Il Tirreno

Livorno

Scuola, merendine vietate a ricreazione: «All’intervallo solo frutta e verdura»

di Francesca Suggi
Scuola, merendine vietate a ricreazione: «All’intervallo solo frutta e verdura»

Livorno, i genitori protestano. La preside: anche questa è educazione il progetto va rispettato, in classe non voglio discriminazioni

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LIVORNO. “Una mela al giorno leva il medico di torno”, cita un vecchio proverbio. Eppure all’istituto Micheli-Bolognesi il progetto nazionale del Ministero “frutta e verdure nelle scuole”, partito alle elementari a inizio settimana, diventa un boomerang.

In quei tre giorni in cui per merenda è previsto un “intervallo verde” la dirigente Anna Rita Baldi rigorosamente vieta ai genitori degli oltre seicento bambini delle elementari Micheli, Campana e Puccini di portare “alternative”. Merendine, pizzette, pane e nutella, biscotti: niente di tutto ciò può entrare in classe, ma le mamme e i babbi non ci stanno e protestano.

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CHIEDIAMO UN CONFRONTO. «Non tutti i bambini mangiano la frutta o la verdura a merenda e non può essere certo la preside a obbligarli: questo vuol dire che tanti studenti sono costretti a saltare la merenda e da colazione devono arrivare al pranzo senza mangiare altro, è una follia», lamentano diversi genitori. Tante di queste mamme sono già state a parlare con la dirigente per protestare contro questa comunicazione che le maestre hanno fatto alla riunione di interclasse. La contrarietà è tanta. Si invita Baldi a confrontarsi con i genitori: «Chi vuole mangia la frutta, ma chi non vuole deve poter portare a scuola anche altro. La preside ci deve incontrare».

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LA SCUOLA DEVE EDUCARE. In realtà l’alternativa c’è, sempre “verde” come sottolinea Anna Rita Baldi. «A chi non piace il frutto o quel che prevede il progetto, per la merenda di quei tre giorni, può portare da casa un frutto che gradisce di più. I genitori sono informati», ci tiene a precisare. Sì, perché la dirigente vuole, a chiare lettere, spiegare il senso del suo divieto. «L’educazione alimentare è uno dei compiti che rientrano in quelli che ha la scuola: dal momento che partecipiamo al progetto, nell’interesse della salute dei nostri bambini, voglio che sia rispettato». E aggiunge con convinzione: «La scuola deve fare la parte di quei genitori che non educano più. Tanti lo fanno e li ringrazio per la collaborazione che mostrano, così come hanno fatto per l’obbligo di venire a prendere i propri figli a scuola». C’è un’opzione, quella di portare il certificato medico: «Ai genitori che sono venuti ho detto loro che in presenza di un certificato medico in cui si dice che un bimbo non può mangiare la frutta, allora sono autorizzati a portare altre merende».

NO ALLE DISCRIMINAZIONI. Salute, abituare al mangiar sano, educazione: sono parole d’ordine per Baldi. «Alcune mamme sono venute a dirmi che io non posso vietare loro di portare altre merende in classe: io sono la dirigente e posso e devo far rispettare un progetto a cui partecipa la scuola», ribadisce. Si ricorda che la settimana prossima, secondo il progetto, martedì sarà servita l’uva, mercoledì le clementine e giovedì le arance. «Appena avrò il calendario definito da parte della ditta Leonardos srl scriverò e metterò sul sito della scuola quello che sto dicendo e che ho già detto alle maestre. Ovviamente se un frutto viene dato con buccia, le maestre possono aiutare i bambini a toglierla».

La preside chiude con una riflessione che va oltre l’importanza dell’educazione alimentare. «Perché ho dato questa disposizione? Per non creare discriminazioni in classe tra chi per merenda mangia la frutta, o la verdura o la frutta secca e chi invece magari si porta altre cose da casa. In quei giorni si mangia cosa prevede il progetto. Può essere uno stimolo per quei bambini che fanno altri tipi di merende, ad assaggiare cose nuove».


 

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