Il Tirreno

Livorno

Il drone marino la nostra vedetta per salvare i naufraghi

di Libero Dolce
Il drone marino la nostra vedetta per salvare i naufraghi

In un cantiere di Avenza sta nascendo un’imbarcazione speciale Si chiama Sand, viene guidata in remoto ed è inaffondabile

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Canale di Sicilia, corridoio Mediterraneo, notte. Il mare agitato rende difficile avvicinarsi ai naufraghi in acqua, le motovedette della guardia costiera hanno poco margine, si rischia di colpirli. Il primo ad approcciarsi è uno dei droni Sand, niente equipaggio, guida da remoto: nel buio, tra le urla, emette segnali luminosi mentre gli altoparlanti diffondono messaggi in varie lingue su cosa fare. Scarica in acqua quattro zattere di soccorso e si allontana, lasciando spazio all’intervento del personale umano.

Da una tecnologia militare a una umanitaria, immaginando uno scenario come quello raccontato prima. Così nasce il progetto Sand, una collaborazione tra tre aziende leader nei rispettivi settori e un’occasione per il rilancio di una delle aree di crisi economica toscane, Massa-Carrara. Questi pionieristici droni modulari saranno prodotti infatti nello stabilimento di Avenza, a Carrara.

Il gruppo Effebi-Overmarine è uno dei leader del settore nella costruzione di scafi in vetroresina e si occuperà della realizzazione della struttura. Un’imbarcazione di 16 metri, composta di scafo e copertura, già in fase avanzata di realizzazione nei capannoni all’ombra delle apuane. C’è poi Ids, azienda pisana di ingegneria dei sistemi, che già oggi ha una lunga esperienza nella dronizzazione di articoli militari, in particolare modo dell’aeronautica. Saranno loro a dare l’intelligenza e la capacità di rispondere a situazioni impreviste al nascituro drone. E infine Meccano Engineering che è il progettista tecnico e cura l’ingegneria.

Il progetto Sand è partito nel maggio scorso e ha ottenuto un sostegno finanziario dalla Regione, tra i programmi di investimento in processi di industrializzazione di rilevanza regionale: due milioni e mezzo di euro li mette Firenze, altri tre milioni le aziende. A fare da raccordo in questa sinergia tra pubblico e privato ci ha pensato Navigo, centro di innovazione e sviluppo della nautica.

Dall’ideazione al cantiere, il progetto ha messo su lo scheletro, è concreto. Nei cantieri di Avenza si può camminare sulle strutture, vedere dall’alto il lungo scafo sul quale gli operai in tuta bianca applicano la resinatura. Ci sono vani vuoti: lì andrà il carburante per dare al mezzo un’autonomia di 48 ore. Al cantiere, tra sovrastruttura e scafo lavorano in sette. «Il progetto dura cinque anni, durante i quali l’obiettivo è di produrre quattro droni all’anno. Si prevede che tra tutte le aziende coinvolte saranno fatte una ventina di assunzioni» , spiega Pietro Angelini, direttore di Navigo. E per mettere in chiaro quanto larghi siano gli orizzonti del progetto aggiunge che questo «non prevede solo la realizzazione di un drone, ma una fabbrica di droni, un luogo di produzione. Si studia dunque sia il dimostratore tecnologico, cioè il drone che dovrà superare i test di prova, che il modo di produzione, come realizzarli su una scala più ampia» . E quel luogo sarà Carrara.

Il varo del primo drone dovrebbe avvenire nel 2018. Superato il giudizio dei test, bisognerà confrontarsi con il mercato. Sand è un prodotto che per avere successo punta soprattutto su due caratteristiche: modularità e flessibilità. Non esiste insomma un drone Sand tipo, ma ognuno sarà concepito in base alle esigenze dei clienti. La suggestione di partenza è quella dell’automazione dei mezzi. Le aziende prevedono una base di 10 possibili usi del drone: recupero ambientale, pattugliamento anti contrabbando e di aree di riserva ecologica, ricerca e soccorso di naufraghi, monitoraggio servizio anti intrusione nei porti, difesa elettronica e anti sommergibili. Usi civili e militari, con preferenza per i primi. «Un oggetto che salva la gente, invece di sparare loro. È la prima idea di questo tipo in Italia; in questo momento il drone sarebbe più di aiuto al militare, nelle missioni di pace o di recupero clandestini» , spiega Enrica Tamberi, del Technical Department di Effebi. E guidato dal GPS potrà operare dove altri non arrivano.

Ultimo dettaglio: SAND sarà inaffondabile. «È previsto un albero che darà allo scafo la capacità di ribaltarsi e tornare nella posizione di navigazione. Di droni per mare se ne sono persi tantissimi, questo di sicuro indietro ritorna, anche con mare mosso» , chiarisce il Production Manager di Effebi, Fabio Bonaccorsi.

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