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Estraordinaria quell’azienda pubblica: «Ci quotiamo in Borsa»

di Ilenia Reali
Estraordinaria quell’azienda pubblica: «Ci quotiamo in Borsa»

Tre piccole realtà hanno creato una delle prime 10 multiutility italiane. Gestisce una rete lunga 5.000 km, come da Reggio Calabria a Capo Nord

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Era una piccola società di distribuzione del gas e dell’acqua. Ma nel proprio dna aveva già il gene della crescita. Quando ancora non si parlava di fusioni e accorpamenti Consiag provava a uscire dal proprio territorio provinciale e strizzava l’occhio ai comuni vicini offrendo servizi più allettanti dei concorrenti. Consiag aveva – non solo letteralmente – energia da vendere. Un approccio in parte privatistico al mercato, nonostante il capitale pubblico, tipico della città in cui è nata, Prato.

Il vero passo avanti è arrivato però con Estra, con l’accordo di fusione tra Consiag, Coingas di Arezzo e Intesa di Siena e con la vincita di gare in mezza Italia: in Toscana, in Umbria, nelle Marche, nel Lazio, in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Estra attraverso le società controllate è attiva nella distribuzione, vendita e approvvigionamento di gas naturale, gpl, energia elettrica e nelle telecomunicazioni ma anche nella progettazione e gestione di servizi energetici e nella produzione di energia da fonti rinnovabili.

Era una lillipuziana, oggi è una Gulliver dei multiservizi, tra le prime dieci multiutility italiane, che dà filo da torcere alle grandi società straniere.

Entro maggio sarà quotata in Borsa. «Sarà la prima utility toscana, quotata, di origine pubblica», dice con orgoglio il direttore generale di Estra Paolo Abati da sempre nella plancia di comando di Consiag e poi di Estra. Era il 2004 e fu lui a chiedere un incontro a Piazzi, presidente di Intesa. «Ero consapevole che dovevamo trovare delle forme di collaborazione: l’incontro a Siena andò ottimamente. Era come se Alessandro Piazzi mi stesse aspettando, ci fu subito intesa sugli intenti».

Fu fatto lì quello che giornalisticamente è “l’accordo del picio” in cui fu poi coinvolto anche il collega della municipalizzata di Arezzo e di cui, dal primo gennaio, farà parte anche Multiservizi di Ancona. «Arrivare alla fusione - continua Abati - è stato poi molto lungo. Estra è nata nel 2009. Da quel momento ha sempre prevalso la capacità di mettersi in discussione e un grande senso di responsabilità: tra i soci c’è sempre stato un rapporto eccellente. E’ stato quando abbiamo vinto la nostra prima gara in Abruzzo che abbiamo capito che ce l’avremmo fatta mentre abbiamo vissuto come una grande ingiustizia la perdita delle reti a Prato, proprio a casa nostra».

Il gruppo Estra ha chiusto l’esercizio 2016 con ricavi totali per 1.044, 4 milioni e un margine operativo lordo di 86,6 milioni, con un utile consolidato di 15,1 milioni e il patrimonio netto cresciuto rispetto all’anno precedente del 61,9% (da 270, 3 milioni a 320,5 milioni). Oggi Estra ha quasi 750mila clienti e distribuisce circa 1.200 milioni di metri cubi di gas su una rete di oltre 5.000 chilometri. Come da Reggio Calabria a Capo Nord.

«Estra - continua a parlare Abati - ha la caratteristica di essere un’azienda concreta e innovativa che ha come punto di valore la crescita per i nostri soci. E’ un’azienda pubblica che fa dell’etica uno dei valori fondanti: è imprescindibile rispettare le regole, creare fiducia nei nostri confronti e avere una gestione trasparente. I nostri dipendenti sentono la società come loro e noi investiamo molto sulle risorse umane.Abbiamo un management di grande valore».

Il 2018 sarà l’anno della Borsa. Una quotazione pensata più volte negli anni e che arriva, forse in ritardo, ma «con la certezza che è il momento giusto per il riconoscimento del valore di questa società».

Il 2018 sarà anche l’anno della crescita tecnologica con i progetti pilota legati al 5G, a Prato e a L’Aquila. Sarà infatti messo a punto un progetto di videosorveglianza con telecamere ad altissima definizione con sistemi di visione artificiale avanzati (per la sicurezza pubblica) e con caratteristiche termiche capaci di segnalare in tempo reale l’abbandono di rifiuti pericolosi.

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