Gioco
Camera di commercio, sequestro conservativo chiesto per i beni di Spil
di Mauro Zucchelli
L’ente camerale vuole uscire dalla società (e farsi liquidare) ma teme che, con il bando, venga spogliata delle proprietà
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LIVORNO. Dopo l’istanza di fallimento avanzata dalla multinazionale Magna e dopo il ricorso al Tar presentato dalla Cilp, ecco che nelle aule di giustizia un’altra tegola piove sulla testa di Spil, la società controllata al 61,4% dal Comune di Livorno: proprio nel bel mezzo dell’“ultimo miglio” dell’aggiudicazione definitiva ai privati delle aree-chiave di Paduletta, che per salvarsi dal patatrac Spil ha deciso di mettere sul mercato affidandole a una “Spil 2” ora in vendita.
Stiamo parlando della richiesta di sequestro conservativo di beni Spil che la Camera di Commercio guidata da Riccardo Breda ha presentato al “tribunale delle imprese”: il primo round si è concluso con un rinvio di quasi tre settimane.
È l’ultimo atto di qualcosa che arriva da lontano: ha a che fare con la volontà, espressa dall’ente camerale in modo perentorio sotto la presidenza di Sergio Costalli, di far uscire la Camera di Commercio dalla proprietà di Spil (ancora oggi ne è socia col 6,5% delle quote). Fin dal novembre 2014 ne erano state messe in vendita le quote ma nessuno si era fatto avanti per le 355mila azioni Spil che la Camera di Commercio aveva deciso di cedere facendo partire l’asta da 1,3 milioni di euro.
In mancanza di acquirenti “esterni”, l’ente camerale ha deciso di far scattare il proprio diritto di recesso chiedendo che fosse Palazzo Civico a liquidarla. Ma per lungo tempo è stata solo una dichiarazione di principio: non è semplice farsi riconoscere questa possibilità di andarsene da una società. Solo che nel frattempo la Spil ha cambiato lo statuto e la governance, dando perciò una qualche buona ragione a chi voleva andarsene.
La richiesta è poi partita quando la Spil, con il bando bis dell’estate scorsa, ha deciso di “spogliarsi” della proprietà degli 81mila metri quadri di Paduletta (con 18mila metri quadri di capannoni). È bastato per far ritenere, almeno a giudizio dei vertici dell’ente camerale, che questo mettesse in pericolo la possibilità di vedersi liquidare la propria quota: non è forse vero che Spil ha gravi difficoltà nel tener testa ai propri impegni con i creditori?
Nell’audizione in commissione consiliare l’amministratore unico di Spil, Vincenzo Piscitelli, non ha rimpiattato questa bega sotto il tappeto: l’ha etichettata però come una operazione pretestuosa.
«In prima battuta tutti i creditori ci avevano rassicurato, – aveva detto – quindi abbiamo pubblicato la gara sulla scelta del socio privato per la valorizzazione della Paduletta attraverso la cessione dell’80% della new-co: atto importante, per rassicurarli a loro volta». Così come Magna, anche la Camera di Commercio («e l’ha fatto legittimamente») ha scelto di «agire disattendendo tali accordi». L’inghippo, secondo quanto riferito da Piscitelli, è nato attorno al valore da attribuire alla quota che l’ente camerale ha in Spil: «Alla loro richiesta di milione di euro – dice Piscitelli – ci siamo fermati e siamo andati in giudizio. Per arrivare a una valutazione il tribunale ha nominato un consulente tecnico d'ufficio (ctu), che però non ha ancora visitato l’azienda».
Piscitelli dice che al centro del piano di ristrutturazione c’è la possibilità che ai creditori sia dato un importo fra il 60 e il 100% delle spettanze. «L’unico soggetto che non l'ha capito è la Camera di Commercio, che ha chiesto il sequestro conservativo della quota: pensa che tutto quello che sta facendo Spil sia a danno dei terzi», dice l’amministratore.
Ci penserà poi in serata il sindaco Filippo Nogarin a far professione di ottimismo via Facebook. La Spil è sull’orlo dell’abisso dei conti? Lui dice che «il rilancio industriale di Livorno passa da Spil». E mette nero su bianco le tre mosse che Piscitelli proverà per farla diventare, come lui diceva un tempo, l’«Iri del Comune». Uno: cercare un partner industriale per la Paduletta, «entro metà settimana si dovrebbe arrivare a un’aggiudicazione provvisoria dell’80% della nuova società proprietaria dell’area». Due: se per Aamps la formula magica era il concordato invece che la ristrutturazione del debito, qui si capovolge il teorema promettendo ai creditori rimborsi «fra il 60% e il 100%». Terzo: Spil «potrà tornare a fare investimenti sull’area di Guasticce, attirando nuovi imprenditori» e rilancerà il parcheggio ex Odeon («simbolo del fallimento della gestione precedente»).
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Stiamo parlando della richiesta di sequestro conservativo di beni Spil che la Camera di Commercio guidata da Riccardo Breda ha presentato al “tribunale delle imprese”: il primo round si è concluso con un rinvio di quasi tre settimane.
È l’ultimo atto di qualcosa che arriva da lontano: ha a che fare con la volontà, espressa dall’ente camerale in modo perentorio sotto la presidenza di Sergio Costalli, di far uscire la Camera di Commercio dalla proprietà di Spil (ancora oggi ne è socia col 6,5% delle quote). Fin dal novembre 2014 ne erano state messe in vendita le quote ma nessuno si era fatto avanti per le 355mila azioni Spil che la Camera di Commercio aveva deciso di cedere facendo partire l’asta da 1,3 milioni di euro.
In mancanza di acquirenti “esterni”, l’ente camerale ha deciso di far scattare il proprio diritto di recesso chiedendo che fosse Palazzo Civico a liquidarla. Ma per lungo tempo è stata solo una dichiarazione di principio: non è semplice farsi riconoscere questa possibilità di andarsene da una società. Solo che nel frattempo la Spil ha cambiato lo statuto e la governance, dando perciò una qualche buona ragione a chi voleva andarsene.
La richiesta è poi partita quando la Spil, con il bando bis dell’estate scorsa, ha deciso di “spogliarsi” della proprietà degli 81mila metri quadri di Paduletta (con 18mila metri quadri di capannoni). È bastato per far ritenere, almeno a giudizio dei vertici dell’ente camerale, che questo mettesse in pericolo la possibilità di vedersi liquidare la propria quota: non è forse vero che Spil ha gravi difficoltà nel tener testa ai propri impegni con i creditori?
Nell’audizione in commissione consiliare l’amministratore unico di Spil, Vincenzo Piscitelli, non ha rimpiattato questa bega sotto il tappeto: l’ha etichettata però come una operazione pretestuosa.
«In prima battuta tutti i creditori ci avevano rassicurato, – aveva detto – quindi abbiamo pubblicato la gara sulla scelta del socio privato per la valorizzazione della Paduletta attraverso la cessione dell’80% della new-co: atto importante, per rassicurarli a loro volta». Così come Magna, anche la Camera di Commercio («e l’ha fatto legittimamente») ha scelto di «agire disattendendo tali accordi». L’inghippo, secondo quanto riferito da Piscitelli, è nato attorno al valore da attribuire alla quota che l’ente camerale ha in Spil: «Alla loro richiesta di milione di euro – dice Piscitelli – ci siamo fermati e siamo andati in giudizio. Per arrivare a una valutazione il tribunale ha nominato un consulente tecnico d'ufficio (ctu), che però non ha ancora visitato l’azienda».
Piscitelli dice che al centro del piano di ristrutturazione c’è la possibilità che ai creditori sia dato un importo fra il 60 e il 100% delle spettanze. «L’unico soggetto che non l'ha capito è la Camera di Commercio, che ha chiesto il sequestro conservativo della quota: pensa che tutto quello che sta facendo Spil sia a danno dei terzi», dice l’amministratore.
Ci penserà poi in serata il sindaco Filippo Nogarin a far professione di ottimismo via Facebook. La Spil è sull’orlo dell’abisso dei conti? Lui dice che «il rilancio industriale di Livorno passa da Spil». E mette nero su bianco le tre mosse che Piscitelli proverà per farla diventare, come lui diceva un tempo, l’«Iri del Comune». Uno: cercare un partner industriale per la Paduletta, «entro metà settimana si dovrebbe arrivare a un’aggiudicazione provvisoria dell’80% della nuova società proprietaria dell’area». Due: se per Aamps la formula magica era il concordato invece che la ristrutturazione del debito, qui si capovolge il teorema promettendo ai creditori rimborsi «fra il 60% e il 100%». Terzo: Spil «potrà tornare a fare investimenti sull’area di Guasticce, attirando nuovi imprenditori» e rilancerà il parcheggio ex Odeon («simbolo del fallimento della gestione precedente»).
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