti a Palazzo Civico e già da allora l’alto funzionario scrive che, se per alleggerire l’overdose di mezzi pesanti, è utile il «ripristino del manto stradale e la creazione di piazzali di interscambio» (costo 150-200 milioni di lire dentro le sistemazioni per la creazione della Porta a Terra), per risolvere davvero il rebus non c’è altro che «la delocalizzazione delle attività»: 1) perché sono «classificabili come insalubri»; 2) perché «il piano regolatore definisce in contrasto con l’area normativa». Lo dice dopo aver avuto, insieme all’ingegnere capo, un faccia a faccia con alcuni abitanti: segno che il mugugno covava già da tempo.
Potrebbe essere questo il primo atto della lunghissima telenovela del trasferimento delle attività: chiesto, promesso e annunciato da anni, eppure in realtà mai concretizzato.
Ad esempio, non va a segno la primissima ipotesi segnalata anche nel documento municipale di quasi 19 anni fa: l’inserimento nei “patti territoriali” che mixano soldi pubblici a investimenti di imprese private.
Non se ne fa di nulla anche se a lungo Palazzo Civico cova l’idea che la Lonzi possa andarsene da lì ma per trovare collocazione al Puntone del Vallino: siamo nella zona del Cisternino e la giunta Pd vorrebbe farne un “polo dei rifiuti” ma i comitati ambientalisti sono infuriati perchéla logica è quella del semplice spostamento anziché della trasformazione delle attività.
È nel corso del 2011 che il dossier della “proposta di piano attuativo di iniziativa privata in variante al regolamento urbanistico” fa il suo viaggio fra pareri della Soprintendenza, comunicazioni della Forestale e del Genio Civile, contributi di Arpat e Asl, delibera della Provincia . A dire il vero, è già dall’anno precedente che i vertici del Comune parlano esplicitamente di quest’ipotesi (la vicesindaca Idv Marta Gazzarri e il successore Cristiano Toncelli). Del resto, quasi un anno prima era stato l’allora sindaco Pd Alessandro Cosimi ad affrontare la questione in consiglio comunale pochi giorni dopo il grande rogo che nell’estate 2009 dura quasi quattro giorni filati e riduce in cenere un iceberg di mille tonnellate di rifiuti: parla di «delocalizzazione consensuale» come ipotesi principale però senza escludere di arrivare a diktat utilizzando gli strumenti urbanistici («ma francamente avremmo tempi meno certi e sicuramente più lunghi»).
A esasperare gli animi è il nuovo incendio dell’aprile 2010: se ne sono contati undici in quasi vent’anni, otto dei quali di rilevanti dimensioni a partire da quello sotto le feste del Natale 2011.
«Gli incendi “improvvisi” ma scadenzati un paio di volte all’anno che lasciavano sul terreno tanta diossina», scrive Senza Soste, protagonista della battaglia al fianco delle «lotte dei comitati dei quartier nord che volevano la delocalizzazione dopo tanti morti per tumore».
Nel frattempo Lonzi non va a Puntone del Vallino e, siccome cambia il segno della giunta, cambia anche l’ipotesi di soluzione: destinazione Biscottino. Solo che a questo punto, partono una sfilza di punzecchiature fra la giunta M5s di Livorno e quella Pd di Colle che accusa di voler scaricare sul vicino i propri guai. E a distanza di tanti anni non c’è né il trasferimento né la bonifica di via dei Condotti né la riduzione dei rifiuti conferiti in Lonzi.
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