Toscana
«Le nostre camere sparite in 48 ore»
di Francesca Suggi
La famiglia Antonelli ha documentato lo smantellamento «I muratori hanno tolto spine, radiatori, prese tv, mobili»
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LIVORNO. Si passano in rassegna le stanze del piano di sopra. Si racconta con video e parole quel che c’era e quel che, invece, non c’è più. Spine, prese, radiatori, mobili, letti, comodini, fotografie al muro: non c’è più niente.
«Questa è la parte che è stata ritoccata con la pittura, qui c’era la presa della tv, poi qui c’erano mensole e un’altra presa che sono state tolte e ristuccate per nascondere tutto agli occhi della polizia municipale che da lì a poco avrebbe fatto un controllo a tutta la lottizzazione, dopo le dimissione del primo direttore dei lavori Navacchi del febbraio scorso». Cinzia Antonelli racconta quella che doveva essere la camera da letto di mamma Cinzia e babbo Fabio. E soprattutto si sfoga. È un racconto ad immagini.
Sono tutti documenti in mano al pubblico ministero Daniele Rosa che ha indagato per i reati di truffa, abuso edilizio e falso in atto pubblico i vertici della cooperativa Santa Barbara, la coop che ha costruito quelle palazzine in via Badaloni, nell’area del Nuovo Centro, tra cui c’è l’abitazione della famiglia Antonelli.
È dalla denuncia della coppia che è partita l’indagine portata avanti dalla polizia municipale – sezione di polizia edilizia e di polizia giudiziaria – e che ad oggi vede tre indagati, appunto, il presidente della cooperativa Italo De Felice e i direttori dei lavori Andrea Navacchi (poi dimessosi) e Serena Braccini.
«In uno dei video si vede bene uno dei due muratori mandati a primavera dalla cooperativa, che sta smontando uno dei radiatori nel nostro secondo piano. Una delle tantissime cose smontate e nascoste». E ancora: «Guardate, qui c’erano le prese elettriche e delle tv: sono state nascoste e stuccate. Tutto è sempre evidenti».
Colpisce anche come quella che doveva essere la camera dei bambini (anche questa smontata), collocata sopra il vano ascensore (con tutti rumori legati a questa collocazione).
Dentro quelle stanze al secondo piano non c’è più niente, oggi. Sono diventate un magazzino. In due giorni, nella primavera scorsa, la camerona e la camerina dei figli non esistono più.
Era il secondo piano della famiglia, era il reparto notte della casa, una nuova costruzione di cento metri quadri totali, pagata 177mila euro.
Ma la realtà è ben diversa: secondo il progetto allegato al rogito e autorizzato dal Comune lo spazio là sopra è una soffitta, praticabile ma non abitabile. Restano a disposizione per la famiglia Antonelli i 55 metri quadri del primo piano. Per mangiare, per dormire, per andare in bagno. Per vivere.
«Noi al momento dormiamo su un materasso gonfiabile: siamo in questa situazione. Aspettiamo solo giustizia», continua Antonelli.
«In tutto questo percorso ad ostacoli i vertici della cooperativa ci dicevano di stare tranquilli, che anche le anomalie che erano evidenti, si sarebbero aggiustate: noi ci siamo fidati, ingenuamente, c’è la nostra firma sugli atti ma questo non vuol dire che una persona debba subire, solo perché ha firmato degli atti».
E rinnova il suo appello: «Se per eccesso di fiducia si cade in un raggiro, non si deve subire, si deve denunciare: spero che anche altre persone nelle nostre condizioni facciano lo stesso. Anche per evitare che altri possano acquistare questi immobili».
«Questa è la parte che è stata ritoccata con la pittura, qui c’era la presa della tv, poi qui c’erano mensole e un’altra presa che sono state tolte e ristuccate per nascondere tutto agli occhi della polizia municipale che da lì a poco avrebbe fatto un controllo a tutta la lottizzazione, dopo le dimissione del primo direttore dei lavori Navacchi del febbraio scorso». Cinzia Antonelli racconta quella che doveva essere la camera da letto di mamma Cinzia e babbo Fabio. E soprattutto si sfoga. È un racconto ad immagini.
Sono tutti documenti in mano al pubblico ministero Daniele Rosa che ha indagato per i reati di truffa, abuso edilizio e falso in atto pubblico i vertici della cooperativa Santa Barbara, la coop che ha costruito quelle palazzine in via Badaloni, nell’area del Nuovo Centro, tra cui c’è l’abitazione della famiglia Antonelli.
È dalla denuncia della coppia che è partita l’indagine portata avanti dalla polizia municipale – sezione di polizia edilizia e di polizia giudiziaria – e che ad oggi vede tre indagati, appunto, il presidente della cooperativa Italo De Felice e i direttori dei lavori Andrea Navacchi (poi dimessosi) e Serena Braccini.
«In uno dei video si vede bene uno dei due muratori mandati a primavera dalla cooperativa, che sta smontando uno dei radiatori nel nostro secondo piano. Una delle tantissime cose smontate e nascoste». E ancora: «Guardate, qui c’erano le prese elettriche e delle tv: sono state nascoste e stuccate. Tutto è sempre evidenti».
Colpisce anche come quella che doveva essere la camera dei bambini (anche questa smontata), collocata sopra il vano ascensore (con tutti rumori legati a questa collocazione).
Dentro quelle stanze al secondo piano non c’è più niente, oggi. Sono diventate un magazzino. In due giorni, nella primavera scorsa, la camerona e la camerina dei figli non esistono più.
Era il secondo piano della famiglia, era il reparto notte della casa, una nuova costruzione di cento metri quadri totali, pagata 177mila euro.
Ma la realtà è ben diversa: secondo il progetto allegato al rogito e autorizzato dal Comune lo spazio là sopra è una soffitta, praticabile ma non abitabile. Restano a disposizione per la famiglia Antonelli i 55 metri quadri del primo piano. Per mangiare, per dormire, per andare in bagno. Per vivere.
«Noi al momento dormiamo su un materasso gonfiabile: siamo in questa situazione. Aspettiamo solo giustizia», continua Antonelli.
«In tutto questo percorso ad ostacoli i vertici della cooperativa ci dicevano di stare tranquilli, che anche le anomalie che erano evidenti, si sarebbero aggiustate: noi ci siamo fidati, ingenuamente, c’è la nostra firma sugli atti ma questo non vuol dire che una persona debba subire, solo perché ha firmato degli atti».
E rinnova il suo appello: «Se per eccesso di fiducia si cade in un raggiro, non si deve subire, si deve denunciare: spero che anche altre persone nelle nostre condizioni facciano lo stesso. Anche per evitare che altri possano acquistare questi immobili».
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