Il Tirreno

Livorno

IL DIBATTITO

Il Ciampi rinnegato nella sua Livorno è un caso nazionale

di Alessandro Guarducci
Il presidente Carlo Azeglio Ciampi
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Il presidente Carlo Azeglio Ciampi

Scontro nel M5S dopo la delibera della giunta che gli intitola la Rotonda d’Ardenza. La polemica conquista le prime pagine

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LIVORNO. Quando il 16 settembre 2016 Carlo Azeglio Ciampi morì all’età di 95 anni, il sindaco di Livorno, il grillino Filippo Nogarin annunciò «che come amministrazione presto renderemo omaggio a questo grande e semplice uomo come merita, sarà l’omaggio sincero e dovuto della sua Livorno».

Una promessa che solo pochi giorni fa, a distanza di appena un anno, sembrava essere stata mantenuta, ma invece l’intitolazione a Carlo Azeglio Ciampi della Rotonda d’Ardenza, un ampio spazio che si affaccia sul mare a sud della città e che è tra i luoghi più amati e frequentati dai livornesi, è diventata un vero e proprio caso politico.

Contro la decisione della giunta comunale pentastellata di rendere omaggio all’ex presidente della Repubblica, si è infatti schierato un gruppo consistente di consiglieri della maggioranza (dodici del M5s più uno appena uscito dal gruppo) che ha chiesto al sindaco di ritirare la delibera approvata il 13 ottobre scorso. Così Filippo Nogarin, dopo aver riaffermato la volontà di dedicare a Ciampi la Rotonda d’Ardenza, si è visto costretto a dire di esser pronto a un ripensamento «se il consiglio dovesse esprimersi in modo opposto». Anche perché è già pronta per essere depositata in consiglio comunale una proposta di deliberazione di annullamento della delibera.

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Ce n’è insomma quanto basta perché la vicenda – che è stata seguita dal Tirreno fin dalle sue prime battute – approdasse alla ribalta nazionale. Sabato 21 ottobre, in serata, la notizia è stata data in tv dalla Rai nel corso del Tg1 della sera, che ha mandato in onda proprio la pagina web del Tirreno dove campeggiava il titolo “Rotonda intitolata a Ciampi: i 5 Stelle frenano Nogarin”.

Il 22 ottobre è stata, invece, la volta del Corriere delle Sera che in prima pagina ha pubblicato la vignetta di Giannelli, intitolata “Governatori”, che prende spunto proprio dal caso di Livorno. Nell’articolo a pagina 13, sempre il Corriere riporta l’amaro commento di Paolo Ciampi, nipote di Carlo Azeglio: «Faranno prima i pisani a intitolare qualcosa a mio zio, che non i suoi concittadini livornesi». Intanto la Scuola Normale di Pisa ha già intitolato all’ex presidente della Repubblica un istituto di studi avanzati. Anche La Repubblica e il Fatto Quotidiano hanno riservato ampio spazio alla polemica sulla Rotonda nelle loro edizioni di ieri.

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Ma perché mai l’unico vero statista che Livorno abbia avuto nel dopoguerra non dovrebbe meritare l’intitolazione di una via o di una piazza nella sua amata Livorno? Perché «era un uomo delle banche», e poi «è stato colui che ha fatto entrare l’Italia nell’euro», senza dimenticare «che ha reintrodotto la parata militare del 2 giugno». Queste le critiche ripetute come un ritornello dai consiglieri comunali del M5s (per la verità l’elenco sarebbe più lungo) al sindaco, che di fronte al rischio di una rottura con i suoi non sembra intenzionato a difendere più di tanto la decisione della sua giunta. Eppure le motivazioni della delibera 587 del 13 ottobre scorso – non di natura politica ma tutte improntante al rapporto tra l’ex Capo di Stato e Livorno – sembrano convincenti per dedicare la Rotonda d’Ardenza a colui che Nogarin aveva definito «uno dei figli migliori di Livorno» in occasione della scomparsa.

Nei motivi del provvedimento della giunta comunale viene sottolineato che «il livornese Carlo Azeglio Ciampi nell’espletamento dei suoi numerosi incarichi istituzionali ha sempre mantenuto un legame speciale con la sua città natale» e che, «in particolare come presidente della Repubblica», con «il suo prestigio e la sua autorevolezza ha dato impulso positivo all’immagine della città di Livorno» tanto in campo nazionale che di fronte alla comunità internazionale».

E questo – prosegue la delibera – «non solo per le alte doti di senso civico e morale e di grande equilibrio ma anche per il profondo e affettuoso attaccamento alle radici livornesi».

 

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