Il Tirreno

Livorno

Quercianella, l’acqua fa ancora lo slalom fra tunnel e strettoie

di Nicolò Cecioni
Quercianella, l’acqua fa ancora lo slalom fra tunnel e strettoie

Tanti piccoli torrenti e rii, quasi tutti hanno creato problemi Da ricostruire il ponte sul Chioma ma quanti intoppi burocratici

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QUERCIANELLA. «Sono andato a misurare di persona questo torrente e sotto la ferrovia è largo un metro e profondo 1,60. Ma quando esce allo scoperto, si incanala in una strettoia di 40 centimetri per 40». In via Puccini la distruzione è arrivata dal rio Belsoggiorno, un piccolo corso d’acqua che passa accanto all’omonimo hotel. Due mesi fa gli abitanti di Quercianella si sono svegliati con le case allagate e con l’acqua che ha riempito totalmente la strada, trasformandola in un vero e proprio fiume. Renato Pasquini vive poco più a sud rispetto al torrente, al numero 158. E l’acqua gli ha distrutto tutto, portandosi via un pezzo di terra che è finito in mare.

«Vivo qui da sempre – racconta – e in 40 anni ho visto 4 alluvioni. Nessuno ha mai fatto niente. Anzi. Come al solito, tutto è dovuto al rio Belsoggiorno che è stato inspiegabilmente incanalato in un tunnel troppo stretto per la sua portata. È molto corto come fiume, non supera i 3 chilometri. Ma è ripidissimo e quasi tutto tombato. Sbuca da sotto il ponte della ferrovia, dietro l’hotel di via Puccini, e per una cinquantina di metri è a cielo aperto. Ma diventa la metà ed è normale che l’acqua fuoriesca. Succede sempre così. La strada è in pendenza verso sud e tutte le case sono state allagate. Io ho avuto danni per 100mila euro».

Davanti all’hotel Belsoggiorno c’è uno dei pochi accessi pubblici al mare: una scalinata ripida, sotto la quale passa il torrente prima di sfociare. «L’acqua è passata da sopra e ha creato uno smottamento. È tutto distrutto e qui non ha sistemato nessuno. Dal Comune hanno messo una transenna per evitare che la gente passi, ma non può certo bastare».

Però, il Belsoggiorno non è stato l’unico fiume straripato: Quercianella è una zona ricchissima di corsi d’acqua e quasi tutti hanno causato problemi. Il Chioma è l’esempio più lampante della violenza di quella notte. Il torrente ha abbattuto il ponte che collega la strada al residence e al porticciolo. Una zona che è rimasta letteralmente isolata e che verrà ricollegata al paese quando il ponte verrà ricostruito.

Tra intoppi burocratici, ritardi e rimpalli di responsabilità (il fiume è demaniale, ma le due sponde appartengono ai comuni di Livorno e di Rosignano), comunque, i lavori sono partiti e sembra che entro aprile il collegamento verrà ripristinato. Poco prima di arrivare in mare, il Chioma ha sfondato gli argini e ha devastato il Villaggio Azzurro, un camping molto frequentato: ha subito danni ingenti.

Tornando verso Livorno ci si imbatte nel botro Forconi, alla foce del quale sono state costruite due barriere proprio davanti al ponte che hanno fatto da “tappo” e l’acqua è straripata. «Hanno costruito quei due cumuli di sassi – spiega Sandra Turini – e il fiume non è più libero di sfociare, anzi. A sinistra, inoltre, c’è la Calabianca che ostruisce ulteriormente il deflusso. Tutto ciò ha provocato la scomparsa della spiaggia dei Paolieri che è stata “mangiata” dalla corrente».

La notte dell’alluvione, il botro è salito di oltre un metro e mezzo. «Subito dopo la ferrovia, – afferma – c’è una casa con un giardino. L’acqua è entrata dentro e ha portato via 2 macchine, rompendo il muro. Dal ponte quel giorno non si passava. A peggiorare la situazione è stato anche il rio Capramorta, un piccolo torrente che prima scorreva dove ora c’è via Fucini. Negli anni’ 50 è stato tombato all’altezza dell’istituto delle Mantellate e poi, per costruire la strada e per far spazio alla “Spiaggetta”, il corso è stato pure deviato. Oggi il Capramorta affluisce nel Forconi, 200 metri prima della foce. Il consorzio di bonifica non solo non è mai venuto a pulire il letto dei due fiumi: non ha neanche liberato il canaletto che era ostruito e l’acqua è esondata».

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