Il Tirreno

Livorno

L’abbraccio di Amatrice alla città ferita dall’alluvione

di Enrico Paradisi
L’abbraccio di Amatrice alla città ferita dall’alluvione

Il sindaco del paese colpito dal terremoto ricevuto in municipio da Nogarin «Si riparte dalla solidarietà, questa donazione di 11mila euro è fatta col cuore»  

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LIVORNO. Le calamità, la distruzione e il dolore si combatte con la solidarietà. Sergio Pirozzi, il sindaco in area centrodestra di Amatrice, la cittadina reatina rasa al suolo dal terremoto dello scorso anno, arriva sotto al Comune a bordo di un'auto bianca accompagnato da Pietro Picca, redattore di radio Amatrice, la radio che durante l'emergenza è stata l’unico mezzo per fornire costanti informazioni alla popolazione delle 69 frazioni colpite.

I primi ad abbracciarlo, come a rivedere un fratello, sono una decina di volontari dell'associazione nazionale dei carabinieri che da Livorno si sono alternati per un anno sul luogo del sisma. Poi la stretta di mano prolungata con Filippo Nogarin, ancora con le stampelle. E dopo un breve colloquio privato, la consegna «in segno di amicizia eterna», dice Pirozzi, della maglia con su scritto Amatrice e l'assegno da quasi 11mila euro raccolto dai suoi concittadini, che sarà versato sul conto aperto del comune.

«Con Pierozzi - comincia Nogarin - ci siamo conosciuti in Parlamento. Gli ho detto che Livorno sarebbe stata al suo fianco, gli avrebbe dato concretamente una mano. La città ha mantenuto le promesse: abbiamo mandato i nostri tecnici della protezione civile e i volontari che ringrazio: siete angeli». Al di là del colore, Nogarin accenna al fatto che essere istituzione significa non essere solidali soltanto se si appartiene alla stessa forza politica: «Sono stato colpito a mia volta dalla brutta notte del 10 settembre - aggiunge - e una telefonata inaspettata in cui Pirozzi mi ha manifestato la sua vicinanza».

E’ da qui che si riparte, sostiene il primo cittadino livornese. «Ci siamo confrontati su stato di emergenza e fasi commissariali, sui soliti problemi di una legge che ti consente di avere un vantaggio perché sei stato colpito e uno svantaggio se non tieni conto di certe situazioni». Nogarin si riferisce alla esclusione dei sindaci dalla fase del commissariamento, «controllori controllati», dice, ma sono gli stessi sindaci che possono dare un contributo per migliorare. «La tua chiamata incredibile - prosegue - che mi diceva che una comunità in ginocchio si è sentita di fare una raccolta fondi per noi». Alla fine con Giuseppe Lignola, presidente della sezione di Livorno, i volontari dell’associazione carabinieri si stringono al sindaco laziale. Riccardo Bersotti, Gennaro Merola, Angelo Ulisse, Marco Quaglierini, Flavio Leonardis, Ernesto Mori, Pino Toto, Alessandro Pellissero, Emiliano Balestri e Biagio Calabrò. Per un anno intero, spiega Antonio Morganatici (lui 165 giorni a Amatrice), hanno dato una mano, facendo un censimento per rintracciare la gente. «Penso che le calamità ci insegnano che in dodici secondi può cambiare una vita, ci insegnano cose che nella vita di tutti i giorni uno le perde di vista», continua Pirozzi. E il motivo della raccolta fondi? «Amatrice ha avuto tanto e non si dovrà dimenticare di chi ci ha aiutato. Non è una grande somma, ma è fatta con il cuore. Siamo vivi grazie alla solidarietà degli italiani e di Livorno: grazie».

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