Il Tirreno

Livorno

Mai una nave così grande in porto

di Mauro Zucchelli

Da Authority e Capitaneria l’ok alla Msc Vita da 8.800 teu: record battuto, salvato il traffico contenitori

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LIVORNO. La più grande nave portacontainer mai entrata nel porto di Livorno porta il destino nel nome: si chiama “Msc Vita” e allunga davvero la vita al nostro scalo il fatto che sia riuscita a raggiungere senza guai, sulla Sponda Est della Darsena Toscana, il terminal guidato da Enio Lorenzini (con Francesco Lorenzini e Daniele Grifoni amministratori delegati).

Stiamo parlando di un gigante lungo 300 metri e largo più di 48, 8.800 teu con una capacità di carico di 8.800 teu. Stavolta un po’ più leggera del solito, con un pescaggio inferiore ai dieci metri per motivi di sicurezza. Beninteso, in altri porti entrano navi da 15mila teu ma non si dimentichi che, in presenza delle strozzature fisiche di sempre (per pescaggio, lunghezza e larghezza), nel porto di Livorno finora la nave più grande mai vista era la “Maersk Kimi” da 7mila teu.

Quel che conta è l’aspetto simbolico. Ma qui c’era un pericolo assai concreto: veder sparire il collegamento con l’America del Sud, fino a pochi giorni fa operato in tandem da Msc con altri big. Logico che, quando è stato deciso di operare su quella rotta con navi di una scala dimensionale appena superiore, Livorno sia finita fuori dal radar a vantaggio di Genova.

Il test di ieri era indispensabile per dire che Livorno può farcela ad accogliere le navi che Msc vuol destinare a tale linea.

Livorno ce l’ha fatta – com’è stato detto nella cerimonia (tutta privata) alla quale ha preso parte Gianluigi Aponte, numero uno di Msc, uno degli armatori più importanti al mondo – «grazie alla determinazione e al coraggio», da un lato, del presidente dell’Authority Stefano Corsini e del comandante della Capitaneria ammiraglio Giuseppe Tarzia e, dall’altro, del Corpo dei Piloti in tandem con i rimorchiatori Neri e con il gruppo degli ormeggiatori. L’ingresso della “Msc Vita” è stato autorizzato in deroga alle limitazioni che stoppano l’accesso in porto alle portacontainer oltre i 40 metri di larghezza. Con qualche batticuore, se è vero che all’alba la stazione meteo dell’Avvisatore marittimo ha registrato raffiche di vento al di sopra dei 60 chilometri orari.

Ce l’ha fatta riuscendo per una volta a fare “squadra” come comunità portuale e come città. Basti dire che, parlando di istituzioni pubbliche, il presidente Stefano Corsini e il sindaco Filippo Nogarin hanno messo tra parentesi il lungo duello che li ha contrapposti . E Nogarin, ancora con la gamba rotta infagottata dal tutore, ha invitato tutti a «lavorare perché questa non sia un’eccezione» e perché chi vuol puntare su Livorno sappia che «può contare su persone disposte a darsi un gran daffare».

A ciò si aggiunga che, guardando all’imprenditoria privata, Tdt e Lorenzini hanno messo per un attimo da parte la concorrenza commerciale e hanno collaborato per mettere i parabordi a protezione della banchina sotto la torre del Marzocco.

In realtà, come ha fatto capire il presidente dell’Authority nel breve intervento ieri mattina sotto il tendone allestito sulla banchina, potrebbe essere un piccolo passo suscettibile di uno successivo assai più grande. Quale? Si sta lavorando a una sorta di alleanza pubblico-privata sotto la regia di Palazzo Rosciano per intervenire sull’allargamento del canale d’accesso già da ora, contando sulla possibilità di sfruttare il fatto che la draga è al lavoro all’imboccatura sud.

Ben venga la maxi-Darsena Europa (da Roma l’hanno mandato qui a rimetterne in carreggiata la realizzazione con un progetto bis), ma – queste le parole di Corsini – «bisogna arrivarci vivi: nel frattempo come sopravviviamo in questi 5-6 anni?». «Nel 2019 avremo i tubi Eni spostati nel microtunnel», promette: dunque si potrà allargare il canale «a 120 metri». C’è qualcosa da fare prima ancora? Sì, risponde Corsini: e ogni limatura delle strozzature fisiche del porto aiutano a spostare un po’ più avanti le limitazioni e far entrare navi più grandi.

È da aggiungere, infine, che non è secondario il fatto che a battere il record sia stata una portacontainer di Msc. Il gruppo di Aponte è un altro dei big che negli ultimi cinque anni sono sbarcati a terra nel risiko che si sta giocando sulle banchine del nostro scalo: tramite Marinvest è, da un lato, aggiudicatario (in attesa da aprile) della privatizzazione della Porto 2000 insieme al gruppo Onorato e, dall’altro, dall’estate 2014 ha un terzo delle quote del terminal delle famiglie Lorenzini e Grifoni. Ma già in precedenza aveva messo Livorno nel proprio sistema facendone il porto di imbarco di crociere: salvo poi ripensarci per guai e intoppi che Livorno ebbe proprio nel suo anno d’oro.

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