Il Tirreno

Livorno

tra successi, grandi dolori e rinascite: l'intervista

Angela Rafanelli, la ex Iena livornese a “Domenica in”

di Ursula Galli
Angela Rafanelli, la ex Iena livornese a “Domenica in”

Dal Piccolo di Milano alla televisione,  l'artista si racconta tra sfide, grandi dolori, successi e rinascite

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LIVORNO. Con la sua verve trascinante e il suo bagaglio professionale e culturale di tutto rispetto, la livornese Angela Rafanelli, classe 1978, è l’inviata “sul campo” di “Domenica In”. Oltre a Leonardo Fiaschi un altro volto labronico brilla dunque su Rai Uno. Già Iena su Italia Uno, e poi inviata dal 2014 per “Quelli che il calcio”, la Rafanelli continuerà a seguire attualità e storie particolari, questa volta sulla ammiraglia della Rai.

Con un suo approccio personalissimo, non da giornalista ( «ho rispetto enorme verso la categoria dei giornalisti ma io non lo sono e il mio è un taglio più di intrattenimento e di calore»).

Contenta di essere a Domenica In?

«Contentissima. Sono cresciuta con le “Domeniche In” di Pippo Baudo, è una trasmissione che dà l’idea del calore familiare e in questo senso trovo un bellissimo messaggio che a condurla quest’anno siano Cristina e Benedetta Parodi, due sorelle che vanno d’accordo. Vedere sorelle e fratelli uniti dà l’idea massima della famiglia».

Ci racconta il suo percorso professionale che l’ha portata fino a Rai Uno?

«Tutto? Ma sono vent’anni di roba... No, va beh, intanto io ho cominciato dal teatro, e non dalla tv. Da quando avevo 3 ann il mio babbo che era in compagnia con Emanuele Barresi e Giorgio Algranti mi portava con sé dietro le quinte. Appena ho avuto l’età mi sono iscritta al Piccolo Teatro Il Grattacielo di Padre Davanzati: facevo lezione nella chiesa sconsacrata dove il Davanzati aveva sposato i miei. A 18 anni poi mi ha vista recitare una mia amica di Livorno, Francesca Guidi che al tempo stava frequentando la scuola del Piccolo Teatro di Milano. Mi ha suggerito di fare il provino, eravamo 700 candidati, e sono entrata. Il mio maestro è stato Luca Ronconi».

E la sua vita al Piccolo Teatro di Milano?

«È stata un’esperienza intensissima, come fare il militare, totalizzante, mi sentivo un po’spaesata perché a Milano non c’erano né il mare né la cucina della mamma, ma stavo inseguendo un sogno. Così ho lasciato la facoltà di Lettere che stavo frequentando dopo il liceo Classico, e sono partita per Milano. La tv com’è arrivata? Ho fatto dieci anni di teatro “serio”. A 28 anni però sono andata in crisi, non ero diventata né Laura Chiatti né Martina Stella, il teatro era un grosso sacrificio, in Italia poi o diventi un divo o fai la fame o quasi, non esiste la “classe media” teatrale come ad esempio c’è in paesi anglosassoni, o in Francia. Ero sulle spese, in più avevo ritmi sfalsati, avevo come un desiderio profondo di riallineare la mia vita...».

Come ha fatto a riuscirci?

«A 17 anni mia madre, la professoressa Nuvoli, mi ha fatto conoscere il buddismo di Nicheren Daishonin, una religione che ti educa al conseguimento della felicità assoluta, tua e del tuo ambiente, attraverso la legge di causa ed effetto. Io non ero felice, quindi mi sono rimboccata le maniche partendo da me, disposta ad accettare di poter essere anche un’attrice mediocre. Mi sono interrogata a lungo su quale potesse essere il mio talento. Mi è sempre piaciuto chiacchierare, ascoltare, stare in mezzo alla gente, e diciamo che con la tv faccio proprio questo».

Concretamente come è arrivata alla tv?

«Mi sono messa a fare tutti i provini possibili senza selezionarli. Così sono approdata a Current, il canale interattivo di “informazione dal basso” di Al Gore, ex vicepresidente degli Stati Uniti. Una grande palestra, mi sono occupata di tutto, dall’arte, alla musica, ai temi dell’ecologia, all’attualità alla moda. Fra il 2008 e il 2009 ha scritto e presentato su Current insieme a Marco Fubini il programma Red – Tutte le declinazioni del sesso».

Com’è diventata “Iena”?

«Per caso (ma il caso non esiste): la proprietaria di casa mia lavorava nell’ufficio legale che segue esternamente le Iene. Saputo del successo di Red su Current mi ha messo in contatto con Davide Parenti. Lui è una persona eccezionale, un ottimo capo, disponibile con tutti. Ho incontrato Davide in modo molto informale, in un locale, ora aperitivo insieme a Marco Fubini e tra i tanti servizi che gli abbiamo proposto ha scelto quello più difficile: una inchiesta sul mercato dell’utero in affitto in India. Una esperienza che mi ha aperto un mondo. Poi c’è stato il controverso ma apprezzato servizio sulla pedofilia... Poi sono stata a Haiti, dopo il terremoto, anche lì abbiamo scoperto un traffico di minori con adozioni illegali anche a scopo sessuale...».

Riassumendo il resto del suo curriculum, nel 2010 ha preso il posto di Camila Raznovich alla conduzione di Loveline, su MTV. Dal 2011 ha condotto su La7 il programma Le vite degli altri. Nel 2014 è stata in “Quelli che il calcio” su Rai 2 come inviata...

«Di Quelli che il calcio ho un bellissimo ricordo, ho lavorato con persone meravigliose come Francesco Bonami, critico che ha scoperto Cattelan, per dirne una, un vero guru. Grazie a Furio Andreotti che già mi ha voluto a QCC, per due anni mi sono occupata dei collegamenti di Telethon dalla sede della Bnl. In quella occasione ho conosciuto Chicco Sfondrini che mi ha chiamato a Domenica in. Ho lasciato a malincuore Radio 2, dove questa estate lavoravo con Tiberio Timperi (ci siamo divertiti un sacco), ma ho dovuto fare una scelta, quando mi è stata proposta Domenica In. Comunque per me non è “Domenica In” la sola novità nella mia vita».

Ah, e qual è questa novità?

«Dopo 20 anni di Milano, Roma, e città varie sono tornata a vivere a Livorno con mia figlia Blu di 4 anni. Purtroppo poco dopo la sua nascita il mio compagno è morto per una leucemia acuta con malformazione genetica. Adesso voglio ripartire, in tutti i sensi e per ripartire si deve tornare a casa. Qui ho la mia famiglia, i miei amici, il mio mare, la mia Terrazza Mascagni, i miei scogli, il nostro sole e le nostre risate. Voglio fare come gli elastici: tornare indietro per andare ancora più lontano. Diciamo che per ora il mio lavoro di inviata lo svolgo da pendolare, partendo da Livorno per ogni parte d’Italia».

In questo modo si è “riallineata” con la sua vita?

«Direi proprio di sì».
 

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