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Livorno

«Servono le casse di espansione»

«Servono le casse di espansione»

Il consorzio di bonifica e la manutenzione dei rii: «Troviamo reti, muretti, orti...»

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LIVORNO. «Fermare i corsi d’acqua a monte del centro abitato». Insomma, casse di espansione più che stombamenti dei fiumi sovrastati dalle case, o allargamenti dei fossi, che «dovrebbero essere tre o quattro volte più grandi, così come i ponti, che sono trappole». Anche i vertici del consorzio di bonifica Toscana Costa ieri sono stati ascoltati dalla commissione di indagine del Comune. Il presidente Giancarlo Vallesi e il dirigente dell’area manutenzione, Roberto Pandolfi.

Al consorzio spetta la manutenzione dei corsi d’acqua (quella per cui paghiamo la vecchia tassa delle colline), per come definito dalla Regione. La manutenzione ordinaria per corsi come il rio Ardenza – hanno detto – viene fatta due volte l’anno («taglio della vegetazione infestante, scavi, tagli selettivi...»). Per i corsi minori una volta l’anno o estemporanea su richiesta.

Quanto alle azioni che si sono rese necessarie dopo il nubifragio come “pronto intervento idraulico”, hanno parlato di 58 interventi per 6 milioni di euro. Mentre della notte tra il 9 e il 10, hanno riferito di essere intervenuti per «verificare l’andamento» dell’unico impianto di idrovore presente a Livorno, in area della Paduletta. E qui il salto al progetto delle idrovore di via Firenze, in attesa da anni, è breve: «A inizio settembre abbiamo finito il progetto esecutivo...».

Parlando della manutenzione ordinaria, i due hanno fatto presente che «ci sono spesso enormi interferenze»: «reti, muretti, orti, gabbioni con i consigli» e anche rifiuti lasciati lungo i rii. Da qui l’appello: «Le ordinanze che fate poi fatele rispettare».

Guardando al rio Maggiore, dal consorzio riferiscono che «dall’ispezione fatta con i vigili del fuoco non sono risultate ostruzioni né rotture». Il presidente dice anche che «le quattro casse hanno funzionato e il tombamento non è andato in pressione», ma stuzzicato dai 5 Stelle sottolinea che «sono state progettate con un certo ritorno». Insomma, «hanno attenuato, ma con quello che è accaduto a Livorno» serve di più, «ci vuole una bella cassa». È in questa direzione, insomma, che guardano dal consorzio, nei giorni in cui invece si parla di rio Maggiore bis. «Io sono un fautore delle casse di espansione», ripete Vallesi: «O si butta giù decine di case o si tampona così».

«I tempi di ritorno delle attuali casse non sono in grado di garantire una certa sicurezza», dice sul punto Giuseppe Grillotti (Ll). Che tocca un capitolo delicato quando chiede se i fiumi in piena hanno trascinato a valle anche materiale tagliato lungo gli argini (come tronchi), ma non rimosso. «Su questo sta indagando la procura – è la risposta – anche se non siamo stati formalmente sentiti, rimanderei...».



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