Il Tirreno

Livorno

L’abbraccio e la carica in 2mila per il Livorno

di Nicolò Cecioni
L’abbraccio e la carica in 2mila per il Livorno

Allenamento allo stadio: tribuna piena e cori contro il Pisa

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LIVORNO. Se il derby si giocasse sugli spalti, i livornesi lo avrebbero già vinto prima ancor del fischio d’inizio. Chi ha preso un’ora di permesso al lavoro, chi si è presentato mentre i figli erano a scuola, chi ha disertato le lezioni all’università. Tutti volevano essere presenti al Picchi per dare la carica alla squadra prima della partitissima di domenica. E alla fine in tribuna, ieri pomeriggio, si sono presentate più di 2mila persone.

Appena è uscita la notizia dell’allenamento a porte aperte, è nato subito un tam-tam mediatico che ha raggiunto l’intera tifoseria amaranto. Passaparola, proclami su Facebook, messaggi su Whatsapp, telefonate. Nessuno è voluto mancare e per un’ora abbondante è sembrato che il derby si stesse giocando all’Ardenza. Eppure era una semplice seduta del giovedì aperta al pubblico. Bandieroni, sciarpe, tamburi, striscioni e una quantità industriale di fumogeni e lamperogeni. Roba che allo stadio non si può più vedere da anni, ma che ha reso questo antipasto di derby colorato e pimpante.

Il fumo che ha invaso la tribuna prima, durante e dopo l’allenamento, infatti, ha ricordato i tempi passati, quando per andare a vedere una partita non si doveva passare da tornelli e barriere e quando, soprattutto, non erano previste limitazioni, ma in trasferta si poteva andare senza problemi. Purtroppo, invece, dopo l’esperienza del campionato 2008/09 con i due derby giocati senza tifoserie ospiti, anche questo Pisa-Livorno sarà una partita priva di spettacolo sugli spalti e sfottò. Ed è per questo che gli ultrà hanno appeso sulla vetrata della tribuna uno striscione di protesta, semplice ma chiarissimo. “Il derby è passione, maledetta repressione” sono state le parole utilizzate dai ragazzi della Nord che sono entrati in tribuna intorno alle 14,45. In quella breve frase è racchiusa tutta la rabbia e la frustrazione di una città intera che ancora una volta non potrà partecipare a uno dei derby più sentiti d’Italia per colpa di una decisione piovuta dall’alto.

Questa rabbia, fino a quando Sottil ha chiuso l’allenamento pomeridiano, i tifosi l’hanno trasformata in incitamento e cori di sostegno, come se in campo Luci e compagni stessero giocando davvero. L’ennesima dimostrazione di quanto i livornesi siano totalmente innamorati della propria maglia e di questa squadra. Un amore folle, che non guarda in faccia niente e che va oltre orari, impegni e lavoro. E ovviamente, oltre al tifo a favore, non potevano mancare anche i cori di scherno nei confronti della tifoseria pisana. E così si sono sentiti ritornelli che hanno caratterizzato i derby di 15 anni fa. Chiudendo gli occhi sembrava di rivedere Ivan che para il rigore a Costanzo o Jaconi che viene portato in trionfo sotto lo spicchio con i 4mila cuori amaranto in delirio. Poi però, riaprendoli, la gradinata vuota e i birilli in campo hanno riportato tutti alla triste realtà dei nostri giorni.

“Noi vogliamo questa vittoria”, comunque, è un coro che va sempre bene, ieri come oggi. Anzi, forse oggi ancora di più, vista l’importanza della partita. Perché è vero che il derby è un match che esula da classifiche e conteggi, ma è anche vero che se gli amaranto dovessero uscire indenni da Pisa, darebbero al campionato una scossa importantissima. Uno che è stato protagonista ieri e che vuole continuare a esserlo anche oggi è senza dubbio Protti: l’abbraccio ideale tra squadra e tifosi in vista del derby si è chiuso con lui che ha trascinato allenatore e squadra sotto il settore dei tifosi, saltando tutti insieme sulle note di “Chi non salta è un pisano”. Con una carica di adrenalina del genere, domenica gli amaranto potranno andare all’Arena a dire la loro anche senza tifosi al seguito.

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