Sicurezza
Nuovo Centro, tre indagati per truffa e abuso edilizio
Livorno, nei guai il costruttore e i due direttori dei lavori della coop Santa Barbara. Sedici immobili hanno perso l’abitabilità: multe anche a chi ha la residenza
LIVORNO. Una denuncia che fa da detonatore. E scoperchia un presunto raggiro con tre persone indagate, ben 16 case che hanno perso l’abitabilità e famiglie che da un giorno all’altro si trovano alle prese con rogiti diventati nulli e mutui contratti fondati su atti che non hanno più valore, perché risultati falsi.
È una brutta storia tutta livornese che coinvolge alcune delle palazzine divise in appartamenti, realizzate dalla cooperativa Santa Barbara, nella zona del Nuovo Centro, in via Badaloni. Nei guai sono finiti l’ingegner Italo De Felice, Andrea Navacchi e Serena Braccini, rispettivamente presidente della cooperativa, direttore dei lavori (che poi si è dimesso) e la collega che ne ha preso il posto. Sono indagati per truffa, abuso edilizio e falso in atto pubblico. Ad accusarli è il pubblico ministero Daniele Rosa dopo mesi di indagini, controlli e rilievi da parte delle sezioni di polizia edilizia e di polizia giudiziaria della municipale.
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LA VICENDA. La vicenda parte da lontano. Tre anni fa la famiglia Antonelli compra per 177mila euro uno di quegli appartamenti tramite agenzia immobiliare: secondo piano e ultimo piano, con mansarda, entrambi gli spazi, sulla carta e in base al progetto, abitabili. In totale 100 metri quadri, 55 di sotto e 55 di sopra.
Al piano di sopra, secondo il progetto, avrebbero organizzato la zona notte, con due camere per loro e i bambini e un bagno. Tutto fila liscio, secondo le carte e le rassicurazioni dei vertici della coop le misure ci sono. La famiglia dorme sonni tranquilli: tutti i risparmi di una vita sono impegnati in quelle quattro mura tanto desiderate.
LA CASA SMANTELLATA. I primi segnali che qualcosa non va arrivano al momento del rogito, davanti al notaio. A raccontarci il calvario è colei che ha denunciato tutto, Cinzia Antonelli. Il progetto allegato all’atto notarile non ha niente a che vedere con quello che conoscevano. Le misure non ci sono più: il piano di sopra in realtà è un sottotetto, praticabile ma non abitabile. Praticamente una soffitta.
«Ci rassicurano che il problema sarebbe stato superato e che avrebbero risolto tutto», continua. «Eravamo con l’acqua alla gola, senza più un soldo, siamo stati costretti ad accettare».
A marzo la famiglia entra in quella casa, dopo averla arredata: al piano di sopra non si può stare in piedi; la camera dei bambini è, di fatto, sopra il vano ascensore (con tutti i rumori nessi e connessi). I coniugi non sanno dove sbattere la testa, si sentono raggirati. Truffati.
A primavera, poi, accade una cosa che ha scatenato la reazione della famiglia: nell’appartamento arrivano due addetti – «incaricati dalla cooperativa che ci aveva avvisato del loro arrivo», sottolinea Antonelli – che in due giorni smantellano il piano di sopra. Tolgono radiatori, prese, condizionatori, smontano la mobilia.
CONTROLLO DELLA MUNICIPALE. Di lì a breve la polizia municipale, del nucleo edilizio, avrebbero fatto un controllo e quegli spazi dovevano risultato non abitati. L’indagine della municipale, infatti, scatta d’ufficio quando, nel febbraio scorso, il direttore dei lavori Navacchi si dimette.
È una procedura consolidata e di prassi: se un direttore dei lavori lascia, nasce un sospetto che scaturisce la necessità da parte delle autorità preposte di un controllo per verificare lo stato dei lavori. Ed ecco l’allarme della cooperativa e la necessità di riportare gli immobili – non solo quello di Antonelli – in una condizione di legalità, rispetto ai permessi dati dal Comune.
I TRE INDAGATI. Con la casa a soqquadro è il cuore piccolo la famiglia Antonelli decide di andare al comando della municipale e formalizzare la denuncia per truffa.
Partono subito le indagini attraverso l’acquisizione di foto, video, documenti. Un lavoro di indagine che si chiude con De Felice, Navacchi e Braccini indagati per truffa, falso in atto pubblico e abuso edilizio.
Si contesta loro di aver fatto lavori difformi rispetto alle autorizzazioni (permesso a costruire, scia). In particolare agli appartamenti ai secondi piani hanno realizzato sottotetti abitabili (benché il progetto non lo prevedesse) con prese elettriche, impianti tv, condizionatori. E ancora Braccini e De Felice, in vista dei controlli, hanno imposto ai proprietari di togliere la mobilia, hanno ridotto le altezze con strutture provvisorie e hanno fatto rimuovere impianti e murare le prese.
A De Felice e Navacchi si imputano artifici e raggiri verso la famiglia Antonelli per indurre la coppia ad acquistare la casa, facendo garanzie di spazi che in realtà non ci sono, arrecando loro “un ingiusto danno” rispetto alla possibilità di dare una collocazione adeguata ai due figli minori.
L’accusa per loro ipotizza anche il reato è di falso in atto pubblico: Navacchi viene definito come l’esecutore materiale e De Felice come il mandante e concorrente morale nell’attestare un o stato di fine lavori, il 23 dicembre 2016, che si è rivelato un falso. In totale sono 8 gli immobili al secondo piano coinvolti nelle indagini e a 16 unità abitative è stata tolta l’abitabilità dal Comune. Per questo la municipale sta sanzionando (500 euro) le famiglie che risultano residenti in queste case, che, agli atti, oggi risultano essere ancora un cantiere e non appartamenti dove è possibile abitare.
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