Gioco
Lo stupro vale 4.800 euro, il femminicidio circa 7.000
In vigore il decreto degli indennizzi per i reati violenti. Vale solo per chi è povero. Ma è già pronto l’emendamento che abbatte almeno il tetto di reddito per averli
ROMA . Lo stupro, per ora, in Italia vale di 4.800 euro. È il prezzo stabilito dall’Italia. Lo Stato lo paga solo se il reddito della vittima non supera 11.528,14 euro lordi l’anno, la cifra che dà diritto alla difesa gratuita a carico delle casse pubbliche. In caso di omicidio (e di femminicidio) il “ristoro” è di 7.200 euro. La cifra sale di mille euro se a commettere l’assassinio è «il coniuge, anche separato o divorziato» o una persona «che è o è stata legata da relazione sentimentale alla vittima». In questo caso, però, l’indennizzo va ai figli.
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La legge sugli indennizzi alle vittime di tutti i reati intenzionali violenti è di luglio 2016. Ci è voluto oltre un anno per avere il decreto interministeriale che stabilisce l’ammontare degli indennizzi da pagare alle vittime. Ci si sono messi in tre - ministero dell’Interno, ministero della Giustizia e ministero delle Finanze - per elaborare la disposizione. Non si potevano sottrarre. L’aveva imposta l’Europa nella “versione estesa”. Grazie alla battaglia di una donna toscana. La donna si chiama Paola ed è stata stuprata. Invece di nascondersi ha deciso di lottare per i propri diritti, anche contro lo Stato, come ha anticipato Il Tirreno già a fine settembre. Questa donna, infatti, nel 2013 si rivolge al tribunale di Firenze per ottenere 150mila euro dal Consiglio dei ministri: aveva scoperto che non avrebbe ottenuto nulla dal suo stupratore (nullatenente), condannato a darle una provvisionale di 20mila euro.
L’Italia, però, si oppone. Non ha obblighi, sostiene. Ha recepito la normativa europea sull’indennizzo delle vittime di reati, ma a modo suo: risarcisce solo gli stranieri che vittime di determinati reati in Italia. Per farla semplice: risarcisce le donne straniere stuprate in Italia, non le italiane stuprate in Italia. Oppure, se si tratta di italiani, riconosce indennizzi e risarcimenti a vittime di mafia, terrorismo, persone assassinate dalla banda della Uno bianca e così via per le quali siano state approvate leggi speciali. Punto. Le italiane stuprate non rientrano nella categoria.
Paola è incredula e, quindi, chiede aiuto all’Europa. Il contenzioso è lungo. Non la spunta neppure davanti alla Corte Europea. Serve addirittura una sentenza della Grande Camera della Corte Europea (una sorta di Cassazione). Ma alla fine, ottiene la condanna dell’Italia. E la ottiene addirittura a ottobre 2016, tre mesi dopo che il Parlamento ha approvato la legge che riconosce un indennizzo per tutte le vittime di reati violenti, compreso lo stupro e l’omicidio. Infatti, secondo la Grande Camera della Corte Europea, la legge italiana non riconosce un indennizzo equo nei confronti delle vittime di tutti i reati intenzionali violenti. Non è una norma generica e applicabile a tutti. Troppi se, troppi ma. Troppo paletti. Basta pensare, ad esempio, che solo nel caso di stupro e omicidio non c’è bisogno di essere ricorsi a cure mediche per ottenere l’indennizzo. Ma basta già il tentato omicidio o le lesioni gravi per far scattare questa condizione. E per far scendere l’indennizzo a un massimo di 3.000 euro: bastano, ad esempio, se una donna viene sfregiata con l’acido?
La domanda resta in sospeso. Una risposta, invece, sembra arrivare per i paletti di natura economica. Infatti su questo aspetto, a luglio 2017 un emendamento viene presentato dalla vicepresidente della Camera, la deputata Pd Marina Sereni. L’emendamento è inserito nella legge Europea 2017 che recepisce direttive comunitarie nella legislazione nazionale. La legge passa a Montecitorio; il 10 ottobre è votata al Senato con modifiche e quindit torna in commissione Politiche Europee alla Camera. Qui il 25 ottobre ottiene il via libero a tornare in aula (con l’emendamento per gli indennizzi, ma senza tetto di reddito).
«L’emendamento - spiega la vicepresidente della Camera - è stato suggerito dal caso di David Raggi, un ragazzo di 27 anni assassinato da un marocchino nullatenente non in grado di risarcire la famiglia. Il caso ci ha fatto capire che l’applicazione della direttiva europea sul risarcimento delle vittime di reati intenzionali violenti non sarebbe piena senza superare il vincolo dell’accesso all’indennizzo imposto dal reddito. Questi vincolo, infatti, consente il ristoro a poche persone. E siamo sicuri di riuscire a ottenere la modifica della norma entro la fine della legislatura. Pensiamo di portarla in aula entro il 20 novembre».
L’ESPERTA : «Si parla di cifre mortificanti»
Un indennizzo per lo stupro. Ma per lo stupro di gruppo? E che cosa succede che l’assassino, poi si ammazza? Alla fine il decreto che stabilisce quanto e come devono essere risarcite le vittime (italiane) di reati intenzionali violenti è in vigore. Ma da qui a dire che risolve tutte le questioni giuridiche in sospeso ce ne corre. A sollevarne alcune è la giurista Valentina Bonini, ricercatrice di diritto penale all’università di Pisa che per prima aveva sottolineato il problema dei paletti di reddito per l’accesso agli indennizzi. «Da quello che sembra di capire - esordisce - previsto un indennizzo fisso per lo stupro, mentre per lo stupro di gruppo deve essere dimostrato il ricorso alle cure mediche, pur essendo un reato anche più grave. E oltretutto l’indennizzo è anche più ridotto (massimo 3mila euro, ndr). Inoltre, l’indennità degli indennizzi è davvero molto modesta al punto da farlo considerare un punto di partenza, non di arrivo. Le cifre sono troppo mortificanti per essere considerate altrimenti».
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