Sicurezza
PROCESSO
Tratteneva la posta dell’ex marito: è stata assolta
LIVORNOAssolta perché il fatto non costituisce reato. È la sentenza emessa ieri mattina dal giudice Raffaella Poggi nei confronti di una 45enne pisana rinviata a giudizio con l’accusa di...
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LIVORNO
Assolta perché il fatto non costituisce reato. È la sentenza emessa ieri mattina dal giudice Raffaella Poggi nei confronti di una 45enne pisana rinviata a giudizio con l’accusa di appropriazione indebita ai danni dell’ex marito, un carabiniere in servizio a Livorno. . L’imputata, difesa dall’avvocato Maria Concetta Gugliotta, era accusata di non aver consegnato la posta all’ex coniuge con il quale aveva mantenuto un rapporto solo a livello “epistolare”. Nel senso che, anche dopo la separazione, l’uomo aveva mantenuto la residenza a casa della moglie e della figlia e quindi la corrispondenza veniva recapitata al vecchio indirizzo. Era la moglie poi, periodicamente, a portarla al marito a Livorno. In un’occasione questo “servizio” non avvenne per questioni legate al mancato pagamento dell’assegno di mantenimento. Nella posta c’erano bollette in scadenza e, sosteneva il militare, anche comunicazioni inerenti la sua salute. Il suo legale aveva chiesto la condanna e un risarcimento danni di 10mila euro, mentre il pm onorario Massimiliano Costabile una sentenza di non doversi procedere per particolare tenuità del fatto. Assoluzione piena quella invocata dall’avvocato difensore accolta dal giudice.(p.b.)
Assolta perché il fatto non costituisce reato. È la sentenza emessa ieri mattina dal giudice Raffaella Poggi nei confronti di una 45enne pisana rinviata a giudizio con l’accusa di appropriazione indebita ai danni dell’ex marito, un carabiniere in servizio a Livorno. . L’imputata, difesa dall’avvocato Maria Concetta Gugliotta, era accusata di non aver consegnato la posta all’ex coniuge con il quale aveva mantenuto un rapporto solo a livello “epistolare”. Nel senso che, anche dopo la separazione, l’uomo aveva mantenuto la residenza a casa della moglie e della figlia e quindi la corrispondenza veniva recapitata al vecchio indirizzo. Era la moglie poi, periodicamente, a portarla al marito a Livorno. In un’occasione questo “servizio” non avvenne per questioni legate al mancato pagamento dell’assegno di mantenimento. Nella posta c’erano bollette in scadenza e, sosteneva il militare, anche comunicazioni inerenti la sua salute. Il suo legale aveva chiesto la condanna e un risarcimento danni di 10mila euro, mentre il pm onorario Massimiliano Costabile una sentenza di non doversi procedere per particolare tenuità del fatto. Assoluzione piena quella invocata dall’avvocato difensore accolta dal giudice.(p.b.)
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