Gioco
Se l’ordigno colpisce anche senza scoppiare
Le 4 chiavi per risolvere il rebus: la strana storia della Smart bianca con l’esplosivo ai piedi del sedile
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1) CERCANO DROGA E TROVANO ESPLOSIVO. La storia del ritrovamento casuale durante un normale controllo è un vecchio escamotage che gli investigatori usano quando vogliono coprire chi gli ha dato la dritta giusta. Ma stavolta dal quartier generale delle Fiamme Gialle insistono a dire che non si tratta di una scusa di copertura: il personale della Guardia di finanza stava sul serio compiendo un controllo qualsiasi nel pieno del pomeriggio, semmai a caccia di stupefacenti più che di qualcos’altro.
2) L’ESPLOSIVO ERA AI PIEDI DEL SEDILE DELL’AUTO. La prima cosa singolare che balza agli occhi è il fatto che l’esplosivo non era in chissà quale sottofondo, ben occultato in una intercapedine costruita da un mago dei nascondigli all’interno di una vettura: era in una scatola appoggiata davanti al sedile. C’è uno scarto incomprensibile fra i tasselli del puzzle: da un lato, una qualche complessità del congegno esplosivo (non sofisticato dal punto di vista tecnico ma i detonatori non si trovano al supermercato) e un potenziale distruttivo elevato (la possibilità di aggiungere chiodi lascia prefigurare l’ipotesi di far danni a cose bensì a persone); dall’altro, una singolare superficialità nel nascondere la bomba (era in una scatola sotto gli occhi di tutti) e una certa banalità della scena del ritrovamento (un controllo stradale qualsiasi). Come se il sessantacinquenne bloccato dalle Fiamme Gialle fosse un personaggio laterale al quale viene affidata solo una funzione logistica mentre i protagonisti della vicenda restano fuori dall’inquadratura.
3) L’UOMO È AGLI ARRESTI DOMICILIARI. C’era la flagranza e c’era qualche (piccolo) guaio delpassato. Bastava aggiungere il sospetto della pericolosità sociale perché davanti al conducente si aprissero le porte del carcere: se è finito agli arresti domiciliari è dunque perché non dev’esser stato considerato un pericoloso criminale o, a maggior ragione, un terrorista. Del resto, ogni legame con l’eversione o il fondamentalismo islamico è stata smentita dal procuratore capo Squillace Greco (che ha nel curriculum gli anni all’antimafia).
4) EFFETTO BOMBA ANCHE PRIMA DELL’ESPLOSIONE. Così come in anni lontani è bastato il “tintinnar di sciabole” per dare una sterzata politica, anche con l’esplosivo si può conseguire l’obiettivo senza doverlo adoperare: semplicemente minacciando di usarlo. Indipendemente da quale sia il ruolo dell’automobilista arrestato dalla pattuglia dei finanzieri nei pressi del rondò della Porta a Mare, dunque non è detto che chi ha davvero in mano i fili di questa vicenda avesse l’intenzione di far esplodere davvero l’ordigno. Magari, a seconda delle situazioni, sarebbe bastato sventolarla vicino all’interlocutore per fargli arrivare il messaggio. Ma proprio per rendere credibile la minaccia è indispensabile che siano presenti tutte le componenti: non soltanto l’esplosivo ma anche il detonatore e il telecomando (collegabili da mani esperte in pochi minuti per trasformarsi in una bomba realmente pericolosa). Un effetto comunque l’ha già avuto: farci uscire dall’età dell’innocenza. Non sono più cose che accadono solo sul palcoscenici lontani. (m.z.)
2) L’ESPLOSIVO ERA AI PIEDI DEL SEDILE DELL’AUTO. La prima cosa singolare che balza agli occhi è il fatto che l’esplosivo non era in chissà quale sottofondo, ben occultato in una intercapedine costruita da un mago dei nascondigli all’interno di una vettura: era in una scatola appoggiata davanti al sedile. C’è uno scarto incomprensibile fra i tasselli del puzzle: da un lato, una qualche complessità del congegno esplosivo (non sofisticato dal punto di vista tecnico ma i detonatori non si trovano al supermercato) e un potenziale distruttivo elevato (la possibilità di aggiungere chiodi lascia prefigurare l’ipotesi di far danni a cose bensì a persone); dall’altro, una singolare superficialità nel nascondere la bomba (era in una scatola sotto gli occhi di tutti) e una certa banalità della scena del ritrovamento (un controllo stradale qualsiasi). Come se il sessantacinquenne bloccato dalle Fiamme Gialle fosse un personaggio laterale al quale viene affidata solo una funzione logistica mentre i protagonisti della vicenda restano fuori dall’inquadratura.
3) L’UOMO È AGLI ARRESTI DOMICILIARI. C’era la flagranza e c’era qualche (piccolo) guaio delpassato. Bastava aggiungere il sospetto della pericolosità sociale perché davanti al conducente si aprissero le porte del carcere: se è finito agli arresti domiciliari è dunque perché non dev’esser stato considerato un pericoloso criminale o, a maggior ragione, un terrorista. Del resto, ogni legame con l’eversione o il fondamentalismo islamico è stata smentita dal procuratore capo Squillace Greco (che ha nel curriculum gli anni all’antimafia).
4) EFFETTO BOMBA ANCHE PRIMA DELL’ESPLOSIONE. Così come in anni lontani è bastato il “tintinnar di sciabole” per dare una sterzata politica, anche con l’esplosivo si può conseguire l’obiettivo senza doverlo adoperare: semplicemente minacciando di usarlo. Indipendemente da quale sia il ruolo dell’automobilista arrestato dalla pattuglia dei finanzieri nei pressi del rondò della Porta a Mare, dunque non è detto che chi ha davvero in mano i fili di questa vicenda avesse l’intenzione di far esplodere davvero l’ordigno. Magari, a seconda delle situazioni, sarebbe bastato sventolarla vicino all’interlocutore per fargli arrivare il messaggio. Ma proprio per rendere credibile la minaccia è indispensabile che siano presenti tutte le componenti: non soltanto l’esplosivo ma anche il detonatore e il telecomando (collegabili da mani esperte in pochi minuti per trasformarsi in una bomba realmente pericolosa). Un effetto comunque l’ha già avuto: farci uscire dall’età dell’innocenza. Non sono più cose che accadono solo sul palcoscenici lontani. (m.z.)
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