Il Tirreno

Livorno

In auto con le bombe, resta in silenzio davanti al giudice - Le foto

di Federico Lazzotti
In auto con le bombe, resta in silenzio davanti al giudice - Le foto

Livorno, Stefano Del Carratore, 65 anni, è stato arrestato giovedì 16 novembre con l’accusa di detenzione di esplosivi: resterà ai domicliari 

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LIVORNO. Stefano Del Carratore, l’ex rappresentate di medicinali fermato giovedì 16 novembre dalla finanza mentre trasportava quattro bombe, altrettanti detonatori e un telecomando sulla propria auto, è uscito dal Tribunale di Livorno di via Falcone e Borsellino poco prima delle 10 di lunedì 20 novembre. Occhiali scuri, camicia chiara, cravatta su toni viola, cappotto grigio e cellulare all’orecchio, è tornato nella sua abitazione dove per il momento rimarrà agli arresti domiciliari con l’accusa di detenzione di esplosivi.

L’udienza di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno è durata meno di un minuto. Solo il tempo da parte dell’avvocato difensore, Gabriele Rondanina, di comunicare al magistrato la volontà del suo cliente di non rispondere alle domande.

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Dunque, almeno per adesso, nessuna rivelazione da parte del sessantacinquenne per giustificare in qualche modo il possesso dei quattro ordigni e nemmeno l’uso che ne avrebbe voluto fare. Del Carratore in un primo momento aveva infatti spiegato agli investigatori che aveva con sé quel materiale in vista di una festa sulla spiaggia l’ultimo dell’anno. Una versione che non ha convinto gli inquirenti e che evidentemente l’indagato non ha ritenuto di ripetere davanti al giudice e di mettere agli atti.

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Resta dunque il giallo di un insospettabile capace di procurarsi quel tipo di materiale che secondo gli esperti, se azionato, poteva essere letale. Ecco perché proseguono le indagini delle fiamme gialle per capire se l’ex rappresentate abbia confezionato gli ordigni da solo procurandosi la polvere, i detonatori e il telecomando o se invece abbia ricevuto o acquistato da una terza persona il materiale esplosivo. Ma l’obiettivo è soprattutto quello di scoprire che uso avrebbe fatto delle bombe. Escluso un atto terroristico di matrice politica oppure un collegamento diretto o indiretto con la criminalità organizzata, resta in piedi l’ipotesi della vendetta personale.

 

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