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Vendita libera di alcol in centro: «Divieto utile, ma servono controlli»
Livorno, le reazioni dei residenti di Garibaldi e Repubblica dopo la scadenza dell’ordinanza: cittadini divisi sullo stop, la priorità è avere le forze dell’ordine
LIVORNO. L’ordinanza per le zone Garibaldi e Repubblica è scaduta, per un provvedimento analogo i tempi sono lunghi e così i minimarket sono tornati a vendere alcolici da asporto anche tra le 21 e le 7, nella fascia oraria che era stata vietata per sei mesi dall’amministrazione comunale. E i residenti di quelle vie, che denunciano da anni episodi di violenza e situazioni di degrado, da una parte si dividono sull’importanza di quel divieto e dall’altra invece sono tutti d’accordo nel sottolineare che «la priorità è aumentare i controlli». Mettono in un angolo l’ordinanza, insomma, e chiedono soprattutto un ulteriore aiuto alle forze dell’ordine, in modo tale da contrastare «il caos e le risse che si verificano ogni notte». È quanto emerge dal viaggio del Tirreno tra gli abitanti di piazza Garibaldi, piazza della Repubblica e dintorni, le zone che erano state interessate dall’atto firmato dal sindaco Filippo Nogarin a inizio maggio e scaduto il 31 ottobre.
C’è chi, come Viviana Stiaccini e Liliana Sarzana, sottolinea l’utilità di quell’ordinanza, «con un divieto da riattivare subito perché le birre in vendita a un euro e venti centesimi portano la gente a ubriacarsi continuamente, con tutte le conseguenze del caso». Ma c’è anche chi, come Andrea e Deborah del negozio di alimentari “La nuova dispensa”, ritiene che «l’ordinanza sia servita poco perché tante persone compravano una decina di birre prima delle 21, consumandole poi durante la notte e facendo la solita confusione di sempre». Una divisione che trova un punto d’incontro nel sottolineare «la necessità di ulteriori controlli di sera e di notte da parte della polizia, dei carabinieri, dei vigili urbani e della guardia di finanza, perché altrimenti qui continuano a regnare il caos e la violenza». E Nadia, residente nelle vicinanze di piazza Garibaldi, aggiunge che «con o senza ordinanza, uscire di notte è comunque pericoloso».
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Quella di Manuela Masi, che abita a poche decine di metri dal quadrilatero in cui ci sono diversi minimarket gestiti da stranieri, è una delle voci più insoddisfatte dall’ordinanza. Ed è tra chi chiede soluzioni alternative per contrastare il degrado di quelle zone. «Il divieto di vendita di alcolici da asporto non ha cambiato le cose - dice subito Masi - e rifare un provvedimento del genere non è certo la priorità. Ogni mattina, anche nei mesi in cui era attiva l’ordinanza, si trovavano bottiglie di birra a ogni angolo, sulle spallette dei fossi e anche fuori dai portoni di casa: ciò significa che un modo per bere, queste persone che spacciano e si picchiano continuamente, lo trovano sempre. I controlli? Troppo saltuari, qui servirebbe una presenza costante delle forze dell’ordine, quasi fissa». «Non mi sono accorta della differenza tra quando era in vigore l’ordinanza e quando non c’era - aggiunge Elisabetta Cappanera - questo perché il punto centrale non è la vendita di alcolici, bensì il degrado e il totale abbandono di queste zone: io ho deciso di trasferirmi, sto per vendere casa perché vivere qui è diventato impossibile. Certo, qualche birra in più amplifica il caos e il Comune ha fatto bene a muoversi, ma serve soprattutto un ulteriore sforzo da parte di chi è chiamato a garantire l’ordine pubblico».
Per riattivare un divieto del genere, che tra l’altro il sindaco vuole confermare ed estendere anche a piazza XX Settembre, l’amministrazione comunale non può prolungare l’ordinanza scaduta, ma deve inserire il contenuto dell’atto nel regolamento di polizia urbana. In questo caso serve un passaggio in giunta per l’approvazione, con tempi che si allungano sensibilmente. «Ma perché non l’hanno fatto prima?», si chiedono Rossana Angioli e la figlia Sabrina Triglia.
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