Gioco
Rombolino piange Enzo Filippi il “mago” dei cavalli
LIVORNO. Nei giorni scorsi ci ha lasciato un pilastro del quartiere di Rombolino, Enzo Filippi. Ha iniziato fin da piccolo a lavorare con il suo barroccio insieme al babbo Ettore, poi è salito sul...
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LIVORNO. Nei giorni scorsi ci ha lasciato un pilastro del quartiere di Rombolino, Enzo Filippi. Ha iniziato fin da piccolo a lavorare con il suo barroccio insieme al babbo Ettore, poi è salito sul camion lavorando per diverse ditte e, come diceva lui, «ho costruito tante strade di Livorno».
Ma la sua più grande passione sono stati i cavalli. Chiunque a Rombolino, e non solo, dai più grandi ai più giovani, ricorda Enzo che passava per le strade con il suo calesse. In tanti sentivano da lontano lo scalpitio degli zoccoli e si affacciavano o scendevano sui marciapiedi per aspettare che passasse e salutarlo.
Enzo Filippi, un gigante dal cuore d’oro, colpito da un’emorragia celebrale undici anni fa, che lo ha paralizzato e reso cieco, ha dovuto abbandonare cavallo e calesse, ed affidarsi alle cure della moglie Marisa e della figlia Maila; ha passato gli ultimi anni in casa, dilettandosi in poesie e barzellette. Per questo si definiva “Enzino il poeta di Rombolino”.
Moltissime le persone che lo conoscevano, moltissimi gli aneddoti che gli amici hanno raccontato alla famiglia.
«Sei stato un bravo marito e babbo - gli scrivono ora la moglie, la figlia, le nipoti e i bisnipoti - ma più di tutto sei stato il nostro grande nonno e bisnonno, ci mancherai tanto, ma sappiamo quanto hai lottato e desiderato di trovare la pace. Ciao Enzino da lassù facci sentire ancora quello scalpitio».
Ma la sua più grande passione sono stati i cavalli. Chiunque a Rombolino, e non solo, dai più grandi ai più giovani, ricorda Enzo che passava per le strade con il suo calesse. In tanti sentivano da lontano lo scalpitio degli zoccoli e si affacciavano o scendevano sui marciapiedi per aspettare che passasse e salutarlo.
Enzo Filippi, un gigante dal cuore d’oro, colpito da un’emorragia celebrale undici anni fa, che lo ha paralizzato e reso cieco, ha dovuto abbandonare cavallo e calesse, ed affidarsi alle cure della moglie Marisa e della figlia Maila; ha passato gli ultimi anni in casa, dilettandosi in poesie e barzellette. Per questo si definiva “Enzino il poeta di Rombolino”.
Moltissime le persone che lo conoscevano, moltissimi gli aneddoti che gli amici hanno raccontato alla famiglia.
«Sei stato un bravo marito e babbo - gli scrivono ora la moglie, la figlia, le nipoti e i bisnipoti - ma più di tutto sei stato il nostro grande nonno e bisnonno, ci mancherai tanto, ma sappiamo quanto hai lottato e desiderato di trovare la pace. Ciao Enzino da lassù facci sentire ancora quello scalpitio».
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