Gioco
Italia-Svezia, Orrico: "Io per vincere giocherei così"
La nostra tecnica per mandare a vuoto la loro aggressività. Il nostro palleggio per farli uscire dalla partita. La rapidità nei movimenti e nelle geometrie per disorientarli e trovare l’imbucata giusta
La nostra tecnica per mandare a vuoto la loro aggressività. Il nostro palleggio per farli uscire dalla partita. La rapidità nei movimenti e nelle geometrie per disorientarli e trovare l’imbucata vincente negli ultimi quindici metri.
Se vuoi avere la meglio quando sei di fronte a un toro, non puoi metterti a fare a testate contro di lui, devi piuttosto indossare i panni del torero. Se io fossi in Ventura, a San Siro imparerei dai miei sbagli e preparerei la sfida di ritorno contro la Svezia in modo diametralmente opposto rispetto a quanto fatto all’andata. A casa loro abbiamo commesso un errore madornale: abbiamo acconsentito a giocare la partita sul piano atletico. E ci siamo fatti trascinare nella mischia da una squadra scarsa. Questo non deve assolutamente accadere anche a San Siro.
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Sarebbe sciagurato se pensassimo a restituire agli svedesi il trattamento che ci hanno riservato tre giorni fa. Il nostro deve essere un approccio all’insegna del giocare a calcio. Altro che vendette o ritorsioni: usiamo il palleggio contro una nazionale che non ha contenuti tecnici nelle corde. Facciamoli girare a vuoto, proviamo a scardinare la loro difesa un passaggio alla volta. Per farlo, prendiamo spunto dalla squadra che è maestra in questo, cioè il Napoli. È vero, questa è l’Italia, non il Napoli, ma intanto possiamo partire da due dei suoi giocatori per “contagiare” lo sviluppo del gioco dei compagni: Jorginho e Insigne.
E ancora, farei tesoro dello spirito del nostro campionato, dove ormai non c’è più nessuno che gioca con due centravanti fissi in area: fuori uno tra Belotti e Immobile (in campo va chi sta meglio), dentro tutti gli elementi di fantasia che abbiamo. Dentro cioè un terzetto dietro alla prima punta composto da Insigne, Candreva e Bernardeschi, il nostro uomo migliore per caratteristiche in quel ruolo. Difficile che Ventura osi così tanto? Allora va bene anche Eder. A centrocampo, non rinuncerei a De Rossi (a meno che non sia stanco, in quel caso ok Gagliardini) accanto a Jorginho, per recuperare in dinamicità rispetto agli spenti Parolo e Verratti (che si è fatto fuori da solo). Dietro, non rinuncio alla BBC: con Bonucci, Barzagli e Chiellini tengo Darmian, o Zappacosta, per un ruolo alla Ghoulam.
Così potrei impostare il match all’insegna del palleggio breve e del gioco rasoterra. Questo tipo di approccio sarebbe servito anche all’andata: dovevamo farli correre senza la palla, disinnescare il loro pressing, vanificare la loro foga agonistica e a tratti violenta con la nostra calma e la nostra tecnica. Al contrario, ci siamo messi a fare a cornate con i vichinghi.
Questa sera, al fischio dell’arbitro, la qualificazione sarà dalla parte dei nostri avversari. Questo li porterà a disputare una partita ancor più all’insegna del non-gioco. Verranno da noi per innervosirci ancora di più. Noi dobbiamo rispondere con il calcio e con il bagaglio tecnico dei Candreva e degli Insigne. Il cronometro sarà nostro nemico, ma non dovremo avere fretta, perché occorrerà essere sempre lucidi nelle giocate. Come un torero, l’Italia dovrà far correre per il campo la Svezia, con finte e contro-finte, con una rete di passaggi e scambi veloci.
Con la consapevolezza di come questo sarà molto più difficile rispetto all’andata, ma al contempo sarà l’unica possibilità di raddrizzare una qualificazione in salita per le scelte sbagliate commesse nel primo round.
Dobbiamo imporre la nostra tradizione calcistica contro chi questa tradizione non ce l’ha. Ho sempre stimato Ventura come allenatore, ma da commissario tecnico ha incontrato moltissime difficoltà. In Svezia non è stata la prima volta in cui si è presentato con scelte irrazionali.
Era già accaduto in Spagna, quando ci siamo disposti con i quattro attaccanti e abbiamo subìto una lezione che ha pesato nel punteggio, nella qualificazione e anche nella testa dei nostri giocatori. Ripetere gli stessi sbagli, questa sera, potrebbe significare rendere impossibile una missione già profondamente complicata.
Dobbiamo imporre la nostra tradizione calcistica contro chi questa tradizione non ce l’ha. Ho sempre stimato Ventura come allenatore, ma da commissario tecnico ha incontrato moltissime difficoltà. In Svezia non è stata la prima volta in cui si è presentato con scelte irrazionali. Era già accaduto in Spagna, quando ci siamo disposti con i quattro attaccanti e abbiamo subìto una lezione che ha pesato nel punteggio, nella qualificazione e anche nella testa dei nostri giocatori.
Dobbiamo imporre la nostra tradizione calcistica contro chi questa tradizione non ce l’ha. Ho sempre stimato Ventura come allenatore, ma da commissario tecnico ha incontrato moltissime difficoltà. In Svezia non è stata la prima volta in cui si è presentato con scelte irrazionali.
Era già accaduto in Spagna, quando ci siamo disposti con i quattro attaccanti e abbiamo subìto una lezione che ha pesato nel punteggio, nella qualificazione e anche nella testa dei nostri giocatori.
(a cura di Giorgio Carlini)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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