Il Tirreno

Livorno

Legato, ucciso e bruciato «Ho le spalle al muro»

di Alessandro De Gregorio
Legato, ucciso e bruciato «Ho le spalle al muro»

Lunedì l’ultima frase choc postata dalla vittima sul profilo Facebook Investigatori al lavoro sui tabulati telefonici per risalire all’assassino  

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PIOMBINO. A scorrere la sua bacheca Facebook vengono i brividi. Ci sono frasi sull’amicizia, sull’amore, foto con il figlioletto. Post sul calcio, sull’Inter, su Borsellino. La bacheca di un ragazzo qualunque della sua età. Un ritratto che stride molto con quello tracciato dai carabinieri che lo dipingono come un delinquente, uno spacciatore, un balordo.

Dove stia la verità non possiamo saperlo. Fatto sta che scorrere quelle immagini e quelle frasi mette inquietudine ripensando alla fine che ha fatto il trentaduenne Fadhel Hamdi, tunisino da tempo residente in città, massacrato nella sua abitazione di via Ferrer 74 dopo essere stato legato al letto, e lì dato alle fiamme.

Oggi dovrebbe essere eseguita l’autopsia a Pisa, il sostituto procuratore Fiorenza Marrara ha incaricato il medico legale Marco Di Paolo. Autopsia e altri accertamenti che dovranno stabilire come e quando è morto il ragazzo. Il corpo era stato scoperto all’alba di martedì dai vigili del fuoco, chiamati a spegnere quello che sembrava solo un incendio. La scena che si è presentata davanti ai loro occhi è stata terribile: sul letto c’era un corpo carbonizzato, il braccio sinistro ancora incatenato alla sponda, una vasta ferita alla testa. Sugli occhi, due monete. A terra, un coltello. Tutto coperto di fuliggine. Tutto da analizzare. Compreso il cellulare, che sarebbe stato rinvenuto sotto la schiena della vittima, quasi fuso con il corpo. I tabulati potranno dare informazioni utili per sapere quali sono stati i contatti più frequenti della vittima e soprattutto gli ultimi. Ricostruire le ore immediatamente precedenti alla morte è quello che stanno cercando di fare i carabinieri, che da ieri hanno alzato un inspiegabile muro di gomma con i giornalisti.

L’appartamento ovviamente resta sotto sequestro. Sono previsti altri sopralluoghi della scientifica. Intanto si continuano a sentire persone, i vicini, gli amici, la ex moglie. E il giro dei tossicodipendenti, considerando i piccoli precedenti per spaccio di Hamdi.

Tutto però è ancora in alto mare. A cominciare dal movente. Si dice che potrebbe essere legato alla droga, magari a una partita non pagata. Quest’ultima ipotesi viene collegata alle monete lasciate sugli occhi, come un ultimo sfregio e un avvertimento a chi sgarra. Ma quella delle monete potrebbe anche essere un’antica usanza comune a molte religioni, quella dei soldi per il traghettatore delle anime.

Avvertimento o no, quella di Hamdi sembra essere stata proprio un’esecuzione. Spietata. Legato al letto, picchiato o accoltellato, bruciato per cancellare le impronte. La porta di casa non sembra forzata, per cui l’assassino (o gli assassini) è stato fatto entrare da Hamdi o è salito insieme a lui. Quando sia rincasato Hamdi, non si sa. E nessuno nel palazzo ha sentito rumori. Nemmeno quei vicini che in passato si erano lamentati per il viavai di gente. L’incendio, nel quale è rimasta leggermente intossicata anche una signora che abita al piano di sopra, è stato segnalato alle 6,40. Dalle condizioni del corpo e dell’appartamento si pensa che sia stato appiccato un’ora prima.

Telecamere nei paraggi non ce ne sono, la zona è centrale ma anche buia e non ci sono bar o ristoranti. La sera lì c’è il deserto. Chi ha ucciso potrebbe aver compiuto il delitto perfetto. O potrebbe aver commesso un errore. O potrebbe ancora commetterlo. I tabulati possono dare una grossa mano alle indagini. Insieme alle testimonianze.

Ma per ora restano solo quei resti. E quelle frasi scritte da Hamdi su Facebook. L’ultimo post è una news di Arabi21 condivisa lunedì alle 17,53. Poche ore prima di morire. L’ultimo commento è di giovedì 16, scritto alle 23.21. Testuale: «È brutto senti con le spalle al muro. No arrendersi mai mai mai… forza e coraggio».



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