Gioco
Bottigliata alla bimba, in arrivo altre sanzioni dopo il Daspo a Rossetti
LIVORNO. «Gioca a pallone da quando aveva 7 anni, è evidente che adesso è ko. Distrutto». A commentare il Daspo di 3 anni che la questura di Livorno ha stabilito per Simone Rossetti, attaccante del...
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LIVORNO. «Gioca a pallone da quando aveva 7 anni, è evidente che adesso è ko. Distrutto». A commentare il Daspo di 3 anni che la questura di Livorno ha stabilito per Simone Rossetti, attaccante del Cecina, è il vicepresidente della società Simone Rossi, che è anche il legale del giocatore.
Intanto, come annunciato dalla questura, proseguono le indagini per capire nel dettaglio cosa sia accaduto domenica scorsa sugli spalti di Cecina dopo la partita con la Pro Livorno Sorgenti, in maniera da decidere se ci siano altri provvedimenti da prendere. Restrizioni che riguarderebbero le persone coinvolte nei tafferugli del dopo-partita. In poche parole, almeno stando a quanto ricostruito, potrebbero essere indirizzati alle famiglie dello stesso Rossetti e di Michael Pellegrini, attaccante della Pls. Buona parte del caos che è andato in scena sugli spalti, infatti, ha visto protagonisti i familiari dei due calciatori.
Tutto, lo ricordiamo, è partito da un gesto di Rossetti, che a fine partita ha scagliato una bottiglia in aria. L’oggetto è finito in tribuna, sulla testa della figlia di 4 anni di Pellegrini. La bimba è stata portata all’ospedale e dimessa con un referto di 5 giorni, così come sono state refertate le mamme dei due attaccanti. La sera stessa le scuse telefoniche di Rossetti al “collega” della Pls. Scuse che se hanno risolto problemi tra i due giocatori, tra l’altro ex compagni di squadra, non hanno certo impedito agli investigatori di presentare notizia di reato alla Procura di Livorno. E venerdì sera è arrivato il Daspo.
La punta nerazzurra, contattata dal Tirreno, preferisce non commentare. «È una mazzata per il giocatore e la sua famiglia - dice ancora Rossi - lo sport era ed è fondamentale nella sua vita. Ci stiamo adoperando per verificare se ci sono i presupposti per impugnare il provvedimento: il gesto è da condannare, ma tre anni di Daspo sono tanti».
Intanto, come annunciato dalla questura, proseguono le indagini per capire nel dettaglio cosa sia accaduto domenica scorsa sugli spalti di Cecina dopo la partita con la Pro Livorno Sorgenti, in maniera da decidere se ci siano altri provvedimenti da prendere. Restrizioni che riguarderebbero le persone coinvolte nei tafferugli del dopo-partita. In poche parole, almeno stando a quanto ricostruito, potrebbero essere indirizzati alle famiglie dello stesso Rossetti e di Michael Pellegrini, attaccante della Pls. Buona parte del caos che è andato in scena sugli spalti, infatti, ha visto protagonisti i familiari dei due calciatori.
Tutto, lo ricordiamo, è partito da un gesto di Rossetti, che a fine partita ha scagliato una bottiglia in aria. L’oggetto è finito in tribuna, sulla testa della figlia di 4 anni di Pellegrini. La bimba è stata portata all’ospedale e dimessa con un referto di 5 giorni, così come sono state refertate le mamme dei due attaccanti. La sera stessa le scuse telefoniche di Rossetti al “collega” della Pls. Scuse che se hanno risolto problemi tra i due giocatori, tra l’altro ex compagni di squadra, non hanno certo impedito agli investigatori di presentare notizia di reato alla Procura di Livorno. E venerdì sera è arrivato il Daspo.
La punta nerazzurra, contattata dal Tirreno, preferisce non commentare. «È una mazzata per il giocatore e la sua famiglia - dice ancora Rossi - lo sport era ed è fondamentale nella sua vita. Ci stiamo adoperando per verificare se ci sono i presupposti per impugnare il provvedimento: il gesto è da condannare, ma tre anni di Daspo sono tanti».
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