Gioco
il convegno al lem
Fra porto e mare il 15% della nostra economia
LIVORNO. In tutta la “torta” della ricchezza dell’economia della nostra provincia un euro su sei arriva dalla “blue economy”: non esiste nessun’altra provincia in Italia in cui pesi così tanto quella...
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LIVORNO. In tutta la “torta” della ricchezza dell’economia della nostra provincia un euro su sei arriva dalla “blue economy”: non esiste nessun’altra provincia in Italia in cui pesi così tanto quella fetta di economia che ha a che fare con il mare: che si tratti di industria cantieristica, di movimentazione merci e passeggeri via mare, di ricerca e tutela ambientale, di sport e turismo (inclusi servizi di alloggio e ristorazione), di filiera ittica e di estrazioni marine.
L’economia del mare vale 976 milioni di euro in tutta la provincia e quasi il doppio tutto l’arcipelago dell'indotto con attività a monte e a valle. Al tirar delle somme, siamo a quota 2,7 miliardi di euro. Un bello spicchio arriva dalla movimentazione di merci e passeggeri via mare: valore aggiunto per 1,2 miliardi, 334 milioni dei quali dalle attività specifiche. Sono le cifre che saltano fuori dal dossier statistico presentato da Mauro Schiano (Camera di Commercio) alla seconda giornata del conclave organizzato al Lem dal circolo Pd economia marittima.
È aggrappandosi a questi dati che si può sperare di rimettere in carreggiata gli squilibri della Toscana costiera mentre il “cuore” di quella interna marcia a una velocità doppia: lo dice la ricerca di Leonardo Piccini (Irpet). Ma nel settore della logistica si avverte una trasformazione: tranne che nel 2014, nelle assunzioni degli ultimi otto anni si è registrato un progressivo aumento di diplomati e laureati (fino a superare il 40%).
Questa storia delle differenti velocità delle due Toscane è sotto la lente anche di Tommaso Fattori (Sì), presidente della commissione regionale politiche europee: «Il riequilibrio significa una cosa precisa: creare 18-20mila posti di lavoro nella Toscana costiera. Ma per farlo c’è bisogno di un forte intervento pubblico: il “Quantitative Easing” l’hanno fatto per salvare i circuiti finanziari, occorrerebbe il bis ma per risollevare l’economia reale e il lavoro...».
C’è da evitare che i porti escano dal radar nell’era della globalizzazione, dice il viceministro Riccardo Nencini (al quale dedichiamo un’intervista in pagina regionale): è un aspetto sul quale insiste anche Francesco Gazzetti, consigliere regionale Pd, ricordando che la Regione ha confermato i finanziamenti per la Darsena Europa. E se al numero due di Palazzo Rosciano Massimo Provinciali si avventura a dimostrare come «le criticità possono trasformarsi in sfide e opportunità», tocca al presidente dell’Authority Stefano Corsini ribadire l’idea di puntare su zona franca (o, forse più propriamente, zona economica speciale) per dare al porto uno sprint di competitività: «È anche nero su bianco nell’accordo di programma: è previsto all’interporto».
Ma porto significa anche crociere e turismo, come ricorda Francesco Di Cesare (Risposte Turismo) che sforna cifre e previsioni porto per porto. Alessio Ciampini (consigliere Pd e esponente della 7ª commissione) va giù netto: «Dalla città-porto storicamente intesa, siamo passati alla città da una parte ed il porto da un’altra. Per far vivere Livorno in chiave turistica bisogna abbattere questa divisione di cui la cinta doganale esterna ne è il simbolo ideale, e creare uno stretto legame tra porto dei passeggeri/turisti ed il nostro Pentagono del Buontalenti: è un sistema turistico/culturale dalle enormi potenzialità. E la programmazione urbanistica è l’elemento centrale per sviluppare accoglienza e generare ricchezza turistica».(m.z.)
L’economia del mare vale 976 milioni di euro in tutta la provincia e quasi il doppio tutto l’arcipelago dell'indotto con attività a monte e a valle. Al tirar delle somme, siamo a quota 2,7 miliardi di euro. Un bello spicchio arriva dalla movimentazione di merci e passeggeri via mare: valore aggiunto per 1,2 miliardi, 334 milioni dei quali dalle attività specifiche. Sono le cifre che saltano fuori dal dossier statistico presentato da Mauro Schiano (Camera di Commercio) alla seconda giornata del conclave organizzato al Lem dal circolo Pd economia marittima.
È aggrappandosi a questi dati che si può sperare di rimettere in carreggiata gli squilibri della Toscana costiera mentre il “cuore” di quella interna marcia a una velocità doppia: lo dice la ricerca di Leonardo Piccini (Irpet). Ma nel settore della logistica si avverte una trasformazione: tranne che nel 2014, nelle assunzioni degli ultimi otto anni si è registrato un progressivo aumento di diplomati e laureati (fino a superare il 40%).
Questa storia delle differenti velocità delle due Toscane è sotto la lente anche di Tommaso Fattori (Sì), presidente della commissione regionale politiche europee: «Il riequilibrio significa una cosa precisa: creare 18-20mila posti di lavoro nella Toscana costiera. Ma per farlo c’è bisogno di un forte intervento pubblico: il “Quantitative Easing” l’hanno fatto per salvare i circuiti finanziari, occorrerebbe il bis ma per risollevare l’economia reale e il lavoro...».
C’è da evitare che i porti escano dal radar nell’era della globalizzazione, dice il viceministro Riccardo Nencini (al quale dedichiamo un’intervista in pagina regionale): è un aspetto sul quale insiste anche Francesco Gazzetti, consigliere regionale Pd, ricordando che la Regione ha confermato i finanziamenti per la Darsena Europa. E se al numero due di Palazzo Rosciano Massimo Provinciali si avventura a dimostrare come «le criticità possono trasformarsi in sfide e opportunità», tocca al presidente dell’Authority Stefano Corsini ribadire l’idea di puntare su zona franca (o, forse più propriamente, zona economica speciale) per dare al porto uno sprint di competitività: «È anche nero su bianco nell’accordo di programma: è previsto all’interporto».
Ma porto significa anche crociere e turismo, come ricorda Francesco Di Cesare (Risposte Turismo) che sforna cifre e previsioni porto per porto. Alessio Ciampini (consigliere Pd e esponente della 7ª commissione) va giù netto: «Dalla città-porto storicamente intesa, siamo passati alla città da una parte ed il porto da un’altra. Per far vivere Livorno in chiave turistica bisogna abbattere questa divisione di cui la cinta doganale esterna ne è il simbolo ideale, e creare uno stretto legame tra porto dei passeggeri/turisti ed il nostro Pentagono del Buontalenti: è un sistema turistico/culturale dalle enormi potenzialità. E la programmazione urbanistica è l’elemento centrale per sviluppare accoglienza e generare ricchezza turistica».(m.z.)
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