Gioco
L'ex terremotato: cerco chi mi aiutò 37 anni fa, vi riconoscete in questa foto?
Donato Gioseffi, sessantaduenne della provincia di Avellino, a distanza di 37 anni esatti dal sisma dell'Irpinia, con un appello di rintracciare i volontari che aiutarono lui e la moglie che si sposarono proprio in quei giorni
LIVORNO. Dall’Irpina, a distanza di 37 anni esatti dal terremoto che mise in ginocchio più di cento paesi, arriva anche a Livorno la richiesta di Donato Gioseffi, avellinese di Lioni, ora sessantaduenne, “18 ore da sepolto vivo, sotto cumuli di macerie”. Si rivolge ai volontari che dalle nostre zone in quei giorni scesero a migliaia per aiutare le popolazioni colpite dal sisma. Lo fa – con una lettera pubblicata da “Invece Concita”, la rubrica della giornalista livornese Concita De Gregorio su Repubblica – chiedendo se qualcuno si riconosce nella foto in cui compaiono lui e la moglie Maria, che si sarebbero sposati due mesi dopo il sisma.
Nozze “terremotate” con la compagna di vita, come dice Donato, alle quali parteciparono proprio i volontari provenienti dai nostri territori. Ed ecco che scatta – a tanti anni di distanza, dopo essersi tenuto in fondo alla memoria le emozioni e i ricordi di quei giorni – il bisogno di tornare a stringere la mano a chi lo aveva soccorso, a chi aveva aiutato lui e la ragazza che sarebbe diventata sua moglie a superare quei momenti di disperazione grazie all’impulso straordinario di solidarietà.
Del resto, nella grande carovana dei volontari toscani che Donato Gioseffi ricorda erano proprio i livornesi a fare la parte del leone: i quei giorni si contarono a centinaia nella nostra città i giovani, i portuali, gli studenti, i volontari delle associazioni ma anche i lavoratori che si misero in ferie per andare ad aiutare in Irpinia.
Non c’erano i social e ci vollero parecchie ore se non giorni per capire l’entità reale del sisma: magnitudo 6,8, quasi 300mila sfollati, poco meno di 9mila feriti e qualcosa come 2.914 morti.
«Come dimenticare quelle ore sotto le macerie, non sapendo cosa fosse successo realmente, non sapendo se ne saremmo usciti vivi, non sapendo chi poteva venire a toglierci i metri di detriti sopra di noi. Infatti i primi soccorritori, la mattina successiva, arrivarono a mani nude e non potettero aiutare da subito».
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