La protesta
Abitanti-sentinella per il vero rilancio
di Matteo Scardigli
Il Tirreno con il comitato di residenti tra obiettivi e denunce «Troppi annunci: ecco tutte le questioni ancora in sospeso»
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LIVORNO. Dalla Fortezza Nuova a piazza del Luogo Pio, un viaggio insieme al comitato Vivi la Venezia nel quartiere più caratteristico di Livorno, fra i traguardi raggiunti dal basso e le (tante) promesse non mantenute della giunta 5 Stelle. Vivi la Venezia è stato uno dei primi della rete dei Quartieri Uniti Ecosolidali, che anzi ha fondato insieme a Vivi San Jacopo e Vivi Centro, ma nonostante il grande seguito sui social (il gruppo Facebook conta oltre 1.200 persone) per l’ormai tradizionale camminata inaugurale ha scelto di aspettare. «Ci siamo già presentati in altre occasioni tra le quali un pop-up in piazza Garibaldi, ma prima di uscire abbiamo preferito consolidare il gruppo» racconta la referente Giulia Gambacciani al Tirreno. Il giornale della città racconta questo gruppo di cittadini-sentinella del quartiere. «Noi lavoriamo ogni giorno per il decoro e la riqualificazione di un’area fortemente interessata dalla movida, con un rapporto non facile con il porta-a-porta e con un Ccn molto eterogeneo».
Il viaggio inizia sul ponte della Fortezza, dove il comitato ha già ottenuto una piccola vittoria: l’installazione delle rastrelliere per le bici. «Dobbiamo capire cosa possiamo fare noi e cosa dovrebbero fare enti e istituzioni» spiega ancora Gambacciani, togliendosi un sassolino dalla scarpa. «L’amministrazione fa grandi proclami per la Venezia, ma annunci e progettualità sono spesso lontani dalla realtà. Lo stesso assessore Alessandro Aurigi ci ha promesso quasi 300 mila euro per la manutenzione della Fortezza, biglietto da visita per i turisti, e invece i problemi rimangono».
L’impianto di illuminazione nella galleria d’ingresso, fuori servizio da oltre un anno, i tanti ambienti abbandonati ai senza fissa dimora e l’assenza di bagni pubblici sono solo la punta dell’iceberg: «Ci sono le belle iniziative ma sono scollegate fra loro – continua Gambacciani – e dal reale utilizzo che la gente fa degli ambienti, basti pensare alla collocazione delle panchine e dei tavoli da pic-nic che solo grazie a noi adesso ha un senso». Andando verso Santa Caterina si transita in via della Madonna, e la mente ritorna agli atti vandalici che procurarono e seguirono l’esposto (proprio del comitato) che costò la chiusura al famigerato bar, ma il passaggio del mezzo meccanico di Avr è lo spunto per Gambacciani per parlare di inciviltà e disservizi: «Lo spazzamento non passava dalla Venezia, dove le strade sono usate come bagni a cielo aperto; abbiamo dovuto chiamarlo noi, e ancora oggi viene a singhiozzo. Il porta-a-porta invece soccombe all’incuria del popolo della movida, tra l’insofferenza degli esercenti». Si prosegue con Gambacciani e con tutto il gruppo che si racconta, lungo gli scali del Refugio, dove le occupazioni convivono con le incompiute (si veda il trasferimento dell’archivio di Stato), fino a piazza del Luogo Pio. «Il fosso chiuso di viale Caprera, il museo della Città che non arriva, la piazza incompiuta e il ponte di Santa Trinita che separa la Fortezza Vecchia dal quartiere sono segnali che, da Cosimi a Nogarin, il rilancio della Venezia resta in secondo piano» conclude ancora Gambacciani, che tuttavia non demorde: «Gli annunci vengono fatti ma il tempo passa e non si vede nulla, noi però continuiamo a lavorare per il cambiamento».
Il viaggio inizia sul ponte della Fortezza, dove il comitato ha già ottenuto una piccola vittoria: l’installazione delle rastrelliere per le bici. «Dobbiamo capire cosa possiamo fare noi e cosa dovrebbero fare enti e istituzioni» spiega ancora Gambacciani, togliendosi un sassolino dalla scarpa. «L’amministrazione fa grandi proclami per la Venezia, ma annunci e progettualità sono spesso lontani dalla realtà. Lo stesso assessore Alessandro Aurigi ci ha promesso quasi 300 mila euro per la manutenzione della Fortezza, biglietto da visita per i turisti, e invece i problemi rimangono».
L’impianto di illuminazione nella galleria d’ingresso, fuori servizio da oltre un anno, i tanti ambienti abbandonati ai senza fissa dimora e l’assenza di bagni pubblici sono solo la punta dell’iceberg: «Ci sono le belle iniziative ma sono scollegate fra loro – continua Gambacciani – e dal reale utilizzo che la gente fa degli ambienti, basti pensare alla collocazione delle panchine e dei tavoli da pic-nic che solo grazie a noi adesso ha un senso». Andando verso Santa Caterina si transita in via della Madonna, e la mente ritorna agli atti vandalici che procurarono e seguirono l’esposto (proprio del comitato) che costò la chiusura al famigerato bar, ma il passaggio del mezzo meccanico di Avr è lo spunto per Gambacciani per parlare di inciviltà e disservizi: «Lo spazzamento non passava dalla Venezia, dove le strade sono usate come bagni a cielo aperto; abbiamo dovuto chiamarlo noi, e ancora oggi viene a singhiozzo. Il porta-a-porta invece soccombe all’incuria del popolo della movida, tra l’insofferenza degli esercenti». Si prosegue con Gambacciani e con tutto il gruppo che si racconta, lungo gli scali del Refugio, dove le occupazioni convivono con le incompiute (si veda il trasferimento dell’archivio di Stato), fino a piazza del Luogo Pio. «Il fosso chiuso di viale Caprera, il museo della Città che non arriva, la piazza incompiuta e il ponte di Santa Trinita che separa la Fortezza Vecchia dal quartiere sono segnali che, da Cosimi a Nogarin, il rilancio della Venezia resta in secondo piano» conclude ancora Gambacciani, che tuttavia non demorde: «Gli annunci vengono fatti ma il tempo passa e non si vede nulla, noi però continuiamo a lavorare per il cambiamento».
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