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Livorno, viaggio nella Procura zoppa: cinque magistrati per 17mila fascicoli
Livorno, dopo la riduzione di organico imposta dal ministero, ad oggi mancano tre sostituti. E nella stanza numero 13 c'è ancora la targhetta di un magistrato in pensione dalla primavera scorsa
LIVORNO. Il viaggio nella Procura zoppa parte dalla stanza numero 13, un ufficio mezzo nascosto lungo un corridoio secondario al secondo piano del palazzo di Giustizia di via Falcone e Borsellino. Sulla porta c’è la targhetta con scritto il nome del sostituto procuratore Antonio Di Bugno. Peccato che il magistrato sia andato in pensione nella primavera scorsa e da allora, a difendere i fascicoli che stava trattando, è rimasto solo il suo ex cancelliere, in attesa che un collega prenda possesso di quella scrivania, oggi ancora vuota.
Ma di stanze senza un pubblico ministero dentro alla Procura livornese ce ne sono almeno tre rispetto a quello che dovrebbe essere l’organico completo che parla di «otto sostituti oltre al procuratore capo». Evidentemente troppe rispetto al carico di fascicoli che ogni anno (il numero tra noti, ignoti e giudice di pace si aggira intorno ai 17mila) giungono all’ufficio ricezione atti per essere poi smistati. Soprattutto se si pensa che uffici che hanno bacini d’utenza simili, vedi Pisa e Lucca, hanno organici pieni.
L’ultima spia rossa di una situazione che somiglia molto a quella di una sede disagiata si è accesa con la richiesta di proroga di indagini che riguarda l’inchiesta sul bando di gara per affidare il concordato di Spil e che vede indagati il sindaco di Livorno Filippo Nogarin e l’ex assessore al bilancio Gianni Lemmetti, da agosto “acquistato” dalla giunta romana di Virginia Raggi.
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«Visti gli atti del procedimento penale – si legge – in data 28 settembre sono scaduti i termini» senza che il pm sia riuscito ad effettuare tutti gli accertamenti necessari. Il motivo? Il carico di lavoro che grava sull’ufficio. Ad oggi, infatti, sono cinque i sostituti che lavorano a piano regime in Procura. Oltre a Massimo Mannucci, titolare di questa come della maxi inchiesta Aamps, ci sono i colleghi Giuseppe Rizzo e Antonella Tenerani, impegnati nell’indagine sull’alluvione, e le colleghe Fiorenza Marrara e Sabrina Carmazzi. L’ultima partenza, seppur per soli sei mesi, risale alla fine dell’estate e riguarda il sostituto Daniele Rosa chiamato all’Unità di cooperazione giudiziaria dell'Unione europea all’Aja. Una situazione critica che lo stesso procuratore capo Ettore Squillace Greco non ha mai nascosto nelle varie occasioni pubbliche. L’ultima risale allo scorso 26 settembre quando a Livorno è venuto in visita Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione.
«Serve la buona volontà per fare le cose, ma – disse parlando di corruzione – se si riduce l’organico dalla procura della città dove ha sede uno dei più importanti porti della nazione e dove nascerà la Darsena Europa, lo dico in punta di piedi, non ne capisco la logica». La polemica era riferita alla riduzione di organico da nove a otto sostituti imposta dal Ministero. L’ex pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze fu ancora più chiaro lo scorso anno all’apertura dell’anno giudiziario. «Nel periodo luglio 2015-giugno 2016 – scriveva – il maggiore fattore di criticità della giurisdizione penale di Livorno è ancora rappresentato dalla insufficienza del personale rispetto alle effettive esigenze». In particolare il procuratore spiegava come «allo stato attuale tra i pubblici ministeri c’è una scopertura superiore al 20%». Una situazione che affiancata «alla riduzione dell’organico prevista dal Ministero della Giustizia avrà, perciò, effetti esiziali», disastrosi insomma. Nelle prossime settimane a Livorno sono attese due nuove magistrate. Ma è difficile che una Procura zoppa per troppo tempo possa tornare in breve tempo a correre.
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