Il Tirreno

Livorno

Ivan, l’anti-Pisa «Quando parai il rigore all’Arena»

di Fabrizio Pucci
Ivan, l’anti-Pisa «Quando parai il rigore all’Arena»

Ha giocato cinque derby e ne ha vinti quattro «Non avrei mai vestito la maglia nerazzurra»

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LIVORNO. Derby giocati cinque. Vinti quattro. Pareggiati uno. Persi nessuno. Il curriculum amaranto di Andrea Ivan è pressoché immacolato. Lui, a distanza di quindici anni e mezzo dall'ultima sfida ai cugini ancora gode e sorride: «Io mi sono superato - dice subito - perché contro il Pisa ho pure debuttato con la maglia del Livorno. Solo in quell'occasione non vincemmo. Poi facemmo l'en plein».

Che ricordi ha del suo primo derby?

«Fu giocato di lunedì sera. Avevo addosso un'emozione incredibile. Emozione e concentrazione perché volevo far bella figura all'esordio con la nuova maglia. Ero arrivato il martedì insieme a Paolo Bravo. L'allenatore era Tazzioli. Ricordo che in un'intervista disse che io avrei giocato sicuramente perché provenivo da una piazza calda come Salerno ed ero abituato alla pressione, mentre Paolo che arrivava dall'Alzano forse non era avvezzo a certi stress».

E come andò?

«Venivo dai 30mila di Salerno. A Livorno ce n'erano meno, ma sembravano di più. Ricordo i fuochi d'artificio, i polli con la sciarpa nerazzurra. Unica nota stonata fu l'espulsione di Protti dopo pochi minuti. Quel rosso gli costò undici giornate di squalifica. Non lo conoscevo di persona e rimasi impressionato da quella reazione a una provocazione. Poi l'ho apprezzato come giocatore e come uomo al punto che ora il Natale lo si festeggia il anche il 24 settembre quando è nato Igor».

Igor che ora è tornato. Che effetto le fa?

«Naturale. Mi faceva effetto il Livorno senza di lui. Protti sta al Livorno come Totti sta alla Roma».

Torniamo al derby. Qual è la partita che ricorda con più piacere?

«Il famoso derby dei seggiolini».

Perché?

«Beh, va raccontato. Nel mio ultimo periodo livornese abitavo a Tirrenia come tanti altri miei compagni di squadra e giocatori del Pisa. In pratica ci conoscevamo tutti. Ero diventato amico del loro attaccante Mimmo Costanzo che insieme a me fu protagonista dell'episodio clou».

Il rigore parato?

«Esatto. Non appena Protti trasformò il nostro rigore alcuni tifosi nerazzurri iniziarono a lanciare i seggiolini in campo e l'arbitro sospese per 20' la partita. In quei 20' proprio Costanzo stette vicino all'arbitro per dirgli che - in caso di ripresa della partita - un rigore avrebbe dovuto darlo anche al Pisa. E così fu. Si ricominciò a giocare e dopo 20” andai in presa alta. Mi giro e vedo che l'arbitro concede un rigore inesistente a loro. A quel punto andai da Costanzo che stava sistemando il pallone sul dischetto e gli dissi: “L'hai voluto il rigore? Ora tiralo”».

E lei glielo parò...

«Diciamo che non lo parai. Lo sbagliò lui. Tirò uno sputo. Andai sulla traiettoria e presi il pallone. A quel punto ricominciò il lancio di seggiolini. Finiti quelli, iniziò il lancio di spazzatura, ma l'arbitro non voleva sapere di sospendere la partita».

Poi però il Livorno vinse a tavolino. Come andò?

«Merito di Fanucci. Uno degli ultimi seggiolini provenienti dalla gradinata stava per colpire il guardalinee che fu salvato proprio da Stefano. A quel punto il collaboratore disse all'arbitro: “Sospendi la partita o io vengo a dirigere e tu vieni a fare il guardalinee”. Triplice fischio e tutti a casa».

E' vero che nell'estate del 2002 fu vicino a firmare per il Pisa?

«Il Livorno aveva riscattato Amelia e intendeva puntare su di lui. Io credevo di dover giocare ancora per pochi anni e iniziai a guardarmi attorno. Ci fu anche un contatto con il Pisa. Parlai anche con i ragazzi della curva amaranto. Poi intervenne un Omino...».

Omino? Chi ?

«Protti. Sinceramente se fossi andato al Pisa mi sarei fatto schifo».

Torniamo alla settimana speciale. Quanta tensione c'è?

«Tensione ce n'è sempre stata. Ricordo che i ragazzi della nord, Igor, Edo, Lenny venivano al campo, ma non per dirci che quellla era la partita della vita. Ci dicevano che nel calcio si può anche non vincere. L'importante era onorare la maglia. Restituirla sudata. Noi giocatori di quei tempi lo abbiamo sempre fatto. Per il Livorno abbiamo provato amore e passione. E la gente ha capito. Se ne rese conto anche quando perdemmo lo spareggio con il Como. E infatti ancora oggi siamo accolti bene a Livorno e i tifosi si ricordano di noi».

Questo Livorno le piace?

«Molto! Mi sembra di rivedere il mio Livorno. Quello di Protti, Doga, Vanigli, Fanucci, Grauso. Spero che riescano a compiere l'impresa. Non sono geloso dei nostri successi di allora. Se domani le giovani generazioni si ricordano di Mazzoni e non di Ivan, di Pedrelli e non di Cannarsa, significa che il Livorno ha scritto una pagina nuova di storia. Ivan, Protti, Saverino, Alteri sono buoni per la memoria dei genitori. Dei quarantenni. Ora lasciate che i ragazzi sognino con Doumbia, Vantaggiato e Maiorino».

E' padre da otto mesi. Che cosa racconterà a Dimitry di Livorno?

«Capirà da solo che cosa è Livorno quando ce lo porterò cento volte l'anno. Livorno non si può raccontare. Livorno va vissuta per essere capita e amata. Mio figlio imparerà presto ad amare questa città e la sua gente. Ah! Domenica sarò inchiodato alla tv. Insieme al mio cuore amaranto».

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