La protesta
Chirurgia vascolare fa boom nel 2017 interventi a più 40%
Livorno, l’Asl garantisce al primario Invernizzi un radiologo interventista e un chirurgo in più e il reparto livornese raggiunge i numeri di Cisanello con tempi di attesa della metà
LIVORNO. C’è un reparto, all’ospedale di viale Alfieri, che nel 2017 ha aumentato di oltre il 40% la propria attività salva-vita. E’ quello di chirurgia vascolare, guidato dal livornese Claudio Invernizzi, che si appresta a terminare l’anno con 650 interventi, 200 in più rispetto a quelli effettuati nel 2016. Significa due interventi al giorno, compresi i giorni festivi, e una lista delle attese ridotta praticamente a zero. «D’altra parte - dice Invernizzi -, la nostra quotidianità è tutta concentrata sulle urgenze. Lavoriamo al 99% sulla chirurgia arteriosa e solo nell’1% dei casi su quella venosa».
La “lievitazione” di chirurgia vascolare rappresenta una pagina di sanità livornese che funziona. E si basa su tre elementi: una tradizione che viene da lontano negli Spedali Riuniti, un’equipe preparata e infine - in ordine cronologico - anche recenti investimenti sul personale da parte dell’azienda. «L’ultima svolta è stata segnata dall’arrivo di un radiologo interventista, Roberto Arpesani, che ci ha permesso di aumentare notevolmente la chirurgia mini-invasiva - conferma Invernizzi -. Per noi il suo contributo è fondamentale. E poi l’organico di chirurgia vascolare è di recente salito di una unità, grazie all’arrivo di un ulteriore medico».
Adesso, al sesto padiglione, dove l’unità operativa di chirurgia vascolare ha sede fianco a fianco a quella di chirurgia generale, i medici guidati da Invernizzi sono cinque: il suo vice Gaetano Parlato, Gianluca Ceccanei, Vincenzo Lo Schiavo, Annamaria Paparusso e Maria Antonietta Pacile.
«Se i numeri ci premiano - sottolinea Invernizzi - il merito è della grande dedizione dei medici che lavorano in questo reparto». Una squadra giovane, se è vero che come ricorda il primario, a parte il suo vice, si tratta di un gruppo under 40. «Le procedure endovascolari hanno ridotto notevolmente la cosiddetta chirurgia “open” - evidenza Invernizzi -, ma oggi la vera sfida per il futuro della nostra specialistica è che i giovani riescano a operare anche “open”. Perché oggi tanti nuovi chirurghi sanno mettere bene un’endoprotesi ma hanno un problema se devono aprire una pancia. Ebbene, i miei “ragazzi” sanno farlo e questo garantisce un domani a questa attività nel nostro ospedale e su questo territorio».
Chirurgia vascolare d’altra parte rappresenta oggi uno dei punti di forza di viale Alfieri: lo si capisce bene dai numeri riportati dall’ultimo report dell’Agenzia regionale per la sanità. L’equipe di Invernizzi ha eseguito ad esempio 64 interventi di aneurismi non rotti dell’aorta, appena due in meno rispetto alla superchirurgia vascolare di Cisanello (66), appena 26 meno di Careggi (che è il top in Toscana) e il triplo di quelli effettuati a Massa (22) dove ha sede l’altra unità operativa dentro la nostra Asl, che ha un organico anche più ampio. Non solo, ma Livorno rispetto proprio a Pisa e Massa ha tempi di attesa assai minori.
Il confronto - di cui avevamo scritto una decina di giorni fa - non è piaciuto a qualche primario pisano, che però dovrà farsene una ragione: i numeri sull’apprezzamento che riceve il reparto di Invernizzi (così come quelli di senologia guidato da Donato Casella e di neurochirurgia guidato da Orazio Santonocito) parlano chiaro. E già negli anni passati anche le classifiche stilate dalla Scuola Superiore Sant’Anna ponevano la nostra chirurgia vascolare in linea con Pisa per quanto riguarda ad esempio le endoarteriectomie alla carotide.
«Chiuderemo l’anno con 100 anuerismi dell’aorta - dice Invernizzi - e 200 carotidi. Si tratta di interventi pericolosi, ma vitali, che servono a proteggere i pazienti dall’ictus». I numeri dell’unità parlano anche di 2700 visite l’anno e 3000 doppler carotidei, agli arti inferiori e venosi. Ma fondamentale - ricorda Invernizi - è anche la collaborazione con il reparto di diabetologia guidato da Graziano Di Cianni, per la rivascolarizzazione del piede diabetico.
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