Il Tirreno

Livorno

Decine di camion fermi alle entrate di porto e interporto

Decine di camion fermi alle entrate di porto e interporto

La protesta degli autotrasportatori fa il boom in città Sit-in e presidi per chiedere il rinnovo del contratto

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LIVORNO. Grande adesione in città allo sciopero nazionale generale della logistica e del trasporto delle merci e delle spedizioni. Manifestanti, sindacalisti, camionisti e operai anche ieri mattina hanno fatto blocchi e sit-in ai principali ingressi del porto, con presidi all'ingresso est e a quello ovest dell'interporto, all'entrata della Darsena Toscana, al varco Galvani e al varco Valessini. Oltre ad altri presidi a Vicarello e Guasticce.

«Sul nostro territorio - ha spiegato Giuseppe Gucciardo della Cgil - sono presenti grandi vettori del trasporto merci nazionale, perciò i livornesi che hanno aderito a questo sciopero unitario sono stati tanti. Molti nostri concittadini, infatti, lavorano nel comparto logistico e dei trasporti, un settore che comprende anche logistica e facchinaggio. Stiamo parlando di centinaia di lavoratori ed è per questo che la protesta è stata molto partecipata».

Alla base dello sciopero, la richiesta dei sindacati Cgil, Cisl e Uil di non ritoccare gli stipendi ai lavoratori. «Siamo qui - ha aggiunto Antonio Pepe della Fit Cgil Nazionale - per richiedere un rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, che dev'essere unico per tutto il settore della logistica e del trasporto merci. Questa massiccia partecipazione dei lavoratori ci mette in condizione di riaprire le trattative in maniera più serena da parte nostra e di dare un messaggio alle controparti a essere più responsabili, sedendosi a tavola e rinnovare il contratto. Il contratto, infatti, è lo strumento principe per governare un settore che sta avendo e ha avuto una crescita importante. Ma, oltre ad avere delle regole, necessita anche aumenti salariali dignitosi. La logistica, infatti, ha avuto un grande incremento di produttività, con attività cresciute al ritmo di 4 per cento l'anno. Adesso sono necessari alcuni adeguamenti salariali, senza che vengano diminuite le tutele dei lavoratori. C’è bisogno di accorciare la filiera, facendo crescere le imprese sane che sono a posto legalmente. Il rischio, invece, è che le attività di subappalto potrebbero essere internalizzate».

Nicolò Cecioni

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