Italia
Siringhe e sangue nel bagno del supermercato
Livorno, l’episodio nella galleria del centro commerciale Pam di Corea. La denuncia: «È una vergogna»
LIVORNO. Due siringhe sul pavimento, aperte e usate, «piene di sangue» e con alcuni fazzoletti di carta accanto. È quello che si è ritrovata davanti agli occhi una donna livornese che, nel tardo pomeriggio di mercoledì 22 novembre, è entrata nel bagno per disabili del centro commerciale della Pam in Corea: era insieme a suo figlio, come ha raccontato lei stessa sul gruppo di Facebook “Sei livornese se...” allegando anche alcune fotografie delle siringhe, e ovviamente è rimasta sconvolta e turbata.
Un episodio gravissimo, confermato dall’ufficio stampa del gruppo Pam che però - nonostante i continui tentativi da parte del Tirreno - ha preferito non rilasciare dichiarazioni ufficiali. Un gesto preoccupante che conferma anche il degrado della zona, dove i residenti denunciano numerose problematiche e un totale stato di abbandono nel quartiere. E quelle foto, di conseguenza, hanno scatenato centinaia di reazioni su Facebook, tra commenti di rabbia e indignazione per quanto sarebbe accaduto in quel bagno.
«È uno schifo - la denuncia della donna - è una vergogna che ancora oggi, nel 2017, la gente faccia uso di eroina, tra l’altro in posti come questo dove vanno anche le famiglie con i bambini. Sono disgustata e amareggiata. Detto questo, devo ammettere che il personale della Pam in Corea è sempre gentile e cordiale nei confronti di tutti i clienti, ma trovarsi davanti a uno scenario del genere è vergognoso». E lei, subito dopo aver visto le siringhe e aver scattato le foto pubblicate poi sul social network, ha informato il responsabile della galleria commerciale di piazza Saragat, che si è attivato per la rimozione e la pulizia del bagno.
Le due siringhe erano per terra, tra il lavandino del bagno e il wc, e probabilmente erano state usate poco prima da una o più persone per iniettarsi la sostanza stupefacente. La donna, come ha sottolineato al Tirreno, era entrata insieme a suo figlio in quel bagno «perché è l’unico con la chiave ed è possibile chiudersi all’interno». Come avrebbe fatto chi ha usato quelle due siringhe, mettendo anche a rischio i bambini che potevano toccarle.
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