Il Tirreno

Livorno

Negozianti tra multe e cartelli di protesta «Così chiuderemo»

di Francesca Suggi
Negozianti tra multe e cartelli di protesta «Così chiuderemo»

I titolari delle vecchie concessioni non possono esporre la merce L’appello: il Comune ci dia la possibilità di pagare il suolo pubblico

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Tra loro c’è chi ha deciso di scusarsi con i clienti e mettere il cartello “Non ci fanno lavorare! Rivolgersi di fronte al banco”. Altri mostrano le multe prese per “occupazione del suolo pubblico senza licenza” e aver esposto la merce davanti alla propria baracchina. E ancora qualcuno, alla luce della situazione, ha preso la drastica decisione di fare un nuovo prestito e spostarsi altrove per lavorare dignitosamente: è il caso della ex merceria, oggi chiusa, di Regina Kulisz che aprirà in via Solferino. Lei è una delle voci, a detta loro inascoltate e martoriate dalle multe, di piazza Garibaldi. Di quei commercianti che gestiscono le baracchine comunali secondo i parametri delle vecchie concessioni, in scadenza nel 2026. Vecchie (sono 13) e nuove concessioni (sono 5): la protesta a colpi di cartelli, malumori e una gran fatica ad arrivare a fine mese nasce proprio da queste differenze che cambiano radicalmente il modo di lavorare delle attività.

«Come faccio con un negozio di abbigliamento a non esporre la merce fuori e ad essere obbligata a farlo all’interno, in questi pochi metri quadri? Si tratta di un problema di suolo pubblico, ma così la gente non viene più. Io da due mesi a questa parte ho dimezzato gli incassi», lamenta Manola Martelli di “Vintage”. Lei si è dovuta arrangiare organizzando anche un banco davanti alla baracchina: «Così pago due cose, da una parte l’affitto della baracchina e dall’altro il suolo pubblico da ambulante».

«Abbiamo fatto richiesta per adeguarci alle nuove concessioni, ma nessuno riesce a darci una risposta: io ho aperto questa attività per aiutare un figlio invalido e disoccupato che ha una famiglia. Se io non lavoro non posso aiutarli».

Sonia Deri, de Ir barroccino di una volta di Alessio Mulè, mostra una multa da 169 euro presa l’altro giorno. «Me l’hanno fatta perché ho esposto le scarpe, ma l’ho fatto di proposito, perché voglio lavorare dignitosamente». E aggiunge: «Che il Comune smetta di tenerci nel limbo, se mi dicono che non c’è soluzione a questo problema io riconsegno le chiavi». Incassi dimezzati e disagi anche per Valter Carlesi che insieme alla moglie gestisce da tre anni la baracchina di abbigliamento numero 10. «Siamo disposti a pagare il suolo pubblico, dateci il permesso di esporre perché così è difficile andare avanti». Anche Dana Popa del bar lancia un appello a tutti i colleghi: «La piazza e noi commercianti dobbiamo restare uniti e non farci i dispetti», chiude.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa