Sicurezza
la conversazione telefonica
«Dagli dieci euro, il resto è per te»
LIVORNO. È grigio il colore del mare che viene a galla sfogliando l’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arrestato di Andrea Caroti, accusato tra l’altro di caporalato. Minacce, paghe...
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LIVORNO. È grigio il colore del mare che viene a galla sfogliando l’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arrestato di Andrea Caroti, accusato tra l’altro di caporalato. Minacce, paghe da fame e nessuna tutela per gli immigrati che lavoravano per lui sono gli elementi di un mondo sommerso che emergono nelle quarantatré pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto del comandante del peschereccio “Gionatan”.
Racconta uno degli extracomunitari che agli investigatori. «Lavoravo sei giorni su sette, dal lunedì al sabato compreso, dalle 7 alle 12 percependo 15 euro, e dalle 7 alle 16 ne prendevo 20. Questo – va avanti – se il Caroti pescava a sufficienza, sennò la paga era 10 euro». Una cifra che viene confermata anche dalle intercettazioni telefoniche registrate durante l’inchiesta. Il 4 giugno scorso alle 12,45 Caroti è al telefono con un suo collaboratore che gli spiega di aver incassato 50 euro. «Dai dieci euro a Kunta (uno degli stranieri che lavorava per lui ndr) dieci a te e poi domani quelle altre». Da alcune conversazioni emerge, inoltre, come il Caroti abbia esercitato nei confronti dei giovani extracomunitari minacce verbali circa una loro esclusione dal lavoro nel caso in cui non avessero obbedito agli ordini, minacce, spesso accompagnate da insulti. «Io sul carretto – spiega al telefono – ci ho messo la sedia per mettermi a sedere e te ce l’hai levata, capito? Allora mi porti il carrello e la sedia e moviti, perché se no mi fai incazzare, te lo dio è! Vai, muoviti».
Racconta uno degli extracomunitari che agli investigatori. «Lavoravo sei giorni su sette, dal lunedì al sabato compreso, dalle 7 alle 12 percependo 15 euro, e dalle 7 alle 16 ne prendevo 20. Questo – va avanti – se il Caroti pescava a sufficienza, sennò la paga era 10 euro». Una cifra che viene confermata anche dalle intercettazioni telefoniche registrate durante l’inchiesta. Il 4 giugno scorso alle 12,45 Caroti è al telefono con un suo collaboratore che gli spiega di aver incassato 50 euro. «Dai dieci euro a Kunta (uno degli stranieri che lavorava per lui ndr) dieci a te e poi domani quelle altre». Da alcune conversazioni emerge, inoltre, come il Caroti abbia esercitato nei confronti dei giovani extracomunitari minacce verbali circa una loro esclusione dal lavoro nel caso in cui non avessero obbedito agli ordini, minacce, spesso accompagnate da insulti. «Io sul carretto – spiega al telefono – ci ho messo la sedia per mettermi a sedere e te ce l’hai levata, capito? Allora mi porti il carrello e la sedia e moviti, perché se no mi fai incazzare, te lo dio è! Vai, muoviti».
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