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Nuovo Centro, inchiesta sugli abusi edilizi: «La mansarda non era abitabile»

Nuovo Centro, inchiesta sugli abusi edilizi: «La mansarda non era abitabile»

Livorno, parla il legale della Santa Barbara e dell’ingegner Braccini

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LIVORNO. «L’ingegner Serena Braccini, è subentrata all’ingegner Andrea Navacchi nella direzione dei lavori relativi alla realizzazione del complesso immobiliare della Cooperativa Edilizia Santa Barbara nel febbraio 2017, e dunque in epoca successiva non solo all’acquisto dell’immobile da parte della signora Antonelli, intervistata da Il Tirreno, ma anche alla presentazione della certificazione di ultimazione dei lavori relativa all’intero fabbricato, presentata dal precedente direttore dei lavori, Navacchi». Lo ricorda l’avvocato Paolo Carrozza, difensore della cooperativa Santa Barbara e di Serena Braccini, in merito alla vicenda dei tre indagati per abuso edilizio e truffa al Nuovo Centro.

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«Braccini non risulta indagata né per il reato di truffa né per quello di falso in atto pubblico, bensì unicamente per concorso nella contravvenzione edilizia relativa al ripristino delle altezze di progetto», evidenzia Carrozza, ricordando che «la vicenda è oggi all’esame non solo della magistratura penale, ma anche del Comune di Livorno».

«La Cooperativa Santa Barbara e l’ingegner Braccini, infatti, hanno presentato osservazioni in merito alla contestazione di illecito edilizio, chiedendo di sanare alcune incongruenze rilevate dalla polizia municipale negli atti del procedimento relativo all’esecuzione dei lavori e di rendere così le costruzioni conformi agli atti autorizzativi».

«La Cooperativa Edilizia Santa Barbara confida nel positivo esito sia del procedimento penale sia di quello amministrativo, nella convinzione di avere sempre correttamente operato a tutela degli interessi e della posizione dei suoi soci».

L’avvocato replica anche alle parole di Cinzia Antonelli, dal cui esposto è nata l’inchiesta per truffa: «La Cooperativa ritiene che l’inchiesta penale potrà chiarire e dimostrare non solo la corrispondenza delle opere realizzate al progetto assentito dal Comune ed alle norme edilizie ed urbanistiche, ma anche l’infondatezza delle accuse mosse dalla signora Antonelli nei confronti della Cooperativa, che non ha fornito alcuna falsa rappresentazione delle caratteristiche dell’immobile prima dell’acquisto da parte dei soci e tantomeno ha, in sede di rogito, rassicurato la signora Antonelli in merito al fatto che il locale mansarda sarebbe stato reso abitabile».

Secondo Carrozza «il progetto ed i disegni degli immobili in questione, visionati dalla signora Antonelli, individuavano chiaramente le superfici abitabili, tra le quali non era ricompresa la mansarda, indicata come superficie praticabile ma non abitabile e che, invece, la signora Antonelli ha deciso di adibire a camere da letto».

«A conferma di ciò - aggiunge - c’è il fatto che la signora Antonelli risulta essere l’unico socio non soddisfatto dell’appartamento realizzato dalla Cooperativa: nessun altro Socio assegnatario di appartamenti nell’edificio di cui si tratta ha infatti sollevato la benché minima questione».
 

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