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Livorno

Il Tar boccia Nogarin Aamps, cancellata la delibera-chiave

Il Tar boccia Nogarin Aamps, cancellata la delibera-chiave

Nel mirino l’affidamento fino al 2030 rompendo il fronte del maxi-soggetto pubblico-privato con altri cento Comuni 

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LIVORNO. Il Tar ha passato un colpo di spugna sulla delibera di giunta con cui il 20 gennaio scorso il Comune di Livorno ha deciso di modificare il contratto di servizio con Aamps per prolungare fino al 2030 l’affidamento del servizio rifiuti. Una bella gatta da pelare per Palazzo Civico: i giudici amministrativi hanno ritenuto illegittima quella scelta che rappresenta in buona parte l’architrave sul quale si poggia la strategia dell’amministrazione Nogarin di chiamarsi fuori da tempi e modi della riorganizzazione stabilita a livello regionale. In ballo la creazione di una maxi-soggetto raggruppando un centinaio di Comuni nell’Ato Toscana Costa e aprendo poi le porte a un partner industriale privato.

Palazzo Civico l’aveva fatto cambiando la delibera del dicembre 2012 in cui la precedente giunta Pd aveva indicato la possibilità di una scadenza anticipata al momento in cui vi fosse stato il subentro da parte dell’ “aziendona” sovraprovinciale. Per la nuova amministrazione pentastellata invece la validità del contratto si sarebbe estesa fino a tutto il 2030, lasciando tutt’al più lo spiraglino della riserva di «modificare o integrare singole clausole del presente contratto, qualora se ne manifesti la necessità, anche ai fini dell’adeguamento alle eventuali modifiche della normativa in materia».

Non è un caso, dunque, se è proprio dal quartier generale dell’Ato Toscana Costa che si mette l’accento sulla batosta piombata sull’impostazione data dal Comune di Livorno al complesso risiko che si sta giocando sui rifiuti. Non solo: nel giro di pochi mesi è cambiato il colore politico di vari municipi coinvolti e lo “strappo” livornese rischiava di non essere più una eccezione bensì l’apertura di una fronda che avrebbe “contagiato” non solo Pietrasanta ma anche altre amministrazioni non più Pd.

Alla richiesta di una risposta o comunque di una valutazione “a caldo” della sentenza del Tar, da parte dell’amministrazione M5s si preferisce prendere tempo rinviando ai prossimi giorni tanto le contromossa quanto i commenti.

Ancora una volta, peraltro, è il Tar ad assumersi la responsabilità di decisioni relative al governo dei nostri territori: la giustizia amministrativa sta facendo gli straordinari per risolvere le controversie relative alle aree Spil di Paduletta e, più complessivamente, al porto (ma fra Comune e Authority ora sembra scoppiata la pace o quasi…). E adesso si è ritrovata nel menù delle udienze la patata bollente della gestione dei rifiuti.

Al di là della polemica politica (Regione e Pd sono scesi in campo con tutta la potenza di fuoco possibile), ha buon gioco il direttore dell’Ato, Franco Borchi, a segnalare che il Tar, con la sentenza n. 1367 pubblicata venerdì 10, ha preso di mira l’atto che la giunta municipale livornese ha posto come fondamento della richiesta di Aamps per ottenere il concordato preventivo («prevedendo di continuare a gestire il servizio sul territorio livornese per l’intera durata del concordato»). Al contrario, secondo quanto viene ribadito dai vertici dell’Ato costiera, la scelta del Tar dice che «la gestione del servizio da parte di Aamps è quindi necessariamente a tempo e cesserà quando l’Autorità d’Ambito avrà affidato il servizio, su tutto l’Ato, al gestore unico», come segnala Borchi commentando la sentenza.

Va detto che il Tar ha nel frattempo respinto al mittente un precedente ricorso dell’Ato Toscana Costa contro il Comune di Livorno, riunificato a quello successivo: il bersaglio principale era le linee programmatiche della nuova giunta M5s che fin dall’inizio non ha fatto mistero di voler riprendere in mano (“in house”) il servizio di rifiuti anziché proseguire sulla scia del percorso avviato dall’amministrazione Pd verso la maxi-aziendona pubblico-privata.

Ma il cuore del contenzioso a questo punto si era spostato sulla delibera del gennaio scorso. Con almeno tre sottolineature da parte dei giudici amministrativi che, detto in modo un po’ troppo a spanne, potrebbero essere riassunte grossomodo così: 1) non può esserci una sorta di diritto di veto da parte del singolo Comune rispetto alla riorganizzazione regionale dei rifiuti; 2) c’è sì una fase transitoria in cui ai Comune resta in collo il servizio ma questa fase non può concludersi con una ripresa in carico; 3) non possono essere le esigenze del concordato di Aamps a dettare quel che accadrà al maxi-soggetto sovraprovinciale.

Coglie la palla al balzo Marco Filippeschi, sindaco Pd di Pisa e presidente dell’Ato Toscana Costa, per bacchettare il suo collega M5s livornese Filippo Nogarin: la sentenza del Tar – dice – è «un altro punto fermo, inequivocabile e imprescindibile: significa che la giustizia amministrativa legittima il percorso fatto dall’Ato e che convalida, ancora una volta, la valenza della legge regionale». Poi rincara: «Conviene a tutti e in primo luogo a Livorno, per la situazione dell’Aamps, che si concluda il percorso previsto per la gestione unica di ambito. Con un approdo che, una volta raggiunto, varrà per tutti i comuni».

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di Redazione web