Gioco
Cinquestelle faccia a faccia con la realtà - L'editoriale
Nogarin, da 40 mesi al comando, sta scoprendo quanto sia difficile e rischioso governare una città. Cosi come i livornesi tardano a vedere risultati concreti
Quattro volte indagato. Come un sindaco qualsiasi della vecchia odiata politica. A Livorno Filippo Nogarin è di nuovo alle prese con pm e avvocati, accusa e difesa. Ancora una volta c’è di mezzo una di quelle società controllate dal Comune, lasciate piene di debiti dai precedenti amministratori sciuponi di soldi pubblici e di una tradizione di governo. L’ipotesi di reato è turbativa d’asta, per un incarico relativo alla società portuale assegnato e mai stipulato con l’avvocato genovese Lanzalone, professionista di fiducia dei cinquestelle. Lanzalone è l’uomo che ha politicamente salvato Nogarin dall’immondizia dell’Aamps, l’azienda dei rifiuti livornese. Gratificato con la presidenza a Roma dell’Acea, la potente società dell’acqua e dell’energia controllata a maggioranza dall’amministrazione capitolina di Virginia Raggi.
Genova-Livorno-Roma un asse pentastellato ribadito con il trasferimento nella Capitale dell’assessore Gianni Lemmetti, anch’egli indagato in quest’ultima vicenda. Il principio d’innocenza vale per tutti. Sempre. Anche quando in un’inchiesta finiscono i grillini, intransigenti verso gli altri, generosi con se stessi. C’è da augurarsi, nell’interesse dei cittadini, che sia presto fugata ogni ombra sull’operato dell’amministrazione livornese.
Resta però un dato che va oltre il fatto giudiziario. Nogarin, da 40 mesi al comando, sta scoprendo quanto sia difficile e rischioso governare una città. Cosi come i livornesi tardano a vedere risultati concreti. Persino l’intitolazione di un luogo simbolico a Carlo Azeglio Ciampi è oggetto di trattativa nella sua stessa maggioranza. È la politica dove l’assunzione di responsabilità significa trasparente impegno quotidiano. Sia quando c’è da gestire l’allarme per una minaccia di alluvione, sia quando si sceglie un fedelissimo per un incarico delicato. Qui finisce per il sindaco l’innocenza del dilettantismo, l’illusione dell’ “uno vale uno”; benvenuto nell’insidioso mondo del possibile.
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