Gioco
In tribunale per annullare la selezione dell’avvocatura
di Juna Goti
Una delle candidate porta al Tar il caso dell’incarico a tempo all’avvocato del Comune «Troppo fiduciaria la scelta del sindaco». Chiamato anche il difensore civico regionale
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LIVORNO. La scelta dell’avvocato è finita in mano agli avvocati. Detta così sembra solo un gioco di parole, invece la questione è tanto delicata quanto spinosa. Al Tribunale amministrativo della Toscana è stato presentato un ricorso per chiedere l’annullamento della selezione che la scorsa estate ha portato alla nomina della nuova dirigente a tempo dell’avvocatura civica. In altre parole alla nomina dell’avvocato del Comune. Il ricorso, che è stato iscritto ieri, è stato promosso da Marina Giannetti, una delle tre candidate che erano state giudicate idonee dalla commissione tecnica esaminatrice e che sono state ammesse al colloquio finale con il sindaco, che ad agosto ha assegnato l’incarico a tempo (ex articolo 110, valido fino alla fine del mandato amministrativo) all’avvocata Francesca Abeniacar.
«Ho ritenuto che la procedura fosse illegittima, per questo l’ho impugnata davanti al Tar e sto valutando se fare ricorso davanti al giudice del lavoro», conferma Giannetti, attualmente responsabile dell’avvocatura del Comune di Frosinone. «Anche se la legge è molto interpretabile» in questa materia, premette, «per me la procedura selettiva è stata intesa come troppo fiduciaria, più che discrezionale», «le domande che mi sono state fatte dal sindaco poco hanno avuto a che fare con il profilo professionale che si andava cercando», e «seppur a tempo, stiamo comunque parlando di un incarico pubblico».
La procedura prevedeva che a una prima fase di valutazione dei curricula e di domande da parte della commissione tecnica, seguisse il colloquio con il primo cittadino, quindi la scelta. Un tipo di selezione che viene adottata anche da altre amministrazioni per scegliere i dirigenti a tempo. Per questo il ricorso al Tar guarda alla selezione del Comune di Livorno partendo anche da un’obiezione di carattere più generale.
«La nostra non è una critica alla vincitrice della selezione, che non conosciamo», premette l’avvocato Giuseppe Naccarato, del foro di Roma, che difende Giannetti: «È una questione di metodo e anche una critica al meccanismo di selezione, perché questi incarichi non dovrebbero essere dati in modo fiduciario».
In sintesi, secondo il legale: «la commissione ha operato una valutazione preliminare obiettiva di idoneità» sulla base delle domande tecniche fatte (domande di diritto amministrativo, civile...), ma «la scelta definitiva è stata rimessa al sindaco, secondo quanto consente la legge, che a nostro avviso ha scelto sulla base di valutazioni non coerenti con gli esiti della commissione». Tra l’altro,sottolinea il legale, «facendo domande singolari... sull’acqua pubblica, sulla class action...».
Stando a quanto riportato nel ricorso, il sindaco, nel corso del colloquio (alla presenza del segretario generale del Comune) ha chiesto alla candidata anche cosa «farebbe se fosse rinvenuto un fascicolo relativo a un affare non noto all’amministrazione».
Nel ricorso vengono in particolare riportati i giudizi che sono stati dati dalla commissione tecnica (positivi per la ricorrente), e le parole che sono state poi usate dal primo cittadino al momento dell’assegnazione dell’incarico all’attuale dirigente. Che, sottolinea dall’altra parte Filippo Nogarin, ha «dimostrato nel corso del colloquio una buona attitudine e una notevole prontezza nella risoluzione delle questioni che le sono state sottoposte, dimostrando anche buone capacità organizzative e di orientamento nell’ambito delle amministrazioni pubbliche».
Di diverso avviso chi ha fatto ricorso: «Si ritiene – si legge nell’atto depositato al Tar – che il comportamento dell’amministrazione sia stato improntato alla scelta di persone di “fiducia” del sindaco, piuttosto che sul merito».
«Siamo andati dinanzi al Tar – riprende l’avvocato Naccarato – per sollevare la questione circa la necessità che anche per la scelta dei dirigenti ex articolo 110, che sono sempre dipendenti pubblici, occorra un procedimento di tipo concorsuale o para-concorsuale, con tutte le garanzie tipiche del concorso pubblico, che in questo caso non c'è stato, infatti non ci sono graduatoria o punteggi».
È chiaro che questo è il punto di vista di chi ha fatto ricorso. Certo è che per avere accesso a gran parte della documentazione «ci siamo dovuti rivolgere al difensore civico regionale: una mancanza di trasparenza che non ci aspettavamo da una amministrazione grillina...».
«Ho ritenuto che la procedura fosse illegittima, per questo l’ho impugnata davanti al Tar e sto valutando se fare ricorso davanti al giudice del lavoro», conferma Giannetti, attualmente responsabile dell’avvocatura del Comune di Frosinone. «Anche se la legge è molto interpretabile» in questa materia, premette, «per me la procedura selettiva è stata intesa come troppo fiduciaria, più che discrezionale», «le domande che mi sono state fatte dal sindaco poco hanno avuto a che fare con il profilo professionale che si andava cercando», e «seppur a tempo, stiamo comunque parlando di un incarico pubblico».
La procedura prevedeva che a una prima fase di valutazione dei curricula e di domande da parte della commissione tecnica, seguisse il colloquio con il primo cittadino, quindi la scelta. Un tipo di selezione che viene adottata anche da altre amministrazioni per scegliere i dirigenti a tempo. Per questo il ricorso al Tar guarda alla selezione del Comune di Livorno partendo anche da un’obiezione di carattere più generale.
«La nostra non è una critica alla vincitrice della selezione, che non conosciamo», premette l’avvocato Giuseppe Naccarato, del foro di Roma, che difende Giannetti: «È una questione di metodo e anche una critica al meccanismo di selezione, perché questi incarichi non dovrebbero essere dati in modo fiduciario».
In sintesi, secondo il legale: «la commissione ha operato una valutazione preliminare obiettiva di idoneità» sulla base delle domande tecniche fatte (domande di diritto amministrativo, civile...), ma «la scelta definitiva è stata rimessa al sindaco, secondo quanto consente la legge, che a nostro avviso ha scelto sulla base di valutazioni non coerenti con gli esiti della commissione». Tra l’altro,sottolinea il legale, «facendo domande singolari... sull’acqua pubblica, sulla class action...».
Stando a quanto riportato nel ricorso, il sindaco, nel corso del colloquio (alla presenza del segretario generale del Comune) ha chiesto alla candidata anche cosa «farebbe se fosse rinvenuto un fascicolo relativo a un affare non noto all’amministrazione».
Nel ricorso vengono in particolare riportati i giudizi che sono stati dati dalla commissione tecnica (positivi per la ricorrente), e le parole che sono state poi usate dal primo cittadino al momento dell’assegnazione dell’incarico all’attuale dirigente. Che, sottolinea dall’altra parte Filippo Nogarin, ha «dimostrato nel corso del colloquio una buona attitudine e una notevole prontezza nella risoluzione delle questioni che le sono state sottoposte, dimostrando anche buone capacità organizzative e di orientamento nell’ambito delle amministrazioni pubbliche».
Di diverso avviso chi ha fatto ricorso: «Si ritiene – si legge nell’atto depositato al Tar – che il comportamento dell’amministrazione sia stato improntato alla scelta di persone di “fiducia” del sindaco, piuttosto che sul merito».
«Siamo andati dinanzi al Tar – riprende l’avvocato Naccarato – per sollevare la questione circa la necessità che anche per la scelta dei dirigenti ex articolo 110, che sono sempre dipendenti pubblici, occorra un procedimento di tipo concorsuale o para-concorsuale, con tutte le garanzie tipiche del concorso pubblico, che in questo caso non c'è stato, infatti non ci sono graduatoria o punteggi».
È chiaro che questo è il punto di vista di chi ha fatto ricorso. Certo è che per avere accesso a gran parte della documentazione «ci siamo dovuti rivolgere al difensore civico regionale: una mancanza di trasparenza che non ci aspettavamo da una amministrazione grillina...».
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