Toscana
Anziano 26 ore su una barella del pronto soccorso, indagine interna dell’Asl
Livorno, l’azienda risponde dopo cinque giorni dalla richiesta di chiarimenti e si scusa: «C’arano posti letto liberi ma il paziente non è stato trasferito: verificheremo»
LIVORNO . Un’indagine interna all’Asl per capire perché Fosco Orsini, 91 anni e uno «scompenso cardiaco congestizio e bronchite acuta in paziente da fibrillazione atriale permanente in portatore di pacemaker», sia rimasto per ventisei ore – tra le 15, 45 di sabato 14 ottobre e le 18 del giorno successivo – su una barella del pronto soccorso di Livorno, prima di essere trasferito in reparto nonostante un quadro clinico delicato e le sollecitazioni del figlio.
Ad annunciare un «approfondimento con tutti i professionisti interessati» rispetto a un’odissea sanitaria che ha suscitato indignazione anchje oltre vi confini cittadini, una nota arrivata in redazione alle 18,35 di martedì, a distanza di quattro giorni dalla pubblicazione dell’articolo su Il Tirreno e a cinque dalla richiesta di chiarimenti fatta alla direzione sanitaria prima della pubblicazione della notizia. Al centro degli accertamenti dell’Asl, la scelta dei medici che erano in servizio durante quelle 26 ore di aspettare che si liberasse un posto letto in Medicina interna, invece di optare per un’altra soluzione possibile. Dalle verifiche fatte in questi giorni, è infatti emerso come in altri reparti tra il pomeriggio di sabato 14 e la sera del giorno successivo ci fossero letti liberi che non sono stati messi a disposizione.
POSTI LIBERI. «La direzione aziendale – si legge nella nota – ha disposto un approfondimento con tutti i professionisti interessati, dal momento che la prolungata permanenza in pronto soccorso è stata anche conseguenza della scelta di aspettare un posto nella Medicina interna, mentre altri posti letto potevano essere disponibili nell’ambito del padiglione». L’Asl spiega anche che durante «l’eccessiva permanenza del novantunenne all’interno del pronto soccorso, seppure in una situazione di confort ridotto rispetto a una tradizionale stanza di degenza, il paziente ha ricevuto assistenza sanitaria e clinica completa all’interno della struttura fino al momento del suo arrivo in reparto».
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ASSISTENZA COMPLETA. Una rassicurazione per molti versi scontata che deve essere garantita a tutti e che non cancella lo sdegno del figlio che durante quelle ore ha avuto anche un momento di rabbia. «Non ce l’avevo con i medici e gli infermieri, ma con il sistema», ripeteva Marco Orsini durante il suo sfogo. «Il paziente – prosegue l’Asl – è stato assistito al meglio e con un monitoraggio costante, come dimostrano le quattro visite mediche effettuate, l’esecuzione di altrettanti prelievi, di esami radiologici, la doppia somministrazione della terapia e l’assistenza infermieristica continua».
POMERIGGIO DI CAOS. Detto questo, gli stessi vertici dell’Azienda ricordano, cercando di “ricostruire” il disservizio, «che sabato 14 ottobre il pronto soccorso di Livorno ha gestito 193 pazienti fra i quali cinque codici rossi, quindi persone in imminente pericolo di vita, disponendo ventotto ricoveri in vari reparti». Un aspetto che al figlio del novantunenne non era passato inosservato: «Mi sono reso conto – spiegava – di come bastino tre codici rossi in contemporanea per mandare in tilt il sistema». Detto questo l’Azienda Asl Toscana nord ovest assicura «la piena disponibilità a chiarire quanto accaduto mettendo a disposizione dei familiari il personale dell’ufficio relazioni con il pubblico». E fa sapere che «il tempo impiegato per formulare questa risposta è stato utilizzato proprio per approfondire al meglio quanto accaduto e non è in alcun modo attribuibile alla mancata volontà di affrontare o commentare l’episodio».
Infine le scuse «per i disagi sofferti dal paziente seppur nella consapevolezza di aver garantito un’offerta sanitaria appropriata grazie al corretto trattamento della patologia presentata, al ricovero nel reparto più adeguato e alla dimissione in sicurezza avvenuta nei giorni successivi».
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