Gioco
Sindaco indagato per Spil, un esposto interno ha fatto partire l'inchiesta
Livorno, intanto Nogarin può inviare una memoria difensiva al giudice che gli notificato la richiesta di proroga per l'ipotesi di turbativa d'asta
LIVORNO . È un esposto presentato nel marzo scorso e firmato da una persona molto addentro alle dinamiche dirigenziali di Spil ad aver dato il via all’inchiesta dove ad oggi risultano indagati per una fattispecie di turbativa d’asta il sindaco di Livorno Filippo Nogarin e l’ex assessore al bilancio Gianni Lemmetti, ora nella giunta romana guidata da Virginia Raggi. Al centro dell’indagine, coordinata dal pubblico ministero Massimo Mannucci, il bando di gara (mai aggiudicata) per affidare a uno studio legale (advisor) il compito di presentare e poi seguire il concordato preventivo della società partecipata al 61,4% dal Comune di Livorno. E negli sviluppi dell’indagine ci potrebbero essere anche altri indagati.
Ma che cosa c’è scritto in quelle pagine che riguardano il primo cittadino e l’allora suo braccio destro? Il documento per adesso è segreto, ma è leggendo il capo d’imputazione che viene contestato a Nogarin e Lemmetti che si possono fare alcune deduzioni. «Chiunque – si legge nell’articolo 535 bis – con violenza o minaccia, o con doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, turba il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del bando o di altro atto equipollente al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente da parte della pubblica amministrazione». Chi avrebbe cercato di favorire chi? E in che modo?
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Domande lecite, in primis a livello penale ma anche politico, anche se la stipula dell’accordo tra lo studio Lanzalone che si era aggiudicato la gara e Spil non c’è mai stata. E dunque se il contratto non è stato sottoscritto sarà difficile sostenere che si sia consumato il reato di turbativa d’asta. Adesso gli indagati potranno rispondere a questi quesiti attraverso le memorie difensive che hanno la possibilità di inviare al giudice per le indagini preliminare che nei giorni scorsi gli ha fatto notificare la richiesta di proroga delle indagini: non un avviso di garanzia ma un atto dal quale si evince che c’è un’inchiesta a loro carico.
Il termine per inviare la memoria – recita il codice – è di cinque giorni dalla ricezione dell’atto. Dunque se è vero, come sostiene Nogarin, di aver ricevuto la notifica giovedì (Lemmetti ha scritto di non aver ancora ricevuto nulla), il tempo scadrebbe martedì 31 ottobre. Poi toccherà al giudice, nel caso, valutarla, e se lo dovessero convincere potrebbe anche non accordare la proroga richiesta al pm.
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