Il Tirreno

Livorno

Nogarin: «Io indagato ma non ho avuto un ruolo nella gara»

Juna Goti
Nogarin: «Io indagato ma non ho avuto un ruolo nella gara»

L’ex grillino Valiani: «E di Lanzalone che dice?». Caruso: «Anche i revisori in tribunale»  Cepparello (Futuro): «Sottratto il controllo». Ceselli (M5s): noi abbiamo alzato il tappeto

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LIVORNO. Il dato politico lo tocca Giovanna Cepparello (Futuro): «Avevate detto che Spil sarebbe diventata l’Iri di Livorno, invece è diventata un outlet del suo tesoro», ovvero Paduletta, in porto. Sul terreno più scivoloso dell’indagine si spinge invece l’ex grillino Marco Valiani (Livorno per tutti): «Il sindaco dice che non ha mai voluto influenzare l’operato del consiglio di amministrazione di Spil, ma leggendo i verbali sembra il contrario: Lanzalone se lo è già scordato?». Filippo Nogarin ieri ha informato ufficialmente il consiglio comunale dell’indagine che lo vede coinvolto sulla Società porto industriale di Livorno, partecipata al 61,4% dal Comune. Il sindaco ha aperto leggendo una ventina di righe, in cui ha detto che «la procura mi ha informato che da sette mesi, dal 28 marzo 2017, ha iscritto il mio nome nel registro degli indagati relativamente a un’indagine per presunta turbativa d’asta, articolo 353 bis del codice penale, reato che si sarebbe consumato il 27 febbraio».

«Non un avviso di garanzia in senso stretto, ma una richiesta di proroga delle indagini», ha aggiunto. È così che ha scoperto l’indagine in corso. «Da quello che abbiamo potuto capire – ha ripetuto – stiamo parlando di Spil, della gara indetta tra il 2016 e il 2017 per l’individuazione di un advisor legale che seguisse la procedura di concordato». Mai andato in porto. Fatta questa premessa non è entrato granché nel merito. Perché: 1) «c’è un ‘indagine in corso»; 2) individuare un advisor legale era compito del cda» e «io in quanto rappresentante del socio di maggioranza non ne faccio parte». «Dunque – è stata la sottolineatura – non ho avuto alcun ruolo attivo in quella procedura». Una cosa, però, in quel periodo «l’ho fatta»: «ho invitato i vertici dell’azienda a procedere celermente in modo da tirare fuori Spil dalle sabbie mobili in cui si trovava a causa di anni di gestione scriteriata e fallimentare».

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Da qui parte Pietro Caruso (Pd), che a marzo ha portato alla Finanza il verbale che raccontalo scontro interno tra il cda di Spil e il collegio dei revisori per la mancata assegnazione della prima gara allo studio Bartalena di Pisa e l’assegnazione della seconda gara (ma senza arrivare mai alla firme del contratto) allo studio Lanzalone di Genova. Lo stesso che ha seguito il concordato di Aamps e che è stato nominato alla guida di Acea nella Roma pentastellata. «Lei omette – la butta lì Caruso – che gli esposti sono venuti da più parti…». Anche, a quanto risulta, dall’interno della società. Poi, richiamando quel «celermente» pronunciato dal sindaco, aggiunge: «Il collegio dei revisori ha fatto un atto di accusa che riguarda anche l’amministrazione comunale, che per esempio per ben cinque volte ha fatto saltare l’assemblea dei soci. Così, oltre ad aver cambiato undici amministratori, ha ritardato il salvataggio di Spil». «Ci relazioni anche sulle particolarità che sono venute fuori nel ricorso fatto dai revisori al tribunale delle imprese…», chiude riferendosi alla richiesta di ispezione appena fatta dal collegio e pubblicata dal Tirreno.

Va all’attacco Elisa Amato (Fi), che chiede anche – senza ricevere risposta – se il sindaco presenterà o ha già presentato memorie, come prevede la procedura. «È sotto gli occhi di tutti – interviene dopo la comunicazione del sindaco – che state avendo problemi dai quali scaturiscono indagini. Non metto in dubbio la vostra onestà, ma accanto a questa occorre aggiungere etica, competenza amministrativa e responsabilità verso la città, elementi per me assenti, che dimostrano la vostra incompetenza e incapacità a governare. Per il resto lascio lavorare gli inquirenti, siamo garantisti, tanto più con gli avversari politici». Marco Cannito (Città diversa) interviene così: «Giusto e rispettoso comunicare il fatto al consiglio, ma dal momento che non abbiamo altri elementi non apprezzo che uno dica subito “io non c’entro nulla”…».

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La difesa a 5 Stelle arriva dal banco dell’ex capogruppo Daniele Ceselli. «Prima di questa legislatura – ironizza – le partecipate del Comune erano un’isola felicissima...». Parentesi Rosi a parte, sostiene continuando su questa lunghezza d’onda, «la situazione era così rosea che non ha destato interesse né da parte di organi di controllo né di partiti politici. Nessuno si è accorto di nulla, nessuno ha mai sollevato questioni, se non in qualche caso. Fin lì si è vigilato? Possibile che tutto fosse lindo?».

«Noi – rivendica – abbiamo cercato di risolvere la situazione di Aamps e di Spil, certo con una serie di difficoltà». Perché, e usa questa metafora, «quando ti metti a cercare di sbrogliare la matassa su certe questioni, il rischio è di calpestare qualcosa di un certo colore che spesso troviamo sui marciapiedi... il terreno è difficile, vanno prese delle decisioni. Noi la responsabilità di prendere decisioni ce la siamo assunta, qualcun altro invece in passato ha pensato bene di aspettare che arrivasse quello dopo al quale cedere il testimone». «È facile – ripete – darci addosso». Ma «noi il tappeto lo abbiamo alzato...».

Gli ribatte sul punto politico Cepparello (Futuro): «Rivendicate le scelte fatte per Spil», ma «avete sottratto al controllo del Comune e del collegio le nostre partecipate». E ancora: «Quando governate, da portatori della sacra luce dell’onestà, vi sentite autorizzati a forzare le maglie del sistema, e questo è pericoloso. Avete l’atteggiamento corsaro degli unici onesti: mi sono stufata di sentirvelo dire. Questa solfa che è tutta colpa di chi c’era prima, che certo ha fatto errori enormi, come la trasformazione dell’Odeon in parcheggio, è inconcludente. Ora tocca a voi».

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di Redazione web