Proteste
Per il Comune non c’è pericolo
di Giulio Corsi
Nonostante l’eternit secondo gli uffici non ci sono evidenze di danni per la salute
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LIVORNO. Deposito abusivo di rifiuti. Così, all’ufficio ambiente del Comune, è classificato il dossier sulla maxi-discarica sotto il ponte della Variante, in una traversa privata di via della Padula. Che cosa significa? Che per l’amministrazione non ci sono evidenze sulla possibilità di danni per la salute pubblica. Quindi non ci sono i margini per procedure d’urgenza. Non solo: ma nessun sopralluogo è in vista perché ci sono fior fior di rapporti fatti anche dai carabinieri e dai vigili urbani anche recentemente.
Ci si chiederà: e se nel frattempo - come è accaduto - qualcuno ha scaricato anche un mare di amianto, parte del quale palesemente frantumato e dunque potenzialmente pericoloso?
Ad ora l’ufficio ambiente non ha intenzione di modificare l’impostazione sul dossier: la procedura rimane quella standard. Dunque una serie di step amministrativi che prevedono 150 giorni di tempo prima che venga emessa un’ordinanza di rimozione della discarica a carico dei proprietari della strada. Solo nel caso in cui questi si rifiutassero, interverrebbe il Comune, denunciando poi i proprietari e girando su di loro le spese, una cui stima oggi parla di 130mila euro tra rimozione e smaltimento.
Una situazione paradossale, da cui si potrebbe uscire forse con un intervento del sindaco Nogarin in caso di pericolo per la salute pubblica: ma servirebbe un sopralluogo che ad oggi non è nei programmi.
Domani gli uffici del Comune dovrebbero intanto individuare la lista dei proprietari della strada, che dovrebbe coincidere con chi ha la casa o appezzamenti di terra lungo la via. Una doppia beffa per questa gente: prima costretta a vivere in mezzo ai rifiuti abbandonati da ditte fuori legge, poi costrette pure a pagare la rimozione di danni fatti da altri.
Per loro potrebbe arrivare però, a tempo scaduto, una piccola consolazione: il Comune potrebbe valutare l’utilità pubblica della strada. E una volta constatata che non c’è, autorizzare i residenti a chiuderla con una sbarra. Anche se ormai i buoi sono scappati...
Ci si chiederà: e se nel frattempo - come è accaduto - qualcuno ha scaricato anche un mare di amianto, parte del quale palesemente frantumato e dunque potenzialmente pericoloso?
Ad ora l’ufficio ambiente non ha intenzione di modificare l’impostazione sul dossier: la procedura rimane quella standard. Dunque una serie di step amministrativi che prevedono 150 giorni di tempo prima che venga emessa un’ordinanza di rimozione della discarica a carico dei proprietari della strada. Solo nel caso in cui questi si rifiutassero, interverrebbe il Comune, denunciando poi i proprietari e girando su di loro le spese, una cui stima oggi parla di 130mila euro tra rimozione e smaltimento.
Una situazione paradossale, da cui si potrebbe uscire forse con un intervento del sindaco Nogarin in caso di pericolo per la salute pubblica: ma servirebbe un sopralluogo che ad oggi non è nei programmi.
Domani gli uffici del Comune dovrebbero intanto individuare la lista dei proprietari della strada, che dovrebbe coincidere con chi ha la casa o appezzamenti di terra lungo la via. Una doppia beffa per questa gente: prima costretta a vivere in mezzo ai rifiuti abbandonati da ditte fuori legge, poi costrette pure a pagare la rimozione di danni fatti da altri.
Per loro potrebbe arrivare però, a tempo scaduto, una piccola consolazione: il Comune potrebbe valutare l’utilità pubblica della strada. E una volta constatata che non c’è, autorizzare i residenti a chiuderla con una sbarra. Anche se ormai i buoi sono scappati...
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