Il Tirreno

Livorno

Quanti problemi col rio-bis che sventra la zona stadio

di Mauro Zucchelli

II viale Italia da sottopassare, il fossato sotto la gradinata, il rebus del mercatino

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LIVORNO. È ancora poco più che una ipotesi tecnica – un tratto di penna su una mappa dettagliata 1:10mila – ma quanto fa discutere quella riga azzurra che dovrebbe rappresentare il rio Maggiore bis, un canale anti-alluvione che s’infila nel cuore della zona degli impianti sportivi e va a finire in mare agli scoglietti a sud dell’Accademia navale.

I tecnici del Genio Civile ce l’hanno messa tutta per dribblare i fabbricati in una zona che è ben dentro l’area urbana. Non c’è da spendere milioni di euro per immaginarsi soluzioni faraoniche con l’esproprio di interi palazzi eppure bisogna tener presente che stiamo parlando non d’una riga di penna bensì d’un canale che ha bisogno di (quasi) una ventina di metri di larghezza, volendo prendere come riferimento quantomeno la distanza fra i margini esterni degli argini, ad esempio, del rio Ardenza nella zona dell’Apparizione.

Ad esempio, già all’inizio c’è da capire se il nuovo canale riuscirà a salvare gli impianti della società calcistica Livorno 9: si affacciano su via Cattaneo, a pochi passi dal tombamento in cui il rio si infila per andare a sfociare nel mare davanti all’Accademia.

Non basta. Il progetto immaginato dal Genio Civile in quattro e quattr’otto dovrebbe inghiottire i giardini in fondo a via Masaccio, e poi trovare in qualche modo spazio alle spalle di sette palazzi in via Montelungo, rosicchiando la striscia di terreno che ne separa i cortili dagli spogliatoi del campo scuola. Ma a rischiare grosso è l’altra metà delle strutture che la nostra città ha riservato all’atletica richiamando anche atleti di rango nazionale: stiamo parlando dell’impianto nel quale si allenano i lanciatori, lo riconoscete per via delle alte reti protettive che lo abbracciano e sono ben visibili dall’ingresso nord del parcheggio del campo scuola.

A questo punto, non cominciate a pensare male: la riga azzurra del tracciato non si è ancora divorata la carreggiata di via dei Pensieri fra campo di atletica e stadio. È come se corresse sul marciapiede, ma è chiaro che un canale non è largo quanto un marciapiede: chissà se, dal punto di vista della gestione dell’ordine pubblico, questa sorta di fossato (quasi) sotto la gradinata dell’Armando Picchi possa valere come le cancellate che ingabbiano lo stadio.

Sta di fatto che, a dar retta alle mappe, il canale dovrebbe tagliare obliquamente via dei Pensieri all’incrocio con viale Allende. Anche lì un ponte?

Il progetto prova a scansare anche l’impatto con il mercatino del venerdì ma almeno in quel punto qualche problemino si creerebbe.

Il rio bis entrerebbe nell’area dell’ippodromo Caprilli, stando a questa prima ipotesi tecnica, là dov’è la punta sotto la curva sud dello stadio.

Il tracciato prevista taglia in diagonale l’area dell’ippodromo suddividendone il vastissimo spazio interno in due metà: resta da capire se e quanto tutto questo peserebbe su qualsiasi progetto tanto per far rinascere l’ippodromo quanto per prevedere in quest’area qualcos’altro.

Qualche decina di metri a sud dell’attuale ingresso al Caprilli lato viale Italia, ecco che affacciandosi sul lungomare il canale si infilerebbe sotto il vialone nei pressi della statua del marinaio e sfociare in mare all’altezza degli scoglietti dell’Accademia navale.

Lasciamo perdere quanto sia problematico tenere un cantiere di questo tipo aperto praticamente ai piedi di uno stadio. Lo è ancor di più nel momento in cui si dovrà costruire il sottoattraversamento del viale Italia: il viale del lungomare è una arteria di scorrimento nord-sud fondamen tale per gli spostamenti dei livornesi, difficile prevedere cosa accadrebbe nel periodo in cui i lavori avessero raggiunto questa fase. Ve l’immaginate un cantiere d’estate davanti all’ippodromo che magari dimezza l’ampiezza della carreggiata del vialone?

Probabile che le cose non siano così semplici come, per contrappasso, le ha immaginate a tambur battente un funzionario municipale a caccia di aree extra per le casse di esondazione affidandosi alla app di Google Maps per inventarsi un controprogetto all’istante. Ma basta fare un viaggio a ritroso nei boschi sulle colline, alle spalle della città, per scoprire ancora oggi le tracce delle “ferite” dell’alluvione: con i corsi d’acqua principali che, di colpo, da un metro sono diventati larghi 15-20 e sventrando rami a cinque metri di altezza sull’alveo; con i rigagnoli quasi invisibili che quella notte hanno scavato canyon trasformando il terreno in una vasca grande quanto il bacino idrografico. Chissà, e se il segreto fosse lassù sulla collina...

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