La protesta
Scappa dall’ospedale e muore nei fossi, aperta un'inchiesta
Livorno, il cadavere di Antonio Baroni trovato da un pescatore, domenica 19 novembre l’allarme dell’ex compagna. Disposta l’autopsia
LIVORNO . Dodici ore. Tanto è durata l’agonia di Antonio Baroni, 58 anni e un’esistenza controversa. Domenica 19 novembre intorno alle 17 l’allarme dell’ex compagna alla polizia che ne denunciava la scomparsa. All’alba di lunedì 20 il ritrovamento del cadavere nei fossi, lungo gli scali Finocchietti, da parte di un pescatore che a quell’ora stava uscendo con la propria imbarcazione. In mezzo il ricovero al pronto soccorso e il successivo allontanamento dall’ospedale prima di vagare per la città.
È dentro a queste certezze che la polizia si sta muovendo per accertare le cause del decesso. E più precisamente come e quando il cinquantanovenne sia finito in acqua. Esclusi segni di violenza sul corpo della vittima, il pubblico ministero Massimo Mannucci che coordina l’inchiesta, ha comunque disposto l’autopsia e affidato l’incarico – l’esame si svolgerà mercoledì – al medico legale Luigi Papi. Per capire lo stato d’animo del cinquantottenne, originario di Palermo ma da anni in città dove viveva in via Nicodemi, è necessario tornare al pomeriggio di domenica quando l’ex compagna ha chiamato il centralino del 113 per segnalare la scomparsa dell’uomo.
Quarantacinque minuti più tardi il cinquantanovenne è stato trovato dalle volanti mentre camminava lungo il viale Nazario Sauro «in uno stato di alterazione psico-motoria». A questo punto – secondo la ricostruzione della questura – è stata chiamata un’ambulanza e Baroni è stato trasferito al pronto soccorso. Sempre secondo quanto hanno accertato gli investigatori, il paziente – intorno alle 19 – avrebbe lasciato l’ospedale dopo aver rifiutato di sottoporsi agli esami. «Non c’era l’obbligo di trattenerlo», spiegano sia dall’Asl che dalla questura.
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Che cosa ha fatto nelle ore successive? Le persone che frequentano le cantine lungo gli scali Finocchietti - in pieno centro - hanno raccontato agli inquirenti che nella zona, fino a dopo la mezzanotte, c’è sempre qualcuno e nessuno avrebbe visto l’uomo aggirarsi lungo i fossi. Ecco perché è plausibile pensare che il cinquantottenne sia giunto in Venezia in un orario compreso tra le una e le due del mattino e che il decesso sia avvenuto intorno a quell’ora. Un’ipotesi confermata anche dallo stato del cadavere quando è stato recuperato dai sommozzatori dei vigili del fuoco. Quello che gli investigatori stanno cercando di capire è la dinamica della caduta in acqua.
L’unica traccia lasciata dall’uomo è il giaccone appoggiato lungo la spalletta che costeggia i fossi. È possibile dunque che Baroni si sia avvicinato all’acqua in uno stato di alterazione, forse per fare un bisogno, e che sia caduto nei fossi – la temperatura dell’acqua è intorno ai 14/15 gradi – senza più riuscire a risalire. Dagli accertamenti effettuati dagli agenti, l’uomo non avrebbe lasciato alcun biglietto che spiegherebbe invece un gesto estremo. Anche se nei giorni precedenti alla tragedia ha dato segni di insofferenza e di agitazione.
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