Sicurezza
«Manca il rapporto coi medici di base»
Nel bilancio del primo anno di vita della Breast Unit di Livorno ci sono anche alcuni problemi irrisolti, «che dovremo affrontare nel 2018», dice il primario Casella. Due in particolare.Il primo: il...
1 MINUTI DI LETTURA
Nel bilancio del primo anno di vita della Breast Unit di Livorno ci sono anche alcuni problemi irrisolti, «che dovremo affrontare nel 2018», dice il primario Casella. Due in particolare.
Il primo: il rapporto con l’area sud della provincia, vale a dire gli ospedali di Cecina e Piombino. «Non siamo riusciti ad integrarci con i colleghi», afferma candidamente Casella.
Il risultato è che mentre a Livorno arrivano donne da tutta la Toscana, molte pazienti da Cecina e Piombino vengono inviate a Pisa o in altre strutture, come accadeva fino al 2016 quando in viale Alfieri non esisteva la Breast Unit.
Una situazione paradossale, su cui Casella aveva già puntato il dito nei mesi scorsi. Ancor più se si pensa che il rapporto con le altre unità di senologia dell’Asl (Massa, Lucca e Versilia) funziona e potrebbe sfociare presto in una Breast Unit aziendale di area vasta.
L’altro nodo da risolvere è il rapporto con i medici di famiglia: «A parte il dottor Enrico Bianchi, molto presente nella Breast Unit, con gli altri non abbiamo alcun rapporto», accusa Casella. «È una questione da affrontare: il loro coinvolgimento nel nostro lavoro è fondamentale». Casella lancia ai medici di base una proposta: «Siamo disponibili ad accoglierli nel nostro gruppo multidisciplinare che si riunisce ogni giovedì per trattare caso per caso le terapie per ogni paziente».
Il primo: il rapporto con l’area sud della provincia, vale a dire gli ospedali di Cecina e Piombino. «Non siamo riusciti ad integrarci con i colleghi», afferma candidamente Casella.
Il risultato è che mentre a Livorno arrivano donne da tutta la Toscana, molte pazienti da Cecina e Piombino vengono inviate a Pisa o in altre strutture, come accadeva fino al 2016 quando in viale Alfieri non esisteva la Breast Unit.
Una situazione paradossale, su cui Casella aveva già puntato il dito nei mesi scorsi. Ancor più se si pensa che il rapporto con le altre unità di senologia dell’Asl (Massa, Lucca e Versilia) funziona e potrebbe sfociare presto in una Breast Unit aziendale di area vasta.
L’altro nodo da risolvere è il rapporto con i medici di famiglia: «A parte il dottor Enrico Bianchi, molto presente nella Breast Unit, con gli altri non abbiamo alcun rapporto», accusa Casella. «È una questione da affrontare: il loro coinvolgimento nel nostro lavoro è fondamentale». Casella lancia ai medici di base una proposta: «Siamo disponibili ad accoglierli nel nostro gruppo multidisciplinare che si riunisce ogni giovedì per trattare caso per caso le terapie per ogni paziente».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google