Il Tirreno

Livorno

Piscitelli: così riuscirò a salvare l’azienda

di Enrico Paradisi
Piscitelli: così riuscirò a salvare l’azienda

«La ristrutturazione del debito è la strada maestra per farcela. Magna, possibile evitare lo scontro»

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LIVORNO. Un'azienda da salvare, che deve tornare a camminare da sola, e soprattutto tornare alla sua vocazione industriale. Il futuro di Spil, al netto delle grane fallimentari, sta tutto nelle parole di Vincenzo Piscitelli, amministratore unico della società da marzo scorso, che alla fine della commissione di ieri, ha annunciato che i beni posseduti dell’azienda indirettamente, come Paduletta (alla luce del bando di gara), o direttamente come il capannone a Guasticce o il parcheggio Odeon saranno oggetto di rilancio industriale e di riqualificazione (il posteggio), in modo che creino redditività.

Pietro Caruso (Pd) aveva subito puntato l’indice sul concordato preventivo che, non portato in fondo, passando alla ristrutturazione del debito, avrebbe esposto la società alla mercé dei creditori. Piscitelli, ha disinnescato l’inciampo agevolmente: quando è arrivato lui, l'istanza di concordato era già stata presentata («erano decorsi già 60 giorni su 120», ha detto) e la società non aveva ancora nominato l'advisor legale. «Lungi da me screditare i predecessori, non sono qui a rispondere per loro – ha puntualizzato con eleganza meridionale – ma con l’advisor finanziario e quello legale da me subito nominati, ci siamo preoccupati al di là della procedura di agire nel pieno rispetto della legalità».

E qui sono emersi dubbi su come procedere sull'applicazione della legge Madia. «Nel momento in cui ci siamo accorti con gli stessi advisor che c'erano da rivedere i tempi tecnici dati dal tribunale, questi non sono stati più sufficienti per presentare il concordato». Nel frattempo ci si è preoccupati che con tutti i creditori ci fosse accordo sulla ristrutturazione del debito.

E se di quanto ha detto Piscitelli sulla vicenda di Camera di Commercio diciamo in altro altro, relativamente all’istanza di fallimento presentata da Magna (in attesa della Cassazione dopo che il secondo grado di giudizio ha condannato Spil al pagamento di 500 mila euro, scesi a 400 perché l’azienda aveva cominciato a pagare), da Piscitelli è arrivata la conferma ma anche una ipotesi: con tutti i condizionali del caso, ha spiegato che per arrivare a un nuovo accordo di desistenza, e far decadere l'istanza, la multinazionale avrebbe deciso di aspettare fino alla aggiudicazione del bando su Paduletta (prevista per l'inizio della prossima settimana).

Intanto il piano di ristrutturazione non è stato ancora consegnato al tribunale perché è in corso di elaborazione, e manca proprio il valore dell'aggiudicazione del bando su Paduletta: «Il valore contabile è di 5 milioni e non abbiamo fatto svalutazioni di nessun tipo per il criterio della prudenza», ha ricordato Piscitelli. «Quando mi sono insediato c'era una perizia che indicava il valore di 18,4 milioni. L'attestatore del piano di ristrutturazione (quello che certifica i valori inseriti nel piano dell’advisor finanziario Kpmg), ha chiesto un'altra perizia che ha fatto scendere la valutazione del terreno a 17,1 milioni».

Sulla manifestazione di interesse presentata ad aprile su Paduletta, Piscitelli invece, ammette che è stata fatta marcia indietro su parere dell'avvocato romano Di Bonito, il quale ha consigliato di seguire la procedura ad evidenza pubblica per la valorizzazione del terreno: «Abbiamo fatto il bando di gara si sono presentati in due, e ha vinto il migliore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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