Gioco
Le suore chiudono l’albergo: 8 licenziati
di Giulio Corsi
Al suo posto potrebbe nascere una residenza per anziani
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LIVORNO. «Aperitivo in terrazza. Poi si scende al ristorante con veduta panoramica su tutto il mare livornese. Posto da fotografia, bello, personale eccellente». Paolo da Roma è uno dei 615 turisti che su Tripadvisor hanno voluto lasciare la loro recensione sull’hotel La Vedetta di Montenero, splendida villa costruita alla fine del 1700 come residenza del console di Danimarca, che tra i suoi ospiti illustri ha dato casa e ispirazione anche a Bertel Thorvaldsen, il principale scultore danese, prima di trasformarsi nel secolo successivo in convento e poi in orfanotrofio e diventare infine, 18 anni fa, un albergo, l’albergo La Vedetta. Tre stelle, 31 camere, vista mozzafiato, ristorante importante, servizio apprezzato al punto da guadagnarsi l’85% di giudizi tra ottimo e molto buono su internet.
Dal 2 gennaio le luci della Vedetta si spegneranno: l’ordine religioso delle Figlie povere di San Giuseppe Calasanzio, che è proprietario della struttura, ha deciso infatti di disdire il contratto di affitto con la società che gestisce l’hotel, la cooperativa fiorentina San Paolo della Croce. Che a sua volta è stata costretta ad inviare agli otto dipendenti la lettera di licenziamento.
Perché le suore abbiano deciso di chiudere La Vedetta non è noto. Nessun problema nei pagamenti, nessuna diatriba con la cooperativa che lo gestiva. Neanche il vescovo Simone Giusti, che si è attivato con forza in questa vicenda, è riuscito a convincere le figlie di San Giuseppe a ripensarci. Si sussurra che al posto dell’albergo potrebbe nascere una casa di riposo per anziani, business molto più remunerativo rispetto agli introiti garantiti dall’albergo, che tuttavia in questi 18 anni ha garantito alle suore un canone annuo di 105mila euro.
Una cosa è certa: per la Livorno che punta su un’immagine nuova e sul turismo è una beffa. E per la sua occupazione è un colpo pesante: perché i posti che si perderanno sono quasi una ventina, non solo gli otto dipendenti ma anche la decina di stagionali che d’estate venivano puntualmente assunti.
Il paradosso della vicenda è che stavolta non siamo davanti ad un’azienda in crisi. «Questa è una società sana e fiorente - commenta Sabina Bardi, segeretaria della Uil Tucs -. La struttura va bene, sia come albergo che come ristorante. Ci è stato ripetuto più volte dai nostri amministratori locali che non possiamo permetterci di perdere nemmeno un posto. Qui invece col cerino in mano ci resteranno i lavoratori, nessuno dei quali tra l’altro è minimamente vicino all’età pensionabile».
Fabio Spadoni, il presidente della cooperativa, ha scritto anche a Papa Francesco. «Immagino che non abbia ricevuto la nostra lettera», sospira. A Spadoni non ha mai risposto neanche la madre generale delle Figlie Povere di San Giuseppe, suor Lucia D’Ospina. «Un anno fa ci è stato comunicato che nel 2018, con la scadenza dell’affitto, il contratto non sarebbe stato rinnovato. In questo anno la madre generale non mi ha mai ricevuto e anche al personale dell’albergo che ha inviato una lettera alla congregazione evidenziando le conseguenze della chiusura, è stato risposto per scritto dicendo che non c’era l’intenzione di un incontro», racconta Spadoni.
Eppure il rapporto con le suore non aveva mai registrato problemi. «Era previsto un canone di affitto semestrale ma pagavamo ogni mese - spiega il presidente della cooperativa -. In carico avevamo anche la manutenzione straordinaria dell’immobile ad eccezione del tetto e delle strutture portanti. Negli ultimi quattro anni l’albergo è cresciuto molto, ha aumentato il fatturato, si è fatto apprezzare anche con l’apertura del ristorante. Questo ci ha permesso nell’ultimo biennio di fare altre tre assunzioni. Il prossimo passo sarebbe stato quello di trasformarci in un tre stelle di charme e invece a San Silvestro faremo l’ultima festa, molto amara, purtroppo».
Dal 2 gennaio le luci della Vedetta si spegneranno: l’ordine religioso delle Figlie povere di San Giuseppe Calasanzio, che è proprietario della struttura, ha deciso infatti di disdire il contratto di affitto con la società che gestisce l’hotel, la cooperativa fiorentina San Paolo della Croce. Che a sua volta è stata costretta ad inviare agli otto dipendenti la lettera di licenziamento.
Perché le suore abbiano deciso di chiudere La Vedetta non è noto. Nessun problema nei pagamenti, nessuna diatriba con la cooperativa che lo gestiva. Neanche il vescovo Simone Giusti, che si è attivato con forza in questa vicenda, è riuscito a convincere le figlie di San Giuseppe a ripensarci. Si sussurra che al posto dell’albergo potrebbe nascere una casa di riposo per anziani, business molto più remunerativo rispetto agli introiti garantiti dall’albergo, che tuttavia in questi 18 anni ha garantito alle suore un canone annuo di 105mila euro.
Una cosa è certa: per la Livorno che punta su un’immagine nuova e sul turismo è una beffa. E per la sua occupazione è un colpo pesante: perché i posti che si perderanno sono quasi una ventina, non solo gli otto dipendenti ma anche la decina di stagionali che d’estate venivano puntualmente assunti.
Il paradosso della vicenda è che stavolta non siamo davanti ad un’azienda in crisi. «Questa è una società sana e fiorente - commenta Sabina Bardi, segeretaria della Uil Tucs -. La struttura va bene, sia come albergo che come ristorante. Ci è stato ripetuto più volte dai nostri amministratori locali che non possiamo permetterci di perdere nemmeno un posto. Qui invece col cerino in mano ci resteranno i lavoratori, nessuno dei quali tra l’altro è minimamente vicino all’età pensionabile».
Fabio Spadoni, il presidente della cooperativa, ha scritto anche a Papa Francesco. «Immagino che non abbia ricevuto la nostra lettera», sospira. A Spadoni non ha mai risposto neanche la madre generale delle Figlie Povere di San Giuseppe, suor Lucia D’Ospina. «Un anno fa ci è stato comunicato che nel 2018, con la scadenza dell’affitto, il contratto non sarebbe stato rinnovato. In questo anno la madre generale non mi ha mai ricevuto e anche al personale dell’albergo che ha inviato una lettera alla congregazione evidenziando le conseguenze della chiusura, è stato risposto per scritto dicendo che non c’era l’intenzione di un incontro», racconta Spadoni.
Eppure il rapporto con le suore non aveva mai registrato problemi. «Era previsto un canone di affitto semestrale ma pagavamo ogni mese - spiega il presidente della cooperativa -. In carico avevamo anche la manutenzione straordinaria dell’immobile ad eccezione del tetto e delle strutture portanti. Negli ultimi quattro anni l’albergo è cresciuto molto, ha aumentato il fatturato, si è fatto apprezzare anche con l’apertura del ristorante. Questo ci ha permesso nell’ultimo biennio di fare altre tre assunzioni. Il prossimo passo sarebbe stato quello di trasformarci in un tre stelle di charme e invece a San Silvestro faremo l’ultima festa, molto amara, purtroppo».
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