Il Tirreno

Livorno

A 91 anni lasciato 26 ore su una barella del pronto soccorso

di Federico Lazzotti
A 91 anni lasciato 26 ore su una barella del pronto soccorso

Livorno, il racconto del figlio dopo il fine settimana trascorso in ospedale: «La sanità durante quella giornata ha tolta la dignità a mio padre». E l’Asl non risponde alla famiglia

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LIVORNO. Dalle 15, 45 del sabato alle 18 del giorno successivo appoggiato su una barella del pronto soccorso in attesa di essere ricoverato in reparto. Ventisei ore durante le quali Fosco Orsini, 91 anni compiuti lo scorso 8 ottobre, è rimasto all’interno della stanzeria, la zona per l’osservazione dei pazienti, nonostante le richieste da parte dei familiari, preoccupati per le condizioni dell’anziano. È un’odissea sanitaria che purtroppo potrebbe ripetersi con altri pazienti quella che oggi denuncia il figlio del novantunenne ripercorrendo minuto per minuto quelle lunghissime ventisei ore in cui si sono alternati stati d’animo diversi: fiducia, scoramento, rabbia, sdegno e infine rassegnazione.

«Tutto – ricorda il figlio Marco – è iniziato intorno alle 15 di sabato 14 ottobre». Prima di continuare nel racconto Orsini fa un passo indietro. «Mio padre – precisa – ha un quadro clinico complesso che un mese fa si è aggravato dopo una caduta in casa durante la quale ha sbattuto la testa». Ecco perché due sabati fa quando nell’anziano sono comparsi nuovamente problemi respiratori, il figlio ha chiamato immediatamente l’ambulanza. «Dopo pochi minuti sono arrivati i soccorsi – ricorda – e hanno portato mio padre in ospedale». Il codice con il quale l’anziano è stato trasportato in pronto soccorso è stato quello giallo, dunque una gravità media «con una parziale compromissione delle funzioni dell’apparato circolatorio o respiratorio».

Un quadro confermato dalla diagnosi che si legge sul referto che il figlio ricorda a memoria: «Scompenso cardiaco congestizio e bronchite acuta in paziente da fibrillazione atriale permanente in portatore di pacemaker, ematoma subdurale post traumatico da recente trauma cranico». Vista la situazione i familiari si aspettavano che il loro caro venisse ricoverato in reparto dopo gli accertamenti. Invece dopo l’ingresso sono passati i minuti e poi le ore. «Le mie richieste – racconta il figlio – sono state incessanti. Poco dopo la mezzanotte quando mi è stato risposto per l’ennesima volta che non c’era un posto letto, ho perso anche la pazienza, devo essere sincero: mi si è chiusa la vena. E di questo mi scuso, sia con il medico che era di turno che con gli infermieri, l’ho già fatto di persona ma voglio farlo pubblicamente. Anche perché è il sistema sanitario – è la sua riflessione – che sta implodendo, altro che snello e funzionale. Durante la notte che ho trascorso in pronto soccorso ho visto altre persone lasciate per ora su un barella. E soprattutto mi sono reso conto di come bastino tre codici rossi in contemporanea per mandare in tilt il sistema». Difficile spiegare con certezza che cosa abbia innescato questo cortocircuito sanitario, anche perché i vertici dell’Asl – nonostante le richieste di chiarimento del Tirreno rispetto a questa segnalazione – ha preferito non commentare la vicenda non ritenendo opportuno replicare.

Ecco perché è solo possibile ipotizzare ciò che è avvenuto durante quel fine settimana. Il novantunenne, infatti, doveva essere trasferito – come poi successo alle 18 di domenica – al secondo secondo, il reparto di medicina generale da poco inaugurato. Ma proprio durante il fine settimana, a cominciare dal sabato pomeriggio, in quel reparto come in molti altri, le dimissioni dei pazienti sono inferiori rispetto agli altri giorni. Possibile dunque che tutti i letti fossero occupati e che soltanto alle 18 della domenica quando si è liberato un posto sia stato possibile sistemare il novantunenne che è poi rimasto in reparto per cinque giorni. «L’amarezza che mi è rimasta – racconta il figlio – è grandissima. Soprattutto perché in quelle ventisei ore ho avuto la certezza di come un cittadino che paga le tasse venga trattato con poca dignità».

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