Ciampi non merita un affronto - L'editoriale
Almirante? Ma sì, va. Mussolini? Boh, forse. E Ciampi? No, Ciampi proprio no, non passerà. Nell’imbarazzante rissa intorno ai nomi delle strade delle nostre città, i cinquestelle brillano per il contraddittorio opportunismo delle loro scelte
Almirante? Ma sì, va. Mussolini? Boh, forse. E Ciampi? No, Ciampi proprio no, non passerà. Nell’imbarazzante rissa intorno ai nomi delle strade delle nostre città, i cinquestelle brillano per il contraddittorio opportunismo delle loro scelte. A Grosseto dove sindaco e maggioranza di destra hanno provato a intitolare una via al segretario del Msi i consiglieri del M5S sono rimasti zitti. A Pisa, quando a luglio il consiglio comunale ha deciso di revocare la cittadinanza onoraria concessa a Benito Mussolini 93 anni prima, i tre consiglieri pentastellati si sono divisi: uno a favore della revoca, due si sono astenuti perché c’è sempre ben altro di cui occuparsi.
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A Livorno invece il sindaco grillino Filippo Nogarin ha fatto una cosa giusta; ha deliberato di intitolare la rotonda d’Ardenza, un bel giardino pubblico in riva al mare, a Carlo Azeglio Ciampi, il livornese doc con la città sempre nel cuore. La sua stessa maggioranza gli si è rivoltata contro; 13 consiglieri duri e puri chiedono di bloccare la delibera, per ora solo annunciata. Preso in contropiede il sindaco ci sta ripensando.
Ciampi in gioventù fu un militante del Partito d’Azione, formazione minoritaria ma dal fertile pensiero liberalsocialista. Poi, come si sa, governatore della Banca d’Italia, presidente del consiglio, ministro dell’economia e infine presidente della Repubblica.
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Ma nella vulgata grillina la sua lunga storia di servitore della patria viene ridotta a un insulto: servo delle banche. Desolante.
Mentre Matteo Renzi, su scala nazionale, usa in modo spregiudicato la Banca d’Italia e il rinnovo del mandato a Ignazio Visco per metter pepe nella campagna elettorale, a Livorno i cinquestelle mortificano la personalità più prestigiosa espressa dal dopoguerra a oggi per un braccio di ferro tutto interno al loro mondo. La spirale demagogica finisce così per avvitarsi su se stessa. E l’orgoglio livornese mortificato. Buona domenica.
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