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Livorno

Pisa-Livorno, accordo fra tifoserie: «Lo stadio resti vuoto» - Dite la vostra

di Federico Lazzotti e Antonio Scuglia
Pisa-Livorno, accordo fra tifoserie: «Lo stadio resti vuoto» - Dite la vostra

I supporters nerazzurri in uno lungo comunicato: senza gli amaranto non entriamo

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LIVORNO. La partita più attesa della stagione rischia giocarsi in uno stadio (semi) vuoto, senza striscioni, sfottò e soprattutto senza i tifosi organizzati. È questo il paradosso, non il solo, che si prospetta in vista del derby di andata tra Pisa e Livorno, in programma domenica 26 novembre alle 14,30 all’Arena Garibaldi.

I primi ad annunciare lo sciopero sono stati i sostenitori amaranto che mercoledì dopo la decisione del questore di Pisa di mettere a disposizione degli ospiti poco più di 400 biglietti, hanno fatto sapere che «compreranno i tagliandi» (una parte dell’incasso dovrebbe andare in beneficenza per l’alluvione) ma non entreranno allo stadio.

Giovedì ecco la risposta dei gruppi organizzati della curva Nord nerazzurra, «sofferta ma ovvia», di non entrare all’Arena per un «derby farsa». Questo, naturalmente se nei prossimi giorni (oggi il Gos, lunedì la Commissione di vigilanza) saranno confermate le decisioni di non ampliare la capienza della Nord e del settore ospiti, «e continuerà – dicono gli ultras – a essere ignorata la voce di coloro che del derby dovrebbero essere reali protagonisti oltre che spettatori: i tifosi».

Dopo anni di «meglio un morto in casa che un pisano all’uscio». E risposte come: «Dio ti accontenti». Di seggiolini lanciati, coreografie da bollino rosso, finanche a scazzottate ed episodi da codice penale, questa unione di intenti passerà alla storia come la “tregua della capienza”. A memoria il primo episodio in cui le due tifoserie si sono trovato d’accordo su una cosa.

Il punto, scrivono i tifosi del Pisa, è che il derby è derby «se le persone possono vederlo. È la partita che coinvolge una città, quella in cui si affiancano i fedelissimi e i tifosi di un giorno, quella per cui chi abita lontano rientra, chi lavora prende le ferie, chi è già sicuro del biglietto ne cerca altri per gli amici. Quella che attira i pisani e non solo i tifosi della squadra di calcio». Invece, tra restrizioni e divieti, la prevendita per la Curva Nord «non aprirebbe nemmeno con una privilegiata minoranza, tra cui noi dei gruppi, già sicura di entrare allo stadio, e una moltitudine di gente privata anche della chance di provarci».

In altre gare, anche importanti, «può essere giusto che chi è più costante, e appassionato, chi si sacrifica, abbia più possibilità di altri nel vedere la partita; nel derby no, perché non è una partita normale, è una sfida sportiva, culturale, emotiva, tra due città, che va oltre a classifica e risultato, e in questo modo, con la Nord mutilata e serrata, una parte considerevole della città viene esclusa, non può essere coinvolta né partecipare».

Per questo è maturata una decisione clamorosa e dolorosa: «Non entriamo perché il derby è derby se c’è un confronto. Non solo sul campo. Sul campo si affrontano undici giocatori per parte, e ciascuna squadra prova a regalare una soddisfazione al proprio pubblico e a portare punti alla classifica. Ma si sa tutti benissimo che…non è quello. Il derby è tra pisani e livornesi. Non contano solo le categorie, i precedenti, le statistiche, chi gioca di qui, di là, gli infortunati… conta superare i rivali. Sul campo, sicuramente, ma anche nel botta e risposta con gli striscioni, nella frequenza e potenza dei cori, nell’originalità, conta esultargli davanti se segniamo, ripartire subito col tifo se il gol lo segnano loro. Ma loro ci devono essere. Ci devono poter essere. Altrimenti non ha senso».

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